INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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06/02/2015

Amianto, terza Consensus Conference: per completare le bonifiche necessari 85 anni

Il tema dello smaltimento della fibra killer ha avuto un ruolo centrale nei lavori della due giorni dedicata al controllo del mesotelioma maligno della pleura, che ha riunito a Bari i maggiori esperti della patologia insieme a giuristi, giornalisti e rappresentanti di istituzioni e associazioni delle vittime

Allarme amianto

ROMA - Ottantacinque anni. Questo il tempo necessario per completare lo smaltimento degli oltre 32 milioni di tonnellate di amianto ancora presenti in varie forme in stabilimenti ed edifici pubblici e privati in Italia, che prosegue al ritmo di circa 380mila tonnellate dismesse ogni 12 mesi. A 23 anni dalla messa al bando di ogni attività di estrazione, commercio, importazione, esportazione e produzione nella penisola, il tema della bonifica della fibra killer è ancora di grande attualità e ha avuto un ruolo centrale nei lavori della terza Consensus Conference italiana per il controllo del mesotelioma maligno della pleura, che per due giorni ha riunito a Bari i maggiori esperti della patologia insieme a giuristi, giornalisti, rappresentanti delle associazioni delle vittime e delle istituzioni, tra cui l’Inail e il ministero della Salute.

L’Italia alla guida della task force europea. L’Italia è al vertice della task force europea per la sorveglianza attiva dell’amianto, un killer silenzioso che nel nostro Paese miete circa tremila vittime ogni anno, 1.500 delle quali per mesotelioma. “È il ‘cancro marker’ dell’esposizione all’amianto – hanno spiegato i presidenti della conferenza, Giorgio Scagliotti, direttore del dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, e Carmine Pinto, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) – In 15 anni, fra il 1993 e il 2008, in Italia si sono registrati più di 15mila casi di questa neoplasia particolarmente aggressiva. Purtroppo la percezione del rischio è ancora bassa”.

“I tempi di latenza sono molto lunghi”. Come precisato da Pinto, “i tempi di latenza della malattia sono molto lunghi. Possono andare da 20 a oltre 45 anni dall’inizio dell’esposizione. L’età media alla diagnosi, infatti, è di circa 70 anni. E le ricadute sociali e giudiziarie non possono essere trascurate. Il materiale purtroppo è ancora presente nel nostro territorio: nelle scuole, nei tetti di edifici anche pubblici, negli ospedali, in case di riposo e aree residenziali e industriali attive o dismesse. L’amianto è un agente cancerogeno certo, oltre che per il mesotelioma pleurico, anche per polmoni, laringe, ovaio, peritoneo, pericardio, tunica vaginale del testicolo, colon-retto, esofago, stomaco e faringe”.

Anche l’Inail impegnato su questo fronte strategico. Di qui la necessità di velocizzare i tempi della bonifica dei siti contaminati, che può essere eseguita solo da personale specializzato, attraverso uno sforzo collettivo che deve coinvolgere istituzioni, personale clinico e mass media. Sul fronte strategico delle bonifiche, l’Inail è impegnato attraverso i ricercatori del gruppo amianto e aree ex-estrattive minerarie, che svolgono un’attività capillare attraverso la ricerca applicata sul campo, la formulazione di pareri tecnico-scientifici per privati e pubblica amministrazione, e la redazione di linee guida. L'Istituto, inoltre, svolge una funzione di coordinamento, indirizzo e collegamento del Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM), la rete di sorveglianza epidemiologica del mesotelioma maligno in Italia.

Oltre 35mila i siti a rischio. Stando ai dati del ministero dell’Ambiente, aggiornati alla fine di novembre, i siti che devono ancora essere bonificati sono 35.521, 1.957 quelli già bonificati e 571 quelli parzialmente bonificati. Oltre a Casale Monferrato, dove la fabbrica della Eternit ha provocato più di 1.700 vittime, tra le aree più a rischio figura anche Bari, che fino al 1985 ha ospitato lo stabilimento della Fibronit, fabbrica di elementi per l’edilizia a base di amianto, collocata fra tre popolosi quartieri del capoluogo pugliese. Altri siti di interesse nazionale sono Broni-Fibronit (Pavia), Priolo-Eternit Siciliana (Siracusa), Balangero-Cava Monte S.Vittore (Torino), Napoli Bagnoli-Eternit, Tito-ex Liquichimica (Prato), Biancavilla-Cave Monte Calvario (Catania) e Emarese-Cave di Pietra (Aosta).

“Fondamentale mantenere alta l’attenzione”. “La tragica vicenda dell’ esposizione professionale e ambientale ad amianto in Italia, con la lunga scia di morti per tumore – hanno sottolineato Scagliotti e Pinto – ci ha permesso di sviluppare più esperienza e sensibilità su questo tema rispetto agli altri Paesi. Per questo guidiamo un network europeo per il controllo dei siti, per condividere dati epidemiologici, tecniche diagnostiche, studi clinici e politiche di sorveglianza sulle persone più a rischio”. I due presidenti si sono anche detti preoccupati per la notizia dell’importazione in Italia di 1.040 tonnellate di amianto provenienti dall’India, su cui il pubblico ministero della procura di Torino, Raffaele Guariniello, ha ordinato una serie di accertamenti: “Il materiale potrebbe essere stato impiegato nella produzione di vari manufatti. È necessario mantenere sempre alta l’attenzione”.

Migliorati i trattamenti e il controllo dei sintomi. Nel corso dei lavori della conferenza di Bari è emerso anche il miglioramento registrato negli ultimi anni nell’efficacia dei trattamenti e nel controllo dei sintomi del mesotelioma. “Buona parte di questi risultati – ha spiegato Scagliotti – va ricondotta all’introduzione dei farmaci chemioterapici. La terapia medica, infatti, oggi rappresenta il riferimento nel trattamento del mesotelioma”. Per la prima volta, inoltre, i ricercatori del dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, in collaborazione con i colleghi dell’Ospedale San Antonio e Biagio di Alessandria, hanno sperimentato una nuova tecnica mirata per identificare i geni mutati responsabili della ridotta sopravvivenza nel mesotelioma. “In questo modo – ha aggiunto Scagliotti – è stato individuato un alto numero di mutazioni geniche legate alla precoce progressione del tumore e alla riduzione della sopravvivenza. L’identificazione di queste alterazioni consentirà di valutare il ruolo delle terapie a bersaglio molecolare in questa neoplasia”.

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(6 febbraio 2015)


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