INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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02/03/2011

Dipendente suicida per stress da lavoro Mazda condannata

Il colosso giapponese dei motori verserà ai familiari una cifra pari a 555mila euro. Secondo la corte distrettuale di Kobe la vittima, di 25 anni, avrebbe totalizzato fino a 80 ore di straordinari al mese e sarebbe stato anche ridicolizzato dai superiori con l’accusa di inefficienza

karoshi

TOKYO - Potrebbe diventare un caso giuridico destinato a incidere in modo profondo nella cultura industriale giapponese: la corte distrettuale di Kobe ha condannato la Mazda a risarcire con 63 milioni di yen (all'incirca 555mila euro) la famiglia di un dipendente di 25 anni che, nel 2007, si era suicidato per una forma di depressione dovuta a un eccesso di lavoro. A riportare la notizia è il "Business Week". Il colosso nipponico dei motori - la cui linea di difesa aveva sostenuto l'assenza di un legame tra le condizioni professionali della vittima e la sua scelta di togliersi la vita - ha criticato la sentenza del tribunale, ma al momento non ha ancora reso noto se presenterà appello.

Il Giappone è tristemente noto per episodi del genere che riguardano, solitamente, manager stravolti da eccesso di stress (al punto che il fenomeno è definito con la specifica parola "karoshi"). Ma è la prima volta che la giustizia assegna una condanna con punizione pecuniaria così onerosa. Secondo la corte, presieduta dal giudice Ryuji Nakamura, il giovane (il cui nome non è stato reso noto: di lui si sa soltanto che lavorava nel quartier generale dell'azienda automobilistica a Fuchu, nella prefettura di Hiroshima, in qualità di responsabile dell'acquisto di componenti del motore) tra il novembre 2006 e l'aprile 2007 avrebbe totalizzato fino a 80 ore di straordinario al mese.

A questo carico incombente, poi, si sarebbero aggiunte le pressioni dei suoi superiori a produrre sempre di più e l'accusa di inefficienza, accompagnata da atteggiamenti di scherno e ridicolizzazione. Un insieme di cose che "avrebbe danneggiato lo stato di salute fisico e mentale" del dipendente - è scritto nella sentenza - fino a farlo sprofondare in una depressione dagli esiti fatali. Ancora, la Mazda sarebbe stata responsabile "di non aver riconosciuto il sovraccarico di lavoro richiesto al venticinquenne" e di non avere fatto nulla per alleviarlo dalla fatica.

"Riteniamo sia estremamente spiacevole aver perso un dipendente così prezioso", è stato il commento del portavoce dell'azienda dopo la decisione del tribunale. "Offriamo le nostre condoglianze dal profondo dei nostri cuori". Già nel 2008 il gruppo automobilistico aveva indennizzato con svariate centinaia di migliaia di yen la famiglia della vittima che alla fine, tra risarcimenti e altri pagamenti, ha avuto oltre 940 mila euro. Il primo suicidio di questo tipo in Giappone risale addirittura al 1969 e, da quel momento, i casi sono stati addirittura migliaia. Nel solo anno fiscale del 2010 - che in Giappone termina nel mese corrente - le vittime registrate sono state oltre 160.

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