INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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08/04/2013

Amianto, una strategia nazionale per fronteggiare l’emergenza

Presentato nella città-simbolo di Casale Monferrato il piano elaborato dai ministeri della Salute, dell’Ambiente e del Lavoro per la lotta alla fibra killer, che a più di vent’anni dalla messa al bando continua a rappresentare una grave minaccia. Balduzzi: “Risposta operativa a una vicenda sulla quale era sceso l’oblio”

Pericolo amianto

CASALE MONFERRATO – A più di vent’anni dalla messa al bando dell’amianto, in Italia sono ancora presenti diversi milioni di tonnellate di beni e materiali che lo contengono e il picco di casi per il principale tumore causato dall’esposizione alla fibra killer, il mesotelioma maligno pleurico, è atteso entro il 2020 o 2025 con 800-1.000 morti l’anno tra gli uomini, mentre mancano o sono imprecise le stime relative alle donne, agli altri organi colpiti dal mesotelioma e alle altre malattie causate dall’amianto.

 

“Necessaria una svolta”. A ricordare i dati più drammatici dell’emergenza amianto è il piano nazionale elaborato dai ministeri della Salute, dell’Ambiente e del Lavoro, che oggi è stato presentato ufficialmente a Casale Monferrato, la città della provincia di Alessandria teatro del caso Eternit. “Negli ultimi decenni non si sono fatti molti passi avanti nella lotta alle malattie asbesto-correlate e occorre una svolta – ha detto il ministro della Salute, Renato Balduzzi – Ma per arrivare al risultato bisogna far lavorare insieme tutti coloro che sono competenti in materia, naturalmente non solo a livello nazionale ma anche internazionale, attraverso più approfondite ricerche di prospettiva sia per quanto riguarda la diagnosi, sia per quanto riguarda la terapia”.

 

“L’Italia punto di riferimento dell’Ue”. Il piano, approvato dal governo lo scorso 21 marzo e attualmente all’esame della Conferenza Stato-Regioni, è “una risposta operativa a una vicenda sulla quale a livello nazionale era sceso l’oblio”, ha spiegato Balduzzi, sottolineando che “l’Italia è diventata punto di riferimento dell’Ue per l’organizzazione di una rete europea per la lotta alle malattie correlate all’amianto”. Tuttavia “l’amianto è anche un grande problema a livello mondiale: l’Italia ne ha bandito la produzione, ma non è così in molte altre parti del mondo e di amianto si continua a morire”.

 

Già individuati 380 siti a rischio elevato. Il documento presentato oggi a Casale Monferrato scaturisce dalla seconda Conferenza governativa sulle patologie asbesto-correlate, che si è tenuta a Venezia lo scorso novembre, e testimonia l’impegno a vedere realizzate, con precise priorità, un serie di azioni risolutive. Gli obiettivi, e le azioni necessarie per raggiungerli, sono suddivisi in tre aree: tutela della salute, tutela dell’ambiente, e aspetti di sicurezza del lavoro e previdenziali. Obiettivi urgenti, visto che ad oggi “sono stati mappati circa 34mila siti interessati dalla presenza di amianto in 19 regioni”. I siti con rischio più elevato (priorità 1) sono 380, ma con il procedere della mappatura potrebbero superare quota 500. Da qui la necessità di “completare la mappatura dell’amianto sul territorio nazionale”. Finora è stata garantita una prima copertura finanziaria, per diverse decine di milioni di euro, agli interventi per le situazioni di inquinamento più pericolose e acute: dal Comune pavese di Broni, dove aveva sede la Fibronit, alla stessa Casale Monferrato.

 

Migliorare la raccolta dei dati sui tumori. Sul fronte della salute, il piano punta a migliorare la raccolta dei dati sui tumori correlati all’esposizione all’amianto, definendo prioritario l’allargamento dei confini di interesse della ricerca dal mesotelioma pleurico ad altri tumori: dalla laringe all’ovaio, dal colon retto all’esofago e allo stomaco. Nel documento si sottolinea la necessità di costruire gli elenchi degli ex esposti alla fibra velenosa, e di monitorare con particolare attenzione gli operatori coinvolti nelle azioni di bonifica. Le Regioni dovranno “indagare l’entità del rischio di mesotelioma connesso all’esposizione non professionale (ambientale o paraoccupazionale)”, in quanto “nella casistica del Registro nazionale italiano dei mesoteliomi, circa l’8-10% dei casi per i quali sono state ricostruite le modalità pregresse di esposizione è risultato esposto per motivi ambientali (la residenza) o per motivi familiari (la convivenza con familiari professionalmente esposti)”. Va inoltre incentivata la creazione di una rete organizzativa nazionale basata sulla condivisione di un database clinico e biologico tra centri di alto livello, per comprendere meglio fenomeni molecolari e percorsi diagnostici e terapeutici del mesotelioma maligno.

 

“Risultati rilevanti possibili nell’arco di 3-5 anni”. Dal punto di vista della tutela ambientale, un’azione efficace “dovrebbe consentire di ottenere rilevanti risultati in un arco temporale variabile tra i 3 e i 5 anni”. Le azioni proposte spaziano dal controllo sull’assoluto rispetto dei divieti alla mappatura delle situazioni di rischio, dall’attivazione di interventi di messa in sicurezza e bonifica, anche attraverso la previsione di risorse certe e adeguate, alla promozione della ricerca su nuove tecniche per lo smaltimento dell’amianto. Nel piano si definiscono “carenti i dati sulle industrie, sulle scuole e sugli ospedali” e si parla di favorire “l’identificazione dei siti a maggior rischio anche con l’introduzione di nuove forme di incentivazione, ricorrendo per esempio a un sistema premiante”.

 

Individuare le priorità di intervento. Tra le parole d’ordine indicate dal piano, la scelta delle priorità sul fronte della bonifica: tra i circa 380 siti in classe di rischio 1 devono essere individuati quelli caratterizzati dalla maggiore rilevanza sociale e ambientale, come le scuole, le caserme e gli ospedali nel contesto urbano. Per gli interventi di messa in sicurezza di emergenza si stima “un fabbisogno immediato di alcune decine di milioni di euro” e viene ipotizzato anche il coinvolgimento del ministero dell’Istruzione per mettere in atto e completare nell’arco temporale di 3-5 anni, in modo omogeneo a livello nazionale, i necessari interventi di bonifica degli edifici scolastici.

 

Escludere i fondi per la bonifica dal Patto di stabilità. Il reperimento delle risorse finanziarie, si legge inoltre nel piano, può essere coadiuvato da interventi di defiscalizzazione delle attività di bonifica, ed è anche da prevedere l’esclusione dei fondi destinati alla rimozione dell’amianto dal Patto di stabilità e la definizione di prezzi calmierati per questo tipo di interventi. Va superato, inoltre, il problema della “grave insufficienza nell’offerta di discariche e siti di stoccaggio per amianto” che ha portato a un “massiccio ricorso a discariche estere (Germania) con forti aggravi dei costi”. Occorre, in questo senso, “un intervento legislativo volto a favorire l’autorizzazione di nuovi siti dedicati allo smaltimento, anche mediante l’impiego di cave e miniere dismesse”. Un’altra proposta è, sulla falsariga di quanto avviene in Francia, l’introduzione dell’obbligo per le compravendite immobiliari di una certificazione attestante la presenza o assenza nell’edificio di manufatti contenenti amianto.

 

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(8 aprile 2013)


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