INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Radiazioni ionizzanti

Questa sezione intende fornire alcuni strumenti finalizzati a una maggiore conoscenza del rischio da esposizione a radiazioni ionizzanti negli ambienti di lavoro.

L'impiego delle radiazioni ionizzanti è sempre più diffuso, benché, a seguito dei ben noti gravi incidenti che hanno coinvolto centrali nucleari, nella percezione comune si sia sviluppata l'idea che queste siano ormai poco o per nulla utilizzate.

Le radiazioni ionizzanti sono onde elettromagnetiche o particelle sub-atomiche che, irradiando la materia, determinano la creazione di particelle cariche.

Nel caso dell'esposizione di esseri umani a radiazioni ionizzanti, le particelle cariche formatesi possono determinare, in funzione dell'entità dell'esposizione e delle modalità con cui questa avviene, danni per la salute molto gravi.

L'uomo è da sempre esposto a radiazioni ionizzanti di origine naturale (raggi cosmici, prodotti di decadimento dei cosiddetti nuclidi primordiali, ecc.); a partire dalla fine del diciannovesimo secolo le radiazioni ionizzanti sono state deliberatamente utilizzate per scopi medici e industriali, e ciò ha comportato la possibilità di un'accresciuta esposizione da parte dei lavoratori che le utilizzano e della popolazione in generale. Ciò nonostante, il corretto impiego delle radiazioni ionizzanti, effettuato nel rispetto delle norme vigenti e in base alle attuali possibilità tecniche, fornisce vantaggi assai superiori rispetto agli eventuali danni sanitari che potrebbe determinare.

Le radiazioni ionizzanti di origine naturale

In media più di tre quarti dell’esposizione della popolazione a radiazioni ionizzanti è dovuta a sorgenti di origine naturale, principalmente raggi cosmici derivanti dal sole e radon (gas radioattivo prodotto dal decadimento degli atomi di uranio e di torio presenti nelle rocce).
Questo tipo di esposizione, pur essendo ubiquitaria, a seconda del luogo in cui ci si trova può subire notevoli fluttuazioni. Trattandosi di un’esposizione naturale, normalmente non viene considerata come rischio specifico dei lavoratori. Eccezioni sono costituite da situazioni lavorative che possono esporre i lavoratori a dosi di radiazioni ionizzanti naturali di particolare entità; questa materia è trattata nel capo III bis del d.lgs. 230/1995.
Fermo restando che la reale esposizione deve essere determinata caso per caso, le “esposizioni naturali qualificate” riportate nel citato decreto comprendono quelle di seguito elencate:
  • esposizione dovuta al radon in tutti i luoghi di lavoro sotterranei e in quelli situati in zone identificate dalle regioni e dalle province autonome come “aree a rischio radon”;
  • esposizione dovuta a materiali contenenti radionuclidi naturali nelle attività lavorative esplicitamente citate nell’allegato I bis del d.lgs. 230/1995;
  • esposizione da raggi cosmici su aerei per quanto riguarda il personale navigante;
  • esposizione durante attività lavorative in stabilimenti termali e nelle attività estrattive non già ricomprese nel capo IV del d.lgs. 230/1995.
 
Il d.lgs. 230/1995 prevede, per queste fattispecie, la valutazione del rischio specifico e, in relazione alla sua entità, le conseguenti azioni da attuare.

Ultimo aggiornamento: 08/03/2018