01 ottobre 2026
“Ho visto e non ho più dimenticato”, la fotografia per raccontare la sicurezza alle nuove generazioni
La mostra con il patrocinio di Inail Lombardia vuole stimolare negli studenti la riflessione del valore della prevenzione prima ancora dell’ingresso nel mondo del lavoro
“Ho visto e non ho più dimenticato”, la fotografia per raccontare la sicurezza alle nuove generazioni
MILANO - Raccontare la sicurezza sul lavoro attraverso le immagini, affidando alla fotografia il compito di rendere immediatamente visibili situazioni, esperienze e conseguenze legate agli infortuni. È questo il filo conduttore dell’iniziativa “Ho visto e non ho più dimenticato”, evento di presentazione della mostra fotografica curata da Davide Torbidi, ideato da Asle-Rlst e patrocinato da Esem-Cpt e dalla Direzione regionale Inail Lombardia. L’iniziativa, svoltasi lunedì 28 settembre, è stata dedicata agli allievi di Edil Academy e agli studenti dei percorsi ITS della Fondazione Cantieri dell’Arte.
Avvicinare le nuove generazioni alla salute e sicurezza sul lavoro. La scelta della fotografia come mezzo comunicativo è di particolare impatto per avvicinare le nuove generazioni ai temi della salute e della sicurezza sul lavoro. L’immagine permette di superare il carattere astratto della norma e di tradurla in esperienze concrete e immediatamente percepibili. Un approccio particolarmente significativo quando i destinatari sono giovani che si preparano a entrare nel mondo del lavoro. Investire sulla formazione di chi è ancora all’inizio del proprio percorso significa contribuire alla costruzione di comportamenti consapevoli, prima che l’abitudine e la fiducia maturata negli anni di esperienza possano portare a sottovalutare rischi e regole. La conoscenza delle norme e la capacità di riconoscere i pericoli diventano così parte integrante della preparazione professionale, insieme alle competenze tecniche.
L’importanza del racconto fotografico. La presentazione dell'iniziativa si è aperta con i saluti istituzionali di Gabriele Zappa, responsabile area Formazione di Esem-Cpt, di Daniele Bais, vicario della Direzione regionale Inail Lombardia e Paola Pittera, presidente di Asle-Rlst, successivamente il curatore e fotografo Davide Torbidi ha accompagnato gli studenti nel racconto della mostra e delle storie alla base delle immagini. La mattinata è proseguita con la testimonianza dell’assistito Inail Simone Carrà, con uno spazio dedicato agli studenti e, infine, con la visita alla mostra fotografica. Le fotografie esposte rappresentano il punto di arrivo di un percorso di ascolto e raccolta di testimonianze di uomini e donne che hanno visto la propria vita cambiare in seguito a un infortunio sul lavoro e di familiari chiamati a confrontarsi con la perdita o con le conseguenze permanenti di un evento traumatico.
Il valore della testimonianza di un assistito Inail. Particolarmente significativo per i ragazzi è stato il racconto di Simone Carrà, assistito Inail della sede di Pavia, che ha condiviso la propria esperienza personale e il percorso intrapreso dopo il grave infortunio sul lavoro avvenuto nel 2002, quando era titolare di un’impresa edile. Oggi Simone Carrà lavora e coltiva con continuità le proprie passioni, tra cui il ciclismo e i viaggi. Il suo racconto è stato accompagnato da immagini della sua vita prima e dopo l’infortunio: fotografie legate al ritorno allo sport in bici, al lavoro, e ai numerosi viaggi hanno accompagnato le parole, affidando ancora una volta alle immagini il compito di documentare concretamente alcune tappe del suo percorso. La testimonianza ha permesso di avvicinare il tema della prevenzione all’esperienza concreta, mostrando ai futuri lavoratori le possibili conseguenze di un infortunio e, al tempo stesso, il valore del percorso successivo. La presa in carico e il reinserimento sociale e lavorativo, parte essenziale della mission Inail, costituiscono uno dei temi che l’iniziativa ha inteso portare all’attenzione degli studenti attraverso l’esperienza diretta di un assistito.
La sicurezza di ciascuno contribuisce alla sicurezza di tutti. Il messaggio rivolto ai ragazzi richiama inoltre una dimensione essenziale della prevenzione: come in ogni squadra, anche in cantiere la sicurezza del singolo dipende anche dall’attenzione e dalla responsabilità degli altri. Il rispetto delle norme non può quindi essere considerato esclusivamente un adempimento individuale, ma deve diventare un impegno condiviso. Educare alla prevenzione significa, in questa prospettiva, sviluppare fin dall’inizio la consapevolezza che la sicurezza di ciascuno contribuisce alla sicurezza di tutti. È soprattutto alle nuove generazioni, dunque, che un’iniziativa come “Ho visto e non ho più dimenticato” affida il proprio messaggio: la sicurezza non si costruisce soltanto attraverso le norme, ma attraverso una cultura che deve essere acquisita, condivisa e praticata ogni giorno.
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Pubblicazione
1/10/2026, 09:41
Ultimo aggiornamento
1/10/2026, 09:41
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