INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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07/03/2024

Infortuni al femminile, online il Dossier donne 2024 dell’Inail

Nel nuovo volume, pubblicato in occasione della Giornata internazionale dell’8 marzo, l’analisi dettagliata del fenomeno infortunistico e tecnopatico che riguarda le lavoratrici a cura della Consulenza statistico attuariale dell’Istituto

Infortuni al femminile, online il Dossier donne 2024 dell’Inail
ROMA – È online sul sito dell’Inail il Dossier donne 2024, il consueto focus sull’andamento al femminile di infortuni sul lavoro e malattie professionali, elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto in base ai dati mensili provvisori del biennio 2022-2023 e a quelli consolidati del quinquennio 2018-2022. Ad emergere, dopo la parentesi legata all’emergenza sanitaria da Covid-19, è l’immagine di una donna condizionata dal triplice ruolo di moglie-madre-lavoratrice, per la quale le difficoltà di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro possono rappresentare una fonte di rischio. Lo dimostrano i dati sugli infortuni in itinere, nel tragitto di andata e ritorno dal luogo di lavoro, che, nonostante il ridimensionamento dovuto al ricorso allo smart working nel triennio 2020-2022, in termini relativi restano sempre più elevati per le donne rispetto agli uomini. Evidente il divario per le denunce con esito mortale: l’incidenza tra le lavoratrici nel 2022 è di circa un decesso su due, con 64 casi su 133, mentre per gli uomini il rapporto scende a poco meno di uno su quattro, con 272 decessi su 1.114.

Sulla strada sono le donne a rischiare di più. La differenza di genere viene confermata considerando la categoria più ampia degli infortuni “fuori azienda”, nella quale gli infortuni in itinere si sommano a quelli avvenuti in occasione di lavoro con mezzo di trasporto coinvolto. Nel 2022 l’incidenza degli infortuni “fuori azienda”, è stata di circa il 17% per le donne e del 15% per gli uomini, mentre, per i casi mortali, la percentuale femminile sale al 61,7% (82 decessi sui 133 del 2022) e quella maschile al 44,2% (492 su 1.114). Questa situazione è giustificata sia dalla divisione dei ruoli tra uomini e donne, più impegnate nella cura della famiglia, sia dalla maggiore presenza femminile nelle attività dei servizi rispetto a quelle industriali, prevalentemente affidate agli uomini, soprattutto nei settori ad alto rischio di infortunio.

Nel 2023 calano gli infortuni femminili. Nonostante i dati ancora provvisori, tra gennaio e dicembre 2023 si registra, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una netta riduzione delle denunce di infortunio in complesso (-16,1%), dovuta alla diminuzione dei casi avvenuti in occasione di lavoro (-19,2%) e alla ripresa di quelli in itinere (+4,7%). Il contributo maggiore è stato quello delle lavoratrici, che hanno segnato un -27,6%, mentre la riduzione della quota maschile è stata dell’8,1%. Questi dati sono la conseguenza del significativo calo registrato nel 2023 dei contagi da Covid-19, che, dall’inizio della pandemia, hanno riguardato soprattutto le donne, più numerose nel settore della Sanità e assistenza sociale, il più a rischio di contagio professionale.

Violenze sul lavoro, le operatrici sanitarie e assistenziali sono le più a rischio. Le lavoratrici vittime di violenze da parte di pazienti o loro familiari nelle strutture sanitarie, o di studenti nelle scuole, fino ai casi di rapine in banca o negli uffici postali, rappresentano, nel 2022, il 2,6% di tutti gli infortuni femminili riconosciuti dall’Inail in occasione di lavoro e codificati secondo la variabile ESAW/3 Deviazione. Tra queste, oltre il 44% svolge professioni sanitarie e assistenziali. Seguono le specialiste dell’educazione e della formazione, le insegnanti di scuola primaria e le impiegate postali, con percentuali molto più contenute, rispettivamente tra il 6% e il 5%. Nel periodo 2018-2022, circa sei casi su dieci di violenza sulle donne sono stati denunciati al Nord, seguito da Centro e Mezzogiorno, entrambi con circa un quinto dei casi.

Le over 50 si infortunano più spesso. Circa il 15% di tutti gli infortuni al femminile del 2022 ha riguardato le lavoratrici con un’età compresa tra i 50 e i 54 anni, che risultano, quindi, le più colpite. In particolare, in questa fascia d’età, gli infortuni delle donne costituiscono oltre il 46% del totale riferito a entrambi i generi. Inoltre, dei 133 casi mortali femminili avvenuti nello stesso anno, oltre un quinto, con 27 casi, riguarda la classe di età 50-54 anni. Si passa poi alla fascia delle 55-59enni, con 21 casi, e a quella delle 40-44enni, nella quale si sono verificati 17 decessi.

Le malattie professionali più diffuse sono quelle del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo. Nel 2022 le lavoratrici hanno denunciato 15.881 malattie professionali, 1.003 casi in più, pari al 6,7%, rispetto all’anno precedente. Le malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo si confermano le più diffuse e, insieme a quelle del sistema nervoso, superano il 92% delle denunce femminili. Tra le patologie del sistema osteo-muscolare, le malattie più frequenti sono le dorsopatie e i disturbi dei tessuti molli (90%) e, tra quelle del sistema nervoso, la quasi totalità è rappresentata dalla sindrome del tunnel carpale. Queste tre patologie rappresentano il 74% delle denunce totali, ma la quota per le lavoratrici è dell’85% contro il 70% per gli uomini.

Più frequenti tra le donne i disturbi psichici. Si distinguono per consistenza della quota femminile sul totale delle denunce nella stessa patologia, i disturbi psichici e comportamentali e le malattie della cute, rispettivamente con il 52% e il 40%. In particolare, nel 2022, i disturbi psichici sono stati denunciati in misura simile da entrambi i sessi, con 195 casi per le donne e 183 per gli uomini, ma per le lavoratrici la percentuale sul totale delle loro malattie è dell’1,2%, il triplo di quella dei lavoratori, pari allo 0,4%. A prevalere sono i disturbi nevrotici, legati a stress lavoro-correlato, che rappresentano l’81% dei disturbi psichici per le donne e il 73% per gli uomini, seguiti dai disturbi dell’umore, rispettivamente pari al 13% e al 23%.

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