INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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03/06/2013

Appello Eternit, Schmidheiny condannato a 18 anni per disastro doloso

La sentenza aumenta di due anni la pena inflitta in primo grado al manager svizzero della multinazionale dell’amianto, ritenuto responsabile non solo per le morti e le malattie legate agli stabilimenti di Cavagnolo e Casale, ma anche per i casi di Bagnoli e Rubiera, che nel primo processo erano stati considerati prescritti

Appello Eternit

TORINO - La Corte d’appello di Torino ha condannato a 18 anni di reclusione per disastro doloso Stephan Schmidheiny, imputato nel processo per le morti negli stabilimenti italiani della Eternit. La pena inflitta al manager svizzero, per il quale l’accusa aveva chiesto una condanna a 20 anni, aggiunge due anni ai 16 che gli erano stati comminati dalla sentenza di primo grado. I giudici d’appello, infatti, hanno ritenuto Schmidheiny responsabile non solo per le morti e le malattie legate alle fabbriche della multinazionale dell’amianto di Cavagnolo (Torino) e Casale Monferrato (Alessandria), ma anche per i casi avvenuti negli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia), che il primo giudizio aveva invece considerato prescritti.

 

Gestì l’azienda dal 1976 al 1985. Il collegio giudicante, presieduto da Alberto Oggè, ha stabilito in particolare che il periodo in cui Schmidheiny gestì la Eternit inizia dal giugno del 1976, per gli stabilimenti di Casale, Cavagnolo e Bagnoli, e dal 1980 per quello di Rubiera, e arriva fino al giugno del 1986 per Casale e Cavagnolo, fino al 1985 per Bagnoli e al 1984 per Rubiera. L’imputato è stato invece assolto per non aver commesso il fatto per il periodo compreso tra il giugno del 1966 e il 1976.

 

Non luogo a procedere per de Cartier. Il miliardario elvetico era rimasto l’unico imputato nel processo di appello dopo la morte, lo scorso 20 maggio, del barone belga Louis de Cartier, che in primo grado era stato condannato come Schmidheiny a 16 anni di reclusione. Per lui i giudici si sono pronunciati direttamente per l’assoluzione per alcuni degli episodi contestati, mentre per gli altri hanno dichiarato il non luogo a procedere in seguito al suo decesso.

 

Guariniello: “Siamo andati al di là di ogni aspettativa”. “Questa sentenza è un sogno che si avvera, ci dice che non è mai azzardato sognare”, ha commentato a caldo Raffaele Guariniello, che ritiene la decisione della Corte d’appello di Torino “un punto di riferimento per tutte le cause di disastro ambientale”. Per il pm che ha coordinato il pool dell’accusa, “siamo andati al di là di ogni aspettativa” ed è stato importante “che sia stato accolto il nostro appello sul fatto che il disastro sia avvenuto anche a Napoli e Rubiera”.

 

La difesa: “Non ci meravigliamo più di nulla”. Di segno opposto il primo commento di Astolfo Di Amato, difensore di Schmidheiny, che si è detto “indignato” dalla sentenza. “Adesso quale imprenditore straniero investirà in Italia? Il mio assistito investì molto sulla sicurezza, spese 75 miliardi dell’epoca e non ne ebbe profitto. Ora è stato condannato 18 anni. È un incentivo?”, ha chiesto polemicamente l’avvocato. E ai giornalisti che gli facevano presente che nel procedimento Eternit bis la procura sta meditando di contestare il reato di omicidio volontario, ha replicato: “Non ci meravigliamo più di nulla”.

 

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(3 giugno 2013)


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