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La vertenza comunicazione. Troppi laureati o troppo "familismo amorale"?

Mario Morcellini

riassunto

I contenitori formativi nuovi sono sempre giudicati troppo capaci di cogliere le pressioni della coscienza giovanile, e quindi già per questo poco comprensibili, in una società in cui le scelte dei giovani, quando non sono dettate dalla politica e dai salotti che contano, costituiscono un problema. La laurea in “Comunicazione” è sotto attacco non sulla base di dati oggettivi circa il placement, che pur non esaltanti nella congiuntura di crisi provano che i laureati in comunicazione trovano più facilmente collocazione rispetto ai laureati nel complementare settore delle Scienze Umanistiche, ma per un’avversione generalizzata della politica e del giornalismo. Politici e giornalisti, colpiti dalla forza che la comunicazione ha rappresentato in termini di erosione della capacità di mediazione, si chiudono a riccio per difendere rendite di posizione e non riescono a capire la risorsa profonda e articolata che queste nuove professionalità rappresentano. La casta politica e quella dell’informazione guardano ai giovani laureati in comunicazione come ai “nuovi barbari”: stranieri in quanto non apparentati con gli attuali esattori delle rendite comunicative e che pretendo di accedere al tappeto rosso, forti di passione e preparazione, ma senza chiedere permesso.

summary

The new training programs are always seen as too keen to grasp the pressures of juvenile conscience, and therefore due to this reason, they are hard to understand, in a society where youngsters' choices constitute a problem if not dictated by politics and important salons. The degree in “Communication” is under attack not based on objective data about placement, that despite not being exciting in the cyclical crisis proves that graduates in communication find placement more easily compared to graduates in the complementary sector of Classical Sciences, but for a generalized aversion of politics and journalism. Politicians and journalists, impacted by the power that communication has represented in terms of eroding the mediation ability, close within themselves to defend advantageous positions and are not able to understand the profound and articulated resource represented by these new professionals. The political and information sector look at young graduates in communication, as the “new barbarians”: foreigners, since they are not related to the current holders of communication positions, who expect to access the red carpet, strong of passion and preparation, but without asking permission.

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