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Sulla necessità di superare le nozioni disgiunte di infortunio sul lavoro e di malattia professionale. Verso una concezione unitaria di malattia da lavoro

Rodriguez Daniele

riassunto

Il saggio evidenzia come la asimmetria lessicale fra le locuzioni di infortunio sul lavoro (che è un evento che, di per sé, non produce necessariamente una alterazione biologica) e di malattia professionale (che è, invece, una lesione) sia alla base di una sorta di vincolo logico che ha creato e crea distorsioni nel ragionamento volto alla ricostruzione causale delle alterazioni patologiche assicurate, provocando differenze nella metodologia valutativa di infortuni sul lavoro e malattie professionali. La ravvisata asimmetria lessicale consente di comprendere come ciascuna delle due locuzioni si basi su termini che descrivono una sequenza causale, cogliendo elementi differenti della sequenza, ma non pregiudica l’unitarietà dell’elemento biologico, che è, comunque, costituito da un’alterazione peggiorativa, individuabile con il termine lesione o con quello di malattia, fra loro assolutamente sinonimi. Quella stessa asimmetria, invece, è funzionale ad una diversa impostazione nella definizione di infortunio sul lavoro e, rispettivamente, di malattia professionale, nel senso che per quest’ultima è dedicato ai profili della causalità un dettaglio particolareggiato (le tabelle  costituendo una guida “obbligatoria” per il medico valutatore), ben più analitico rispetto alle  corrispondenti indicazioni in merito all’infortunio sul lavoro, quasi si dia per scontata l’esistenza del rapporto causaeffetto fra infortunio e lesione o, quanto meno, la facilità della sua dimostrazione sulla base dell’evidenza scientifica.
L’asimmetria lessicale corrisponde ad una asimmetria nelle regole dettate dal T.U. sulla ricostruzione causale perché, mentre nel caso dell’infortunio sul lavoro il ragionamento finisce con l’essere  deterministico, nel caso della malattia professionale il ragionamento vorrebbe ispirarsi ad un  realismo ontologico. Alcune riflessioni conclusive evidenziano i limiti storici e concettuali del T.U.:
da un lato, a causa del sistema di ricostruzioni eziologiche libere (vincolate esclusivamente ai riferimenti scientifici) per gli infortuni sul lavoro e guidate (dalle tabelle) per le malattie professionali, che connotano il testo normativo, la scarsa considerazione circa la competenza valutativa dei medici chiamati ad esprimersi, a vario titolo, in materia di malattie professionali, in virtù di un giudizio che ormai non è più giustificato alla luce della evoluzione delle competenze mediche e della sicurezza nei luoghi di lavoro; dall’altro lato, l’artificiosità della distinzione fra infortuni sul lavoro e malattie professionali, dovendosi privilegiare l’individuazione di una tipologia definibile univocamente come malattia o patologia da lavoro, da considerare unitariamente anche per quanto riguarda il metodo della ricostruzione logica della sua eziologia.

summary

The essay shows how the lexical asymmetry between collocations of accidents at work (which is an event that, in itself, does not necessarily produce a biological alteration) and occupational disease (which, instead, is an injury) is the basis of a sort of logical constraint that it has created and creates distortions in reasoning aimed at the causal reconstruction of insured pathological alterations,  causing differences in the methods for assessment of accidents at work and occupational diseases.
The identified lexical asymmetry allows us to understand how each of the two collocations are based on terms that describe a causal sequence, capturing different elements of the sequence, but do not prejudge the unitary nature of the biological element which, however, consists of a pejorative alteration that can be identified with the term injury or disease, which are absolute synonyms of each other. This very same asymmetry, however, is functional in a different setting in the definition of an accident at work and, respectively, of occupational disease, in the sense that for the latter a particular detail is dedicated to causality profiles (tables consisting of an “obligatory” guide for the assessor physician), which is much more analytical compared to corresponding indications in relation to accidents at work,
almost taking for granted the existence of the cause-effect relationship between accident and injury or, at least, the ease of proof based on scientific evidence. Lexical asymmetry corresponds to an asymmetry in the rules governed by the Consolidated Act on causal reconstruction as, while in cases of accident at work reasoning is deterministic, in cases of occupational disease reasoning should be
guided by ontological realism. Some conclusive reflections highlight the historical and conceptual limits of the Consolidated Act: on one hand, due to the free etiological reconstruction system (bound exclusively to scientific references) for accidents at work and guided etiological reconstruction system (from tables) for occupational diseases that characterise the regulatory text, the lack of consideration for the evaluative expertise of the physicians called to speak, in various ways, on occupational diseases by virtue of a judgment that is no longer justified in light of the evolution of medical expertise and safety in the workplace; on the other hand, the artificiality of the distinction between accidents at work and occupational diseases, having to give priority to the identification of a type that can be unequivocally defined as an occupational disease or pathology, is also considered jointly as regards the method for logical reconstruction of its aetiology.