INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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11/10/2010

Processo Eternit la pericolosità dell’amianto era nota dal 1931

Il consulente Franco Carnevale ha illustrato la storia della sostanza in Italia. Apprezzata per le sue proprietà ignifughe fin dal Medioevo, i suoi primi usi semi-idustriali furono nel 1831, nella produzione di tute per i pompieri. E una delle prime edizioni di “Fahreneit 451”fu stampata, per scopi promozionali, su carta d’asbesto

Fahreneit 451

TORINO - Dei rischi per la salute connessi all'amianto si sapeva fin dal 1931, quando nel Regno Unito fu varato un provvedimento che limitava il suo impiego nell'industria tessile. E' quanto ha sostenuto in aula a Torino questa mattina Franco Carnevale, medico del lavoro, ascoltato come consulente dei pm nel processo Eternit. Carnevale ha ripercorso in una lunga esposizione, ricca di riferimenti storici e bibliografici, la storia dell'impiego dell'asbesto fin dal medioevo, quando era conosciuto e apprezzato per le sue proprietà ignifughe, grazie alle quali veniva a volte impiegato per le armature dei cavalieri.

Di amianto parlano, infatti, già documenti risalenti al sedicesimo e diciassettesimo secolo. E' del 1799 il primo contributo scientifico prodotto da mineralogisti in merito e al 1831 risalgono i suoi primi impieghi semi-industriali nella produzione di tute per i vigili del fuoco. Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, ancora, venne aperta a Torino la prima fabbrica per la lavorazione della sostanza in Italia. Una curiosità: con il governo si aprirono trattative per la realizzazione di banconote in carta di amianto, che sarebbero state particolarmente resistenti. Gli accordi, tuttavia, furono sospesi allo scoppio della guerra franco-prussiana del 1870.

La storia, inoltre, ci dice che, se nel ventesimo secolo la pericolosità di questo materiale  era già nota, la consapevolezza del problema era al contrario scarsamente diffusa. Al punto che persino l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione era coibentata con amianto. Altro particolare d'interesse emerso dalla ricostruzione di Carnevale: una delle prime edizioni del romanzo "Fahreneit 451" di Ray Bradbury - là dove si ipotizza una società futuribile dove la lettura è un reato e i libri vengono dati alla fiamme - fu stampata, con una trovata promozionale, su carta d'amianto, perché  così era impossibile bruciare il volume. In cinematografia l'asbesto, poi, fu utilizzato per produrre la neve artificiale e persino qualche opera d'arte negli anni Sessanta, fu realizzata con questo materiale.

Sul fronte giudiziario, invece, la prima sentenza di condanna per i danni alla salute dei lavoratori provocati dall'amianto risale al 1906, e venne stata pronunciata proprio da un giudice di Torino. Il giornale "Il progresso del canavese", ha spiegato Carnevale, scrisse per un certo periodo dell'alto numero di morti precoci che si registrava tra i lavoratori di una certa azienda piemontese. L'azienda denunciò la testata per diffamazione e la cosa finì davanti in tribunale. Dopo numerose consulenze di medici ed esperti, il giudice condannò l'impresa e la sentenza fu pubblicata sul giornale. L'azienda allora ricorse in appello e perse di nuovo.

Da quanto si può ricostruire dagli atti di quel processo, ha spiegato Carnevale, al tempo "ci si riferiva solo agli effetti sui lavoratori, in termini di mortalità, anche con una certa precisione, grazie al contributo dei medici condotti dell'epoca", senza sapere che tutto dipendeva dall'amianto. Ma, ha sottolineato l'esperto, "quella fu la prima sentenza con condanna sull'amianto per gli effetti nocivi sui lavoratori". Nello stesso periodo, infine, lo studioso Antonio Scarpa illustrò in un convegno come una trentina dei suoi ricoverati, tutti provenienti dalla stessa fabbrica, avessero una forma di tubercolosi particolare, che non aveva la stessa evoluzione di quella di altri pazienti. Concluse, così, che l'origine del problema di questa patologia doveva essere la fabbrica.


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