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23 giugno 2026
Diversità e rischi psicosociali: EU-OSHA per ambienti di lavoro più sani e inclusivi
Un nuovo rapporto dell'Agenzia europea analizza i rischi psicosociali correlati al lavoro in relazione alla diversità della forza lavoro, individuando i gruppi più esposti e indicando strategie di prevenzione integrate. L'obiettivo è costruire luoghi di lavoro più equi, sicuri e produttivi per tutti
Diversità e rischi psicosociali: EU-OSHA per ambienti di lavoro più sani e inclusivi
BILBAO - L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato il rapporto "Workforce diversity and psychosocial risks: towards healthier and more inclusive workplaces" basato su una revisione sistematica della letteratura, nove casi studio in otto paesi - Austria, Belgio, Danimarca, Lituania, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, Svezia - e accordi europei delle parti sociali, interviste a rappresentanti istituzionali, datoriali e sindacali. Il rapporto propone un approccio integrato e intersezionale alla prevenzione dei rischi psicosociali per i gruppi più esposti individuati.
La diversità della forza lavoro come fattore di rischio psicosociale. Il documento esplora il legame tra diversità della forza lavoro e rischi psicosociali (PSR) correlati, intesi come quei fattori di rischio che derivano dall'organizzazione del lavoro, dalla sua progettazione e gestione carenti, dalla cultura aziendale e dal contesto sociale e psicologico in cui si svolge l'attività lavorativa. La ricerca dimostra che questi fattori contribuiscono a stress, depressione, ansia, burnout e patologie fisiche quali malattie cardiovascolari e disturbi muscolo-scheletrici, con impatti particolarmente gravi nei contesti in cui sono radicate disuguaglianze e discriminazioni. Sono otto i gruppi di lavoratori in condizione di maggiore vulnerabilità esposti in modo sproporzionato ai rischi psicosociali e ciascuno con proprie specificità e caratteristiche.
Genere e orientamento sessuale. La ricerca dimostra che le lavoratrici sono particolarmente colpite da disuguaglianze strutturali di genere, segregazione occupazionale e sessismo istituzionale, con tassi più elevati di stress, burnout, disturbi muscolo-scheletrici e violenza di genere sul lavoro, inclusa la violenza da parte di terzi. I lavoratori LGBTIQ subiscono discriminazioni, molestie e stigmatizzazione: quasi un quinto ha dichiarato di aver subìto discriminazioni sul lavoro e oltre il 30% ha riferito almeno una forma di comportamento discriminatorio.
Razzismo e background migratori. Secondo lo studio i lavoratori delle minoranze etniche affrontano razzismo istituzionale, discriminazioni e molestie, con gravi conseguenze sulla salute mentale: circa un terzo delle persone di origine africana riferisce discriminazioni razziali nella ricerca e nello svolgimento di attività lavorative. I lavoratori migranti sono concentrati nei settori più rischiosi, con contratti precari, isolamento sociale e barriere linguistiche; nell'Unione Europea circa 6,8 milioni di lavoratori nel settore dei servizi alla persona e domestici, in prevalenza donne migranti, risultano esposti a sfruttamento e violenza.
Età e generazioni. A influire sui rischi psicosociali è anche l’età, ai due estremi della vita lavorativa: i giovani lavoratori (under 30) sono colpiti da elevati tassi di stress, fatica e disagio mentale, spesso legati a contratti precari e a un'ampia esposizione a molestie da parte di clienti e terzi, con quasi la metà dei 15-24enni con bisogni di salute mentale insoddisfatti. I lavoratori anziani (55-64 anni) si confrontano con ageismo, carichi di lavoro stressanti e mancanza di aggiornamento professionale; il 32% dei lavoratori over 54 riferisce di soffrire di fatica causata o aggravata dal lavoro.
Disabilità e fattori socioeconomici. I rischi di molestie e bullismo sono quasi quattro volte superiori per i lavoratori con disabilità e malattie croniche rispetto ai colleghi in buona salute: solo la metà dei 42,8 milioni di persone con disabilità in età lavorativa nell'Unione Europea risulta occupata. I lavoratori a basso status socio-economico, infine, sono esposti a precarietà, bassi salari, isolamento e lavoro emotivamente gravoso, con la depressione come conseguenza frequentemente documentata.
Intersezionalità: quando le vulnerabilità si sovrappongono e si moltiplicano. Un elemento qualificante dell'analisi è il concetto di intersezionalità: l'esposizione ai rischi psicosociali si aggrava quando le identità dei lavoratori si sovrappongono, producendo vulnerabilità cumulative. Donne migranti impiegate nei servizi di cura, lavoratori LGBTIQ di origine etnica minoritaria o giovani con disabilità affrontano strati multipli di discriminazione ed esclusione che amplificano i rischi per la salute mentale e la sicurezza. Il rapporto segnala che i dati disponibili restano insufficienti per quantificare con precisione questi effetti combinati, evidenziando la necessità di valutazioni del rischio più articolate e di politiche aziendali più mirate.
Un approccio integrato per la prevenzione. Il rapporto propone un approccio integrato e trasversale alla prevenzione dei rischi psicosociali, che incorpori la diversità all'interno dei cicli standard di gestione del rischio - identificazione, valutazione, controllo e revisione - combinando misure universali con interventi mirati per ciascun gruppo. Questo significa affrontare congiuntamente i rischi comuni a tutta la forza lavoro e quelli specifici legati all'identità, alla condizione migratoria, all'età o alla disabilità, senza trattare la diversità come un'aggiunta ai sistemi SSL esistenti, ma come un cambiamento strutturale nel modo in cui il lavoro è organizzato e gestito, con benefici che si estendono all'intera forza lavoro.
Dalle buone pratiche alle indicazioni di policy. Nove casi studio tratti da Austria, Belgio, Danimarca, Lituania, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, Svezia e da accordi europei delle parti sociali illustrano pratiche efficaci. Tra queste la valutazione del rischio legato alle diversità, gli strumenti digitali per le piccole e medie imprese, l’integrazione di politiche di parità e prevenzione specifiche nei contratti collettivi. I fattori chiave di successo individuati includono quadri normativi con obblighi espliciti per i datori di lavoro, ispezioni del lavoro orientate alla diversità e dialogo sociale strutturato. Le indicazioni di policy sono rivolte tanto alle autorità pubbliche quanto alle parti sociali, con l'obiettivo di integrare diversità e intersezionalità nelle strategie di salute e sicurezza sul lavoro a livello di sistema.
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Pubblicazione
23/06/2026, 12:35
Ultimo aggiornamento
23/06/2026, 12:35
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