INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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20/03/2009

Sentenza della Cassazione “Casalinghe lavoratrici a tutti gli effetti”

Accolto il ricorso di una donna vittima di un incidente stradale alla quale era stato riconosciuto solo il danno biologico e morale e non quello relativo all’attività professionale. La Suprema Corte: “Quella domestica è un’occupazione da indennizzare se non può più essere svolta”

casalinga felice

20 marzo 2009. Accolto il ricorso di una donna vittima di un incidente stradale alla quale era stato riconosciuto solo il danno biologico e morale e non quello relativo all'attività professionale. La Suprema Corte: "Quella domestica è un'occupazione da indennizzare se non può più essere svolta"

ROMA - Quello della casalinga, anche se non produce reddito, è un lavoro vero e proprio che "non si esaurisce nell'espletamento delle sole faccende domestiche, ma si estende al coordinamento della vita familiare". E' questo l'orientamento espresso nella sentenza 6658 della Cassazione, che ha stabilito che, in caso di incidente, la donna che lavora in casa ha diritto al risarcimento come se l'infortunio capitasse a un qualunque lavoratore.

La Suprema Corte, così, ha dato ragione a una casalinga di Latina, Flavia V. che, nel febbraio 2006, era stata travolta, insieme al marito (un comandante dell'Alitalia in pensione), da una macchina. La Corte di Appello di Roma aveva riconosciuto alla coppia il diritto a riscuotere dall'assicurazione dell'auto investitrice solo il risarcimento del danno biologico e morale, escludendo invece quello relativo all'attività lavorativa (in quanto lei casalinga e lui pensionato). La sentenza della Cassazione adesso apre la strada per concedere all'interessata anche il risarcimento del danno patrimoniale, stabilendo che il lavoro domestico sia un'occupazione da indennizzare se non può più essere svolta.

"La casalinga, pur non percependo reddito monetizzato, svolge un'attività suscettibile di valutazione economica, che non si esaurisce nell'espletamento delle sole faccende domestiche, ma si estende al coordinamento della vita familiare", ha evidenziato la Terza sezione civile, accogliendo il ricorso della signora Flavia, "per cui costituisce danno patrimoniale, (come tale autonomamente risarcibile rispetto al danno biologico) quello che la predetta subisca in conseguenza della riduzione della propria capacità lavorativa".


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