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15 gennaio 2026

Restauro dei beni culturali: tra tutela del patrimonio e sicurezza dei lavoratori

L’analisi dei principali rischi biologici e chimici richiama l’importanza di formazione, innovazione di prodotto e di processo e misure di prevenzione mirate

Restauro dei beni culturali: tra tutela del patrimonio e sicurezza dei lavoratori

ROMA - Le attività di restauro dei beni culturali si svolgono su materiali e in contesti molto diversi, esponendo gli operatori a rischi complessi e spesso difficili da circoscrivere. Una pubblicazione del Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici dell’Inail (Dit) in collaborazione con la Consulenza per la salute e la sicurezza mette in luce i pericoli biologici e chimici più rilevanti e indica le principali misure di tutela, puntando su formazione specialistica, innovazione di prodotto e di processo e corretta organizzazione del lavoro.

Un settore complesso e altamente specializzato. Il restauro dei beni culturali rappresenta un’attività fondamentale per la conservazione e la trasmissione del patrimonio storico-artistico italiano. Come definito dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, il restauro è un intervento diretto sul bene, finalizzato sia alla sua integrità materiale sia alla tutela e trasmissione dei suoi valori culturali. Gli operatori del settore intervengono su opere e manufatti estremamente eterogenei: edifici storici, reperti archeologici, dipinti, mosaici, materiali lapidei, lignei, cartacei e tessili. Questa varietà implica contesti di lavoro differenti – indoor, outdoor o misti – e una molteplicità di rischi che rendono essenziale una pianificazione accurata delle fasi operative e una stretta collaborazione tra le diverse figure professionali coinvolte.

I pericoli di natura biologica. Molti materiali oggetto di restauro, come carta, legno, tessuti, pigmenti organici e intonaci, costituiscono substrati ideali per la crescita di microrganismi. Batteri, alghe e microfunghi di origine naturale possono causare il cosiddetto biodeterioramento, compromettendo l’integrità fisica ed estetica delle opere. La presenza di biofilm, ossia un’aggregazione complessa di microrganismi che si forma sulla superficie dei beni in questione, soprattutto nei contesti outdoor, amplifica il degrado e rende più difficili gli interventi di risanamento. In questo ambito si inserisce il biorestauro, una pratica innovativa che utilizza microrganismi ed enzimi selezionati per la pulitura e il consolidamento delle opere, offrendo vantaggi in termini di minore invasività e maggiore sostenibilità, pur richiedendo un’attenta valutazione dei rischi per i lavoratori, soprattutto nei casi in cui l’opera su cui intervenire sia ubicata in ambienti esterni naturali. In essi, infatti, l’ampia varietà di organismi viventi presenti può, potenzialmente, includere anche agenti pericolosi per la salute umana.  

I rischi chimici nelle operazioni di restauro. Le attività di restauro prevedono l’uso diffuso di sostanze e miscele chimiche: solventi, vernici, resine, biocidi, adesivi e consolidanti. Molti di questi prodotti contengono composti organici volatili, metalli pesanti o altre sostanze pericolose, con potenziali effetti sulla salute per inalazione o contatto cutaneo. Le criticità aumentano quando gli interventi devono essere eseguiti in loco, senza adeguati sistemi di ventilazione. Il focus dell’Inail sottolinea l’importanza di una corretta identificazione delle sostanze secondo la normativa europea (Regolamento CLP) e dell’adozione di misure tecniche e organizzative adeguate, come la ventilazione, l’uso di dispositivi di protezione individuale e la riduzione dei tempi di esposizione.

Prevenzione, innovazione e formazione. Accanto alle misure tecniche, assume un ruolo centrale l’innovazione, sia di prodotto sia di processo. La sostituzione di sostanze pericolose con alternative meno tossiche e più sostenibili – come vernici a base acquosa, consolidanti inorganici o materiali di origine naturale – rappresenta una strategia chiave di prevenzione. Allo stesso tempo, l’innovazione di processo, come nel biorestauro effettuato tramite microrganismi naturali non pericolosi per l’uomo, o nel restauro “green” dei materiali cartacei, contribuisce a ridurre l’impatto sulla salute e sull’ambiente. Fondamentali restano anche le misure organizzative: informazione e formazione specifica degli operatori, fin dalla definizione dei profili professionali, sono essenziali per garantire la sicurezza dei lavoratori e la qualità degli interventi su un patrimonio di valore inestimabile.

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