INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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21/10/2009

Come Forrest Gump Norberto De Angelis in handbike sulla mitica Route 66

Storia sorprendente, avventurosa e a tratti cinematografica quella dell’ex campione di football americano, paralizzato agli arti inferiori dopo un incidente, poi volontario in Africa e oggi hanbiker dalle imprese limite. L’ultima: la grande “3.800 Km” americana, percorsa notte e giorno, per quasi tre mesi, da Chicago da Los Angeles

Norberto De Angelis

ROMA - Ha 45 anni, ma molte vite già vissute alle spalle. Ha negli occhi i mille colori dell'Africa, quelli che non si scordano più, e i suoi odori, strani, pungenti. Ha nei muscoli il segno di una fatica inenarrabile, quella che si fa percorrendo 3.800 Km di asfalto dalla costa californiana a Chicago, in bicicletta. Non sa quale altra grande impresa lo aspetta domani, ma oggi sente una necessità impellente: dire a tutti i disabili, come lui, paralizzato agli arti inferiori, che lo sport è una via d'uscita, una corsia preferenziale, la marcia in più per andare avanti.

Di sport, Norberto De Angelis, di Piacenza ma residente vicino Parma, si è nutrito da sempre: 110 Kg distribuiti su un fisico da culturista, il titolo di campione europeo nel 1987, con la maglia n. 99 della Nazionale di football americano. All'epoca, militava nella Lega dilettanti, a livello semiprofessionistico, tra Milano, Bologna e Bolzano. Faceva anche volontariato, Norberto, con una organizzazione non governativa di Bologna. Erano i primi anni Novanta. E proprio una missione umanitaria lo ha portato  in Africa, Tanzania.

"Il mal d'Africa?", dic. "Forse si prova in qualsiasi posto dove si va per cercare delle risposte che poi si trovano. È quello che è successo in Tanzania, dove ogni giorno mi confrontavo con una realtà favolosa, colori, odori, gente meravigliosa". Nel frattempo Norberto scopriva di sé lati insospettati, e ridimensionava tutto quello che a casa andava storto. Lì è avvenuto però anche l'incontro con il destino: per Norberto un rovinoso incidente d'auto che lo fa piombare in un coma lungo quattro mesi, da cui si risveglia paralizzato.

"Il caso ha voluto che in un posto sperduto, desolato, dove non si vede mai anima viva, passasse, dieci minuti dopo l'accaduto, un medico italiano, con a bordo del suo mezzo una bombola di ossigeno". È a lui che deve la vita, Norberto, colto da un blocco respiratorio che anche un medico Masai gli aveva diagnosticato pochi istanti prima. Passa il tempo e, come non bastasse, il destino ripresenta il conto: a Norberto due anni fa viene diagnosticato un tumore maligno. Ma si opera e guarisce. E decide di compiere un'impresa, una sfida con se stesso, perché sul domani non c'è da scommettere troppo.

"Ho scelto di salire in sella alla mia handbike, lo sport che ho scelto da disabile per la sua aerobicità, e percorrere la leggendaria Route 66, da Los Angeles a Chicago". Un'avventura estrema, su un percorso che da venti anni le mappe geografiche non segnano neanche più, perché in decadenza e desolazione, dopo l'apertura delle arterie più veloci ed attrezzate, le Interstate. Non proprio una "passeggiata di salute": ben 3.800 Km di asfalto, tra infiniti rettilinei, salite e discese, con vento a raffiche da Ovest e violenti acquazzoni a fine aprile, quando comincia, e con 50 gradi all'ombra a metà luglio, quando finisce. In tutto, 80 giorni massacranti per entrare nella storia.

"Sono l'unico al mondo ad aver fatto qualcosa di simile", racconta. "Su una strada in cui l'asfalto è in condizioni pessime, indecenti. Correndo di notte, nel periodo di caldo più torrido: dalle 22 alle 5 del mattino, per trovare una temperatura ideale. Dormendo nel motorhome preso in affitto. E la cosa mi riempie di orgoglio, ora. Prima, invece, mi chiedevo chi me l'avesse fatto fare, volevo arrivare al traguardo prima possibile, perché la fatica disumana che ho provato finisse quanto prima". Era scioccato dello sforzo da compiere, Norberto, quello non l'aveva preventivato, per lo meno in quella misura. "Uno sportivo ha già in sé capacità di coordinazione e respirazione, ha degli automatismi già acquisiti. Ma la fatica, quella mi ha impressionato davvero". L'ispirazione di una simile impresa è venuta, a Norberto, guardando un celebre film, "Forrest Gump", dove il protagonista dice, a un certo punto: "Io corro come il vento che soffia". Norberto si è detto: perché no? E il vento l'ha inseguito, sfidato, fino all'ultimo centimetro di strada e al nastro d'arrivo, a Chicago. Ha scelto l'America perché solo lì accadono le cose impossibili, al limite, e i sogni hanno concrete speranze di avverarsi. Ma anche: "Perché per i disabili è uno dei paesi più avanzati, più accessibili".

Ma è anche una terra accogliente, dal raro calore umano, sincera e piena di sensibilità: "Ovunque andassi, in qualsiasi angolo dell'America che ho attraversato, ho trovato uno straordinario rispetto nei confronti delle persone disabili, una disponibilità immediata ad aiutarci. Anche da parte dei bambini". I ricordi, neanche a dirlo, sono indelebili, e le infiammazioni articolari alle spalle, per l'impegno muscolare profuso, ancora presenti e dolorose. Ma per far arrivare il messaggio che lo sport aiuta a vivere, aiuta a sognare, questo ed altro. Norberto vorrebbe dirlo a più persone possibile, vorrebbe spiegarlo in Tv, perché la sua storia sia un sostegno per molti, un esempio da seguire.  Intanto, ha aperto un sito internet che vale la pena consultare e spulciare, per quanti spunti di poesia e saggezza offre, oltre ad un breve "Diario d'Africa" davvero sorprendente. Chissà cosa si inventa per il futuro, Norberto. Di sicuro aprirà la scatola dei cioccolatini e ne sceglierà uno, anche se, come dice sempre la mamma di Forrest, "Non sai mai quello che ti capita".

(a cura del Cip)


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