Sapere di avere un obiettivo e volerlo raggiungere a tutti i costi è già una vittoria. Quindi, per vittoria non intendo puramente il primo posto, la medaglia, ma semplicemente avere un obiettivo e fare di tutto per raggiungerlo”.
Martina Abaterusso, 27enne di Brindisi, una laurea in Scienze Motorie, ha iniziato a praticare triathlon a livello agonistico, dopo un infortunio sul lavoro.
La mia passione per il triathlon si è pian piano alimentata fino a che oggi non è il motore delle mie giornate.
Nel 2021 Martina lavorava alle Poste ed era in scooter per una consegna quando è stata investita da un autobus. A causa dell’incidente le hanno amputato la gamba sinistra.
In realtà io di quel periodo non ho ricordi tristi. Ovvio che non sia stato un momento di particolare gioia, però ho cercato di intraprendere questo percorso sin da subito col “piede giusto” e penso che abbia aiutato. Credo che affrontare qualsiasi percorso nella vita, con lo spirito giusto vada anche, forse, a non compromettere il risultato.
Fra tutte le persone che mi sono state accanto, io credo di essere quella che ha sofferto meno. Forse perché le persone che invece ti vogliono bene si sentono abbastanza impotenti in questo tipo di traumi, di incidenti. E invece io penso di aver fatto i conti con la realtà subito.
Dopo un periodo di riabilitazione con il sostegno del fidanzato Manolo, della famiglia e degli amici, Martina ricomincia subito a fare sport, un amore che coltiva sin da quando era bambina. Ha iniziato a tre anni con la ginnastica artistica fin quando, da adulta, è diventata istruttrice. In seguito, si è dedicata con successo anche al tiro a segno con la carabina. Poi, scoperta la passione per il triathlon Martina inizia ad allenarsi ogni giorno.
Il triathlon è entrato nella mia vita, in realtà un po’ a gamba tesa, in realtà senza neanche cercarlo, perché poco dopo che sono uscita dall’ospedale volevo correre, cosa che in realtà per me è molto strana, perché ho sempre odiato correre. Non ho mai nuotato, non ho mai pedalato, quindi non avevo questa necessità. Però forse, quando ti succedono…
La classica storia, quando perdi le cose, poi ti rendi conto che in realtà vorresti farle e quindi volevo correre mentre ero sulla sedia a rotelle... Dicevo… voglio imparare a correre. Voglio prima correre e poi camminare. E ho contattato tramite l’Inail il referente per lo sport e mi ha detto: guarda, vai al Tre Fontane, c’è Gianluca Cacciamano, che è il mio attuale tecnico, che fa thriathlon.
L’Inail segue il percorso di riabilitazione e reinserimento di Martina affiancandole un assistente sociale e le fornisce le protesi per fare sport e camminare, e la bici per il triathlon. Lei ci mette grinta, passione e una grande energia.
Dopo un po’ di mesi sono venuta a fare una prova in acqua ed è stato, penso una delle sensazioni più belle della mia vita dopo l'incidente, perché in realtà tu entri in acqua e non è cambiato niente. Entri senza protesi, quindi sei tu il tuo corpo, il tuo nuovo corpo, la tua disabilità. Però è stato bellissimo perché non è come correre. Per correre serve la protesi per camminare, serve la protesi per nuotare? No. E quindi da lì il nuoto non ho più lasciato.
Martina ci mostra anche le protesi che utilizza ogni giorno per camminare e allenarsi, e ci spiega come funzionano.
Allora questa è la mia protesi di uso quotidiano per camminare con un ginocchio bionico, un piede in carbonio e diciamo è stata la mia ancora di salvezza nei momenti un po’ più tristi. E questa ovviamente per correre, dove si ha maggiore utilizzo al piede. Per cui ciò che veramente conta è un piede adeguato. La protesi da cammino è da una parte più semplice da utilizzare. Nonostante ciò, comunque c'è voluto un mese di riabilitazione per imparare ad utilizzarla ed essere autonoma.
Martina puntava a partecipare alle Paralimpidi di Parigi 2024, ma a causa di un infortunio i suoi programmi di allenamento sono cambiati…
Era un obiettivo molto limpido fino a prima di farmi male. Adesso inizia a diventare un po’ complicato, ma non demordo non smetto di crederci, perché comunque la qualifica dura un anno. Però sono sicura che se non dovesse essere Parigi 2024 sarà per certo Los Angeles 2028. Quindi passo dopo passo lo raggiungiamo questo obiettivo.