INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Radiazioni ionizzanti

Questa sezione intende fornire alcuni strumenti finalizzati a una maggiore conoscenza del rischio da esposizione a radiazioni ionizzanti negli ambienti di lavoro.

Le radiazioni ionizzanti sono onde elettromagnetiche o particelle sub-atomiche che, irradiando la materia, determinano la creazione di particelle cariche.

Nel caso dell'esposizione di esseri umani a radiazioni ionizzanti, le particelle cariche formatesi possono determinare, in funzione dell'entità dell'esposizione e delle modalità con cui questa avviene, danni per la salute molto gravi.

L'uomo è da sempre esposto a radiazioni ionizzanti di origine naturale (raggi cosmici, prodotti di decadimento dei cosiddetti nuclidi primordiali, ecc.); a partire dalla fine del diciannovesimo secolo le radiazioni ionizzanti sono state deliberatamente utilizzate per scopi medici e industriali, e ciò ha comportato la possibilità di un'accresciuta esposizione da parte dei lavoratori che le utilizzano e della popolazione in generale.

Per la protezione dagli effetti negativi delle radiazioni ionizzanti, già dal secondo dopoguerra sono state emanate varie stringenti normative: queste garantiscono che il loro impiego possa avvenire solo se adeguatamente giustificato e se fornisce vantaggi assai superiori rispetto agli eventuali danni sanitari che potrebbe determinare.

La valutazione dell’esposizione a radiazioni ionizzanti si avvale di speciali grandezze fisiche appositamente sviluppate, dette grandezze dosimetriche (a loro volta schematicamente suddivisibili in grandezze di dose e grandezze radioprotezionistiche).

La normativa prevenzionale

L'impiego di radiazioni ionizzanti è regolamentato per legge fin dal primo dopoguerra: attualmente il riferimento normativo in vigore è il d.lgs. 101/2020, recentemente aggiornato dal d.lgs. n. 203/2022, che costituisce una sorta di testo unico sull'argomento, per la protezione dei lavoratori, della popolazione rispetto alle esposizioni ai fini medici (diagnostici e terapeutici) e anche per l’ambiente.

Per la protezione dei lavoratori e della popolazione la legge prevede:
  • la figura dell’“esperto di radioprotezione” (precedentemente denominato “esperto qualificato”), definita ai sensi del d.lgs. 101/2020 art. 7, comma 39 come "la persona, incaricata dal datore di lavoro o dall'esercente, che possiede le cognizioni, la formazione e l'esperienza necessarie per gli adempimenti di cui all'articolo 130. Le capacità e i requisiti professionali dell'esperto di radioprotezione sono disciplinate dall'articolo 130”;
  • la figura del “medico autorizzato”, responsabile della sorveglianza medica dei lavoratori esposti;
  • la classificazione dei lavoratori e delle zone di lavoro in categorie, in funzione della potenziale esposizione alle radiazioni ionizzanti;
  • la misurazione dell'esposizione dei lavoratori esposti, la registrazione e la conservazione delle misurazioni stesse;
  • specifici limiti di esposizione per il corpo intero e per determinate parti del corpo relativi ai lavoratori classificati e alla popolazione in generale;
  • procedure per le esposizioni non pianificate, derivanti da situazioni particolari, di emergenza, ecc. In questi casi è possibile derogare dai valori limite generalmente previsti;
  • la valutazione del rischio da radionuclidi di origine naturale, in particolare radon.
Non ultimo, il decreto prevede l’inserimento di attività didattiche in materia di radioprotezione del paziente nei corsi di laurea di Medicina e Chirurgia e di altre professioni sanitarie, nonché l’obbligo di aggiornamento nell’ambito dell’educazione continua in medicina (ECM) secondo determinate percentuali di crediti formativi obbligatori in materia di radioprotezione, differenziate per professione sanitaria.

Per la protezione dei pazienti esposti per motivi diagnostici e/o terapeutici a radiazioni ionizzanti e per le persone che “coscientemente e volontariamente, al di fuori della loro occupazione” li assistono, la legge definisce i principi generali al fine di limitare il più possibile l’esposizione salvaguardando la finalità medica del trattamento. A tale riguardo la legge prevede:
  • la figura dello “specialista in fisica medica”, definita ai sensi del d.lgs. 101/2020 art. 7, comma 148 come “laureato in fisica in possesso del diploma di specializzazione in fisica medica o fisica sanitaria e, conseguentemente, delle cognizioni, formazione ed esperienza necessarie a operare o a esprimere pareri su questioni riguardanti la fisica delle radiazioni applicata alle esposizioni mediche”;
  • la figura del “responsabile dell’impianto radiologico”, medico specialista in radiodiagnostica, radioterapia o medicina nucleare che ha la responsabilità clinica delle esposizioni;
  • livelli diagnostici di riferimento, ai fini dell'ottimizzazione dell'esecuzione degli esami.
In ogni caso la legge prescrive l’impiego delle dosi più basse ragionevolmente ottenibili e compatibili con il fine diagnostico e/o terapeutico perseguito con l'esposizione.

Ultimo aggiornamento: 13/03/2024