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05 giugno 2026

Sport senza barriere, la storia di Silvia De Maria: “Il bello di superare i propri limiti”

È online un nuovo episodio della serie video dedicata ai nostri assistiti che hanno subito un infortunio sul lavoro. Ognuno di loro racconta come, grazie alla pratica sportiva e ai servizi messi a disposizione dall’Inail, abbia seguito con successo un percorso di riabilitazione e reinserimento sociale

Sport senza barriere, la storia di Silvia De Maria: “Il bello di superare i propri limiti”

ROMA - “Lo sport mi ha insegnato a superare i limiti: è una porta spalancata sulle possibilità”. A raccontarsi nel nuovo video della serie “Sport senza barriere” è Silvia De Maria, mamma di Federico, ex atleta paralimpica e assistita Inail. 

L’infortunio sul lavoro: prima e dopo. Silvia è nata a Torino il 14 aprile del 1973. Ventinove anni fa, mentre si reca al lavoro in auto è vittima di un incidente stradale. “Sono laureata in Scienze dell’educazione – racconta – e quando ho avuto l’incidente lavoravo in una comunità psichiatrica a Torino: mi stavo recando lì. Nell’incidente mi sono fratturata la vertebra lombare e sono rimasta paraplegica”. Ma lo sport, da sempre sua grande passione e fonte di energia e benessere, l’aiuta a guardare avanti. “Come diceva Alex Zanardi – continua Silvia – guarda quello che ti è rimasto. L’allenamento ti insegna l’autonomia o comunque ti mette in una condizione di poter essere autonoma”. Handbike, sci di fondo, sci alpinismo, tennis in carrozzina e canottaggio: non c’è disciplina in cui Silvia non si metta alla prova. Fino ad arrivare ai Giochi Paralimpici.

Maternità e Paralimpiadi. Silvia ha partecipato, infatti, a due Paralimpiadi in due diverse specialità sportive: il tennis in carrozzina a Pechino 2008 e il canottaggio misto a Londra 2012, dove si è classificata al sesto posto. “Emozioni indimenticabili e un’adrenalina pazzesca – racconta con gli occhi che brillano – In più, io lì veramente ho conosciuto moltissime persone ed è stato bellissimo anche il confronto con gli altri”. Poi nel 2016, mentre si prepara per le Paralimpiadi di Rio, la gioia più grande: scopre di essere incinta e, con la nascita di Federico, oggi undicenne, si apre un nuovo capitolo della sua vita. Attualmente Silvia continua ad allenarsi, insegna tennis in carrozzina a bambini con sindrome dello spettro autistico e partecipa come docente a seminari e incontri didattici sul tema dello sport per le persone con disabilità.

Il sostegno dell’Inail. Dopo la riabilitazione, grazie al sostegno dell’equipe multidisciplinare Inail composta da diverse professionalità, che segue gli infortunati sul lavoro nel percorso post infortunio con l’obiettivo del reinserimento sociale, Silvia ottiene dall’Inail anche l’attrezzatura per praticare sport. L’Istituto, oltre al supporto previsto e alla fornitura di servizi agli assistiti, attraverso la convenzione quadriennale stipulata con il Comitato Italiano Paralimpico, offre la possibilità di essere avviati alla pratica sportiva e organizza giornate nelle quali è possibile sperimentare diversi sport. “Ho ricevuto un sostegno molto importante dall’Inail – osserva Silvia.”. 

L’eredità di Antonio Maglio. Precursore e personalità di riferimento in Italia nell’uso dello sport come strumento di riabilitazione e reinserimento sociale degli infortunati sul lavoro è stato proprio un medico dell’Inail, Antonio Maglio, ispiratore dei primi Giochi Paralimpici di Roma nel 1960. Il patrimonio di competenze che oggi ci appartiene in questo settore, affonda le radici in quegli anni. Il progetto “Sport senza barriere” è stato ideato per raccogliere quell’esperienza e testimoniarne il valore, offrendo un segnale di continuità.