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15 dicembre 2016
L’Inail e la trasparenza amministrativa 3.0
L’Auditorium della direzione generale dell’Istituto ha ospitato il convegno organizzato in occasione della sesta Giornata nazionale della trasparenza. Gli interventi incentrati su prospettive e criticità legate alle importanti novità introdotte dal decreto legislativo 97/2016, a partire dall’accesso civico generalizzato che si ispira al modello anglosassone del Freedom of Information Act
L’Inail e la trasparenza amministrativa 3.0
ROMA - “La trasparenza come strumento di innovazione organizzativa”. Questo il titolo del convegno che si è svolto ieri mattina a Roma presso l’Auditorium della direzione generale Inail di piazzale Pastore, in occasione della sesta Giornata nazionale della trasparenza. Un appuntamento che è servito a illustrare, insieme ai vertici dell’Istituto, l’elaborato percorso compiuto finora dall’Inail su questo fronte e a riflettere, con il contributo di autorevoli relatori esterni, sulle prospettive e sulle criticità legate all’evoluzione del quadro normativo. L’approvazione del decreto legislativo 97/2016, infatti, ha introdotto significative novità rispetto agli obblighi di pubblicazione di dati e documenti da parte della pubblica amministrazione, a partire dall’accesso civico generalizzato, definito sul modello anglosassone del Freedom of Information Act.
De Felice: “Per il progetto open data previsti ulteriori sviluppi”. Aprendo i lavori del convegno, moderato da Mario Recupero, vicario del direttore centrale Pianificazione e comunicazione, il presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, ha sottolineato che “soltanto con un’accentuata trasparenza interna si può garantire la qualità della trasparenza verso l’esterno”. A questo proposito, De Felice ha precisato che “fare trasparenza non significa soltanto pubblicare informazioni standard, come quelle che riguardano l’ubicazione delle sedi dell’Inail o i suoi dati di bilancio, ma anche mettere a disposizione informazioni sulle quali dall’esterno si possa lavorare per produrre analisi e selezioni”. È il caso del progetto degli open data sulle denunce di infortuni e malattie professionali, che “ha come prospettiva ulteriore – ha spiegato il presidente dell’Istituto – sviluppi informativi dell’insieme dei dati messi a disposizione”, agganciando per esempio “all’insieme delle denunce di infortuni e malattie quello relativo ai costi delle prestazioni, in modo da dare valore aggiunto all’idea che fare prevenzione significa ridurre non solo i costi umani prodotti dagli infortuni, ma anche quelli economici”.
Lucibello: “Principi sacrosanti da applicare con buon senso”. Per il direttore generale, Giuseppe Lucibello, il progetto open data dell’Inail rappresenta “un lavoro egregio, che può diventare un modello di riferimento anche per altri enti”. Un’amministrazione, ha aggiunto, “deve improntare il proprio modus operandi ai principi di trasparenza e lavorare per contrastare la corruzione, per fare in modo, attraverso un sistema che vada al centro dei processi organizzativi e sia suffragato da una revisione dei processi nell’ottica della digitalizzazione, di produrre un risultato che sia avvertibile dall’utenza e sia assunto come valore dai propri operatori”. Rispetto ai principi contenuti nel decreto legislativo 97/2016, che prevede in particolare il diritto di chiunque ad accedere a dati e documenti della PA – nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti – Lucibello ha spiegato che “sono sacrosanti ma devono essere applicati con buon senso”, per evitare il rischio di aumentare la burocrazia, gli adempimenti formali e il carico che grava sugli enti della pubblica amministrazione, a fronte dell’impossibilità di attingere a risorse aggiuntive per ottemperare ai nuovi obblighi in materia di trasparenza.
Il costituzionalista Colapietro: “Riconosciuto il diritto di accesso totale”. Sul tema si è soffermato anche il costituzionalista Carlo Colapietro, dell’Università di Roma3, che a proposito di quella che ha definito “la terza generazione della trasparenza amministrativa” – dopo la “rivoluzione copernicana” della legge 241 del 1990, intervenuta a modificare un sistema basato fino a quel momento sulla segretezza, e la “mutazione genetica” rappresentata dal decreto 33 del 2013 – ha segnalato il problema dei tempi di adeguamento ai nuovi adempimenti in materia di trasparenza, che il decreto 97 dello scorso 25 maggio ha fissato in soli sei mesi, e le maggiori difficoltà con cui devono misurarsi i Comuni più piccoli, su cui ricadono le stesse incombenze di quelli più grandi. In attesa delle linee guida elaborate dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), che devono definire le esclusioni e i limiti del nuovo accesso civico generalizzato, Colapietro ha definito la sua introduzione nel nostro ordinamento “un punto di non ritorno”. Per il costituzionalista, in particolare, con il decreto 97 “abbiamo il riconoscimento di un vero e proprio diritto di accesso totale, che consente il superamento del tradizionale principio di pubblicità limitata, e questa libertà di accesso alle informazioni amministrative è ormai qualificata e tutelata alla stregua di un diritto fondamentale a tutti gli effetti”.
Giovani (Civ): “Attenzione alla stratificazione delle norme”. Un altro rischio evidenziato da Riccardo Giovani, vicepresidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto, è quello della “stratificazione normativa, che non sempre aiuta chi deve applicare materialmente queste regole”, fornendo indicazioni che talvolta possono essere contraddittorie. “La trasparenza – ha aggiunto Giovani – è un principio fondamentale per contrastare la corruzione, ma è altrettanto fondamentale per assicurare una buona amministrazione. Alle pubbliche amministrazioni dobbiamo chiedere che le risorse vengano utilizzate non solo in maniera trasparente e onesta, ma anche nel modo più efficace per perseguire gli obiettivi. Da questo punto di vista, il tema della trasparenza si interseca con quello dell’organizzazione amministrativa”. Per il vicepresidente del Civ, infatti, “la trasparenza non può essere considerata un mero adempimento di legge, ma deve essere uno strumento per arrivare all’innovazione organizzativa e offrire così un servizio migliore ai cittadini”.
Giovannini (Agid): “L’obiettivo è il servizio al cittadino”. Il concetto è stato ribadito da Maria Pia Giovannini, dirigente responsabile dell’Area pubblica amministrazione dell’Agenzia per l’Italia digitale, che ha sottolineato come la trasparenza non possa essere fine a se stessa, ma debba avere come obiettivo il servizio al cittadino. “Perché ciò avvenga – ha precisato – sono necessarie azioni a livello nazionale per modificare il quotidiano operare delle strutture”. Per incentivare questo cambiamento virtuoso sono state sviluppate diverse azioni integrate, a partire dal nuovo Codice dell’amministrazione digitale (Cad), “che ripropone tutti quei principi di automazione e digitalizzazione dei processi della pubblica amministrazione che hanno come punto di riferimento quello di ottimizzare l’efficienza del servizio al cittadino”. Tra i progetti realizzati dall’Agid nel 2016, Giovannini ha citato lo Spid, il Sistema pubblico di identità digitale che consente di accedere con credenziali uniche ai servizi online della PA, le linee guida che accompagnano la realizzazione di sistemi digitali da parte degli enti pubblici nel rispetto dei principi della trasparenza e dell’accessibilità, e la piattaforma pagoPA, che consente a cittadini e imprese di pagare la pubblica amministrazione in modalità elettronica.
Pastorelli: “È uno degli strumenti rilevanti contro la corruzione”. Il compito di tracciare il bilancio delle iniziative già intraprese dall’Inail su questo versante e di presentare le strategie future è toccato ad Alessandro Pastorelli, responsabile anticorruzione e trasparenza dell’Istituto, e a Stefano Tomasini, responsabile della Direzione centrale organizzazione digitale. “Nel triennio 2013-2016 – ha spiegato Pastorelli – l’Inail ha interpretato gli obblighi di trasparenza come uno degli strumenti rilevanti per l’attuazione delle politiche generali di prevenzione della corruzione e come stimolo di efficientamento organizzativo e dei sistemi informativi, in una logica centrata sul cittadino utente e di compliance alle normative di riferimento”. Tra le iniziative avviate in questo senso figurano “l’inserimento della sezione trasparenza nel piano triennale di prevenzione della corruzione, l’individuazione dei responsabili interni per la trasmissione e la pubblicazione dei dati, e la realizzazione e la messa in esercizio progressiva di Arco, uno specifico applicativo che, tramite apposite piattaforme, può supportare la gestione integrata dell’intero sistema dei controlli interni”.
Tomasini: “Con l’IT una gestione integrata ed efficiente degli adempimenti”. Come sottolineato da Tomasini, il piano IT dell’Istituto per il triennio 2017-2019, in corso di finalizzazione, “tiene conto in maniera sinergica degli aspetti organizzativi e di processo e degli aspetti IT, nell’ottica di garantire la massimizzazione dei servizi a supporto degli utenti e il rispetto delle normative di riferimento, tra cui quelle che riguardano l’anticorruzione, la trasparenza e la privacy”. L’attuale modello organizzativo digitale dell’Inail, in particolare, “interpretando la trasparenza come ulteriore incentivo al miglioramento continuo della digitalizzazione, favorisce la gestione di dati, documenti e informazioni in maniera ‘nativamente’ trasparente e, di riflesso, una gestione integrata ed efficiente degli adempimenti connessi alla trasparenza”. I prossimi passi di questo percorso, in un’ottica di miglioramento continuo, comprendono la digitalizzazione di tutti i dati, i documenti e le informazioni in ingresso, l’automatizzazione della produzione e della pubblicazione delle informazioni per cui è previsto un obbligo di trasparenza verso l’esterno, la creazione di un repository in grado di supportare una gestione centrale di enormi quantità di dati e l’introduzione di meccanismi di coinvolgimento degli utenti.
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Pubblicazione
15/12/2016, 08:43
Ultimo aggiornamento
15/12/2016, 08:43
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