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Confronto fra malattia professionale non tabellata e malattia comune

Sferra Claudia

riassunto

Nell’ambito dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionale la diversa aggettivazione della malattia, comune o professionale, con ogni evidenza attiene non tanto all’eziologia quanto alla sua ascrivibilità fra le conseguenze dannose per la salute poste in essere dall’espletamento dell’attività lavorativa. Le mutate condizioni di lavoro unitamente alla maggiore attenzione alla prevenzione hanno fatto sì che siano sostanzialmente scomparsi quei quadri clinici tanto peculiari che connotavano le tecnopatie e consentivano di risalire, anche piuttosto agevolmente, dalla clinica alla eziologia lavorativa. Si pensi al saturnismo, all’idrargirismo, alla silicosi e così via. Anche le conoscenze in materia di noxae professionali si sono accresciute, tanto da determinare l’inserimento nella nuova tabella di legge (Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale Decreto 9 aprile 2008: Nuove tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura, pubblicate in G.U. n. 169 del 21 luglio 2008) di molte di quelle patologie che, ad eziologia multifattoriale, sono di comune riscontro nella popolazione in generale. Sottolineando come, per non determinare un arretramento della tutela, la nuova tabella abbia compreso, oltre quadri nosograficamente determinati correlandoli all’agente causale, anche “altri” quadri con nosologia da determinare creando un sostanziale ponte tra malattie professionali tabellate e non tabellate e, soprattutto, alleggerendo l’onere probatorio posto in capo all’assistito nel caso delle “malattie” non espressamente declinate in tabella, esistono ancora lacune conoscitive che non consentono di attribuire al lavoro, attraverso il noto principio della presunzione legale di origine, patologie per le quali è comunque possibile che il lavoro stesso abbia giocato un ruolo nel loro determinismo tale da consentire all’ammalato assicurato Inail l’accesso alle prestazioni.

summary

The Italian public insurance system generally recognized an occupational disease considering it as a harmful consequence of working activities, regardless of its aetiology. In recent times, the change in working conditions and a greater attention to the prevention of occupational hazards have determined the disappearance of the classic clinical features that let to distinguish clearly the occupational diseases and identify easily the occupational aetiology only through the clinical description (e.g. lead poisoning, mercurialism, silicosis, etc.). Moreover, the increased knowledge of occupational causes has led to the addition of many multifactorial diseases, very common in the general population, to the new list of occupational disease, recently enacted by the Ministry of Labour and Social Affairs (Decreto 9 aprile 2008: Nuove tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura, G.U. n. 169/2008). To avoid a decline in the protection of the workers, the new list has included classical occupational diseases (correlating them to their causal agent), as well as other diseases with aetiology to be determined. In that way, it has been possible to create a connection between the occupational diseases included in the ministerial list and the not included ones and, in particular, to lighten the burden of proof of the insured worker when the disease is not clearly included in the list. However, there are still gaps in knowledge, not allowing to identify an occupational aetiology - through the well-known principle of “presumption of origin” - in those diseases where the working activity may have actually played a role in their origin and development, thus preventing the sick worker from accessing the benefits provided by the Italian Workers’ Compensation Authority (Inail).

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