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Nuova malattia, nuovo infortunio e nuova soluzione sistemica: commento a Cass. 22897/2024

De Matteis Aldo

riassunto

L’Autore ripercorre il cammino sviluppato dalla giurisprudenza la quale, partita da una adesione letterale alle disposizioni del t.u. 1124/1965 che limitano la possibilità di revisione della rendita a 10 anni per gli infortuni (art. 83) e 15 per le malattie professionali (art. 137), e quindi dalla negazione di qualsiasi tutela per gli aggravamenti successivi a tali termini, è giunta ad affermare, in una interpretazione costituzionalmente orientata con l’art. 38 Cost., una tutela totale e perenne per gli aggravamenti, senza alcun limite di tempo. Parte dall’esame di Corte costituzionale 46/2010 la quale, a fronte di una eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 137 t.u. 1124 in una fattispecie di esposizione a noxa acustica permanente, ha salvato tale disposizione, e considerato l’aggravamento come una nuova malattia, da unificare alla inabilità e alla rendita precedente sotto l’ombrello dell’art. 80 sulla unificazione dei postumi. A seguire Cass. 1048/2018, che ha applicato lo stesso stratagemma in una fattispecie di infortunio sul lavoro, cui era seguita una serie di interventi chirurgici non risolutivi, culminati a distanza di 16 anni nell’amputazione dell’arto. La Corte ha distinto tra gli aggravamenti che costituiscono naturale evoluzione della patologia, cui solo si riferisce il principio di stabilizzazione dei postumi, e aggravamenti dipendenti da una concausa sopravvenuta, da qualificare come nuovo infortunio, da unificare alla precedente rendita. Infine, Cass. 22897/2024 che, ferma restando la distinzione di Cass. 1048/2018, non parla di nuovo infortunio, ma considera semplicemente il principio di stabilizzazione dei postumi limitato alla naturale evoluzione della patologia, mentre gli sviluppi non prevedibili, come un intervento chirurgico o gli esiti di una trasfusione, sono semplicemente sottratti alla regola temporale, analogamente a quelle patologie che la legge stessa dichiara non soggette al principio di stabilizzazione dei postumi. L’Autore plaude a questa ultima impostazione, come più sistematica e risolutiva, e auspica che analogo processo rielaborativo sia svolto per le malattie professionali derivanti da esposizione a noxa permanente.

summary

The Author retraces the path developed by jurisprudence which, starting from a literal adherence to the provisions of the consolidated law 1124/1965 which limit the possibility of reviewing the pension to 10 years for accidents (art. 83) and 15 for professional diseases (art. 137), and therefore from the denial of any protection for aggravations subsequent to these terms, is came to affirm, in a constitutionally oriented interpretation with the art. 38 of the Constitution, total and permanent protection for aggravations, without any time limit. It starts from the examination of the Constitutional Court 46/2010 which, in the face of an exception of constitutional illegitimacy of the art. 137 t.u. 1124 in a case of exposure to permanent acoustic noxa, has saved this provision, and considered the aggravation as a new disease, to be unified with the disability and the previous income under the umbrella of the art. 80 on the unification of the after-effects. Followed by Cass. 1048/2018, which applied the same stratagem in a case of accident at work, which was followed by a series of non-resolving surgical interventions, culminating 16 years later in the amputation of the limb. The Court distinguished between the aggravations which constitute the natural evolution of the pathology, to which the principle of stabilization of the after-effects refers only, and aggravations dependent on a supervening contributing cause, to be classified as a new injury, to be unified with the previous income. Finally Cass. 22897/2024 which, without prejudice to the distinction of Cass. 1048/2018, does not speak of a new injury, but simply considers the principle of stabilization of the after-effects limited to the natural evolution of the pathology, while unpredictable developments, such as surgery or the results of a transfusion, are simply removed from the temporal rule, similarly to those pathologies which the law itself declares are not subject to the principle of stabilization of the after-effects. The Author applauds this last approach, as more systematic and decisive, and hopes that a similar re-elaborative process will be carried out for occupational diseases resulting from exposure to permanent noxa.

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