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Sport senza barriere, la storia di Giuseppe Galliano

Dall’handbike al padel in carrozzina: il percorso di riabilitazione e reinserimento attraverso lo sport, di un imprenditore milanese

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  • Giuseppe Galliano: “Non poniamoci limiti: nella vita si può fare tutto”

    Giuseppe, prima dell'infortunio, organizzava eventi. Oggi gestisce una catena di ristoranti a Milano: "Amo il mio lavoro, ma anche lo sport: spesso è difficile conciliare le mie passioni, ma tutto si può fare, è solo una questione di volontà”

    Giuseppe Galliano ha 51 anni e vive a Milano. Nel 2001, mentre va al lavoro, ha un incidente con lo scooter in seguito al quale perde l’uso delle gambe. Ma non la voglia di vivere e divertirsi: dopo aver praticato per anni handbike a livello agonistico, si è appassionato al padel in carrozzina. Abbiamo incontrato Giuseppe al circolo sportivo Quanta Club, dove si allena e ha molti amici. Io penso che la vita che ti costruisci, è quella che tu pensi di poter fare. Se ti poni per primo dei limiti, non li passerai e non li affronterai mai. Si possono fare tante cose, poi ognuno con i suoi tempi, ognuno con i suoi modi. Ma si può fare tutto: è come ti poni tu nei confronti della vita che cambia gli obiettivi. Non è il contrario. Appassionato di sport sin da bambino, dopo l’incidente Giuseppe inizia la riabilitazione in palestra e in piscina, poi si dedica all’handbike. Io ho sempre giocato a calcio, ho fatto anche il professionista, quindi giocavo tra C1 e C2. Quando ho avuto un incidente giocavo e lavoravo insomma. Ho iniziato a fare handbike dopo 15 anni che ho fatto l'incidente. Se tornassi indietro ricomincerei subito a fare attività sportiva seria. Avrei preparato il mio corpo per poter essere a livello di quelli più forti. L’Inail sostiene Giuseppe subito dopo l’incidente, attraverso un’equipe multidisciplinare ed in particolare con un assistente sociale, che segue il suo percorso di riabilitazione e reinserimento. È un ente che è veramente di supporto, comunque. Tu non hai il rapporto con l’Inail, il rapporto diretto, ecco, ce l'hai con una persona. Poi dopo questa persona ti consiglia al meglio per quanto riguarda la problematica nella fattispecie. Al momento dell’incidente Giuseppe lavorava nell’organizzazione di eventi, oggi gestisce insieme a due amici, una catena di bistrot e ristoranti a Milano. Ma riesce sempre a trovare il tempo per giocare a padel, una passione scoperta da alcuni anni che gli trasmette energia e benessere. Mi dà la sensazione di libertà, sicuramente. Mi sento a mio agio, mi sento bene, mi arrabbio da morire e questo mi fa sentire ancora meglio. Tutte le piccole problematiche o grandi problematiche che avevo prima non le ho più. Oggi l’obiettivo di Giuseppe è promuovere il padel tra le persone con disabilità, mostrando che è possibile giocare anche insieme ai normodotati. Oggi io posso giocare con delle persone che stanno in piedi, che corrono normalmente eccetera, mentre quando ho fatto un incidente una delle cose a cui ho pensato è stata: “adesso non posso più giocare con i miei amici”. Con questo sport posso giocare con i miei amici, posso giocare con chi voglio, da questo punto di vista questo è uno sport davvero inclusivo. “Lo sport è come la vita. Ci sono le difficoltà, ci sono momenti in cui si vince il momento in cui perdi. Quindi ogni tanto facciamo questa differenziazione tra sport normale e sport paralimpico. C’è sempre una preparazione, c'è un allenamento, c'è una passione, c'è la dedizione, c’è tutto quello che c'è nello sport normale chiamiamolo così, c'è nel nostro sport, forse anche qualcosa in più. Io direi che è tutto, che è sport. Comunque come le persone con disabilità o persone senza disabilità sono persone. Siamo noi che secondo me a livello culturale dobbiamo iniziare a guardarci in un altro modo, sempre persone siamo.”