Camusi Maria Pia
riassunto
La flessibilità è stata introdotta nel mercato del lavoro quale strumento di sviluppo sociale, di cui quello occupazionale doveva essere un momento essenziale, ma non risolutivo, per superare la crisi di accumulazione del capitale sociale. Oggi, i dati elaborati dal CENSIS sembrano indicare che delle due fasi - sviluppo dell’occupazione e sviluppo sociale - si sia avviata solo la prima, con risultati apprezzabili sul piano quantitativo ma che non trovano riscontro in termini di mobilità sociale e di valore dei posti creati. Colpisce, fra l’altro, la netta diminuzione, per le generazioni più giovani, della percentuale di quelli che riescono a sorpassare o a non retrocedere rispetto alle condizioni di status delle famiglie di origine, sul versante economico ma non solo. I primi dati, d’altra parte, confermano che la flessibilità non è colta ancora quale opportunità di crescita sociale e individuale, ma piuttosto come un uso atipico dei lavori tradizionali. Lo conferma l’assenza delle caratteristiche del lavoro non standard: la capacità di remotizzare l’attività e l’autonomia dell’operatore. E’ probabile, quindi, che il legislatore abbia anticipato i tempi di un mercato del lavoro ancora rigido e privo di energie innovative capaci di sfruttare le opportunità, appunto, di un lavoro flessibile. Pertanto, i primi segnali di recupero di dinamicità del mercato, conclude l’A., devono essere rafforzati sul piano qualitativo con misure che incentivino la mobilità non solo verso il lavoro “tradizionale” ma anche da flessibilità a flessibilità, favorendo così l’accettazione, sul piano soggettivo, dei nuovi modelli di lavoro da parte delle aziende e dei lavoratori.
summary
Flexibility was introduced in the labour market as a tool for social development. Employment had to be a fundamental, although not decisive, moment to overcome the crisis of capital stock accumulation. Today, the data processed by CENSIS seems to indicate that out of the two phases - employment development and social development - the first one only was launched, with remarkable results at a quantitative level, but that found no confirmation in terms of social mobility and value of jobs created. A striking element, among other things, is the sharp decrease for young generations in the percentage of those who succeed in exceeding or not going back from the status of the families of origin, from - but not limited to - the economic side. The first data, on the other side, confirms that flexibility is not yet seized as an opportunity for social and individual growth, but rather as an atypical use of traditional employment. This is confirmed by the essence of the characteristics of non-standard jobs: the ability to “remotise” employment and the autonomy of workers. It is therefore possible that lawmakers forerun the times of a labour market that is still rigid and lacking in innovative energies able to exploit the opportunities offered by flexible jobs. Consequently, the first signs of recovery of market dynamism, says the Author, must be strengthened from the qualitative point of view through measures motivating mobility not only towards “traditional” employment but also from flexibility to flexibility, favouring in this way the acceptance by companies and workers, at a subjective level, of the new labour models.