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12 giugno 2024

Insetti e nutrizione, in un focus tecnico Inail l’analisi dei rischi professionali

Il focus inaugura la nuova collana editoriale curata dalla Consulenza tecnica salute e sicurezza dell’Istituto, che esamina fattori di rischio lavorativi e aspetti specifici di igiene industriale, prevenzione, assicurazione, reinserimento lavorativo

Insetti e nutrizione, in un focus tecnico Inail l’analisi dei rischi professionali

Immagine alimenti

ROMA – Quali sono i profili igienistici da conoscere e tenere presenti in un settore produttivo ancora poco diffuso come quello dell’allevamento e della trasformazione degli insetti destinati all’alimentazione? Come valutare i fattori di rischio infortunistico, specialmente quelli biologici, per i lavoratori del settore? E quali misure di prevenzione e di protezione vanno attivate per assicurare salubrità di ambienti e profilassi degli operatori? Risponde a queste domande uno studio recente della Consulenza tecnica salute e sicurezza (Ctss) dell’Inail, disponibile gratuitamente fra le pubblicazioni consultabili sul portale dell’Istituto. Il documento dà avvio alla collana editoriale “Focus tecnici salute e sicurezza sul lavoro”, con cui la Consulenza intende approfondire tematiche specifiche in materia di igiene industriale, cicli economici di produzione, monitoraggio di cause e circostanze di infortuni, rischi lavorativi tradizionali ed emergenti nella loro correlazione con le malattie professionali, interventi tecnici di prevenzione, protezione e reinserimento lavorativo.

Il contesto di riferimento. Come rilevano gli autori nell’introduzione, nei Paesi occidentali l’assunzione alimentare di insetti è al centro del dibattito pubblico e di un interesse crescente per le poten­zialità nutrizionali riscontrate. Presenti in natura con oltre un milione di spe­cie descritte, dotati di alto valore nutrizionale con elevati tassi riproduttivi, gli insetti hanno bisogno di spazi limitati, cibo minimo e poca acqua per essere allevati. Rappresentano una fonte di proteine, in grado di soddisfare la richiesta crescen­te di alimentazione a livello planetario. Secondo studi recenti, si ritiene che circa 2100 differenti specie di insetti siano utilizzate a scopo alimentare e costituisca­no già parte della dieta di 2 miliardi di persone nel mondo. Sotto il profilo igienistico-industriale, il settore è di interesse non solo per la varietà dei cicli produttivi, che cambiano a seconda delle tipologie specifiche di allevamento e di trasformazione degli insetti, ma anche per la necessità di conoscere i rischi specifici cui sono esposti i lavoratori, ancora poco noti in relazione al carattere innovativo di questo comparto.

Caratteristiche produttive e normativa di settore. Dopo aver riepilogato una ricerca della Fao, che enuclea i vantaggi dell’allevamento di insetti rispetto a quello di altre produzioni animali in termini di valore nutrizionale, maggiore efficienza di conversione e riduzione notevole della produzione di gas serra, il report della Ctss si sofferma sulla normativa di riferimento, ampia e in continua evoluzione. Norme comunitarie e nazionali, opportunamente richiamate nel testo, disciplinano dettagliatamente le modalità di allevamento, l’utilizzo di mangimi autorizzati, i sistemi di identificazione degli operatori, degli stabilimenti, degli animali e delle produzioni alimentari, con procedure precise di conoscibilità e tracciabilità.

L’esame delle fonti principali di rischio igienistico. Oltre ai rischi tradizionali comuni ad altri cicli produttivi, come cadute, movimentazione manuale dei carichi, esposizione a rumore e vibrazioni, in questo settore emergono specificamente quelli di natura biologica e chimica. I rischi biologici sono potenzialmente rappresentati da batteri, virus e funghi ospiti degli insetti allevati. L’indagine sulla presenza di agenti biologici va effettuata anche nelle fasi di produzione successive all’allevamento e nelle tappe di stoccaggio e conservazione dei prodotti finiti, oltre che nella gestione dei rifiuti prodotti. Reazioni allergiche per gli addetti agli allevamenti di insetti possono insorgere in seguito a esposizione cutanea, ingestione accidentale e inalazione di particelle di insetti. Riguardo al rischio chimico, esso può essere rappresentato dall’esposizione a sostanze utilizzate per la pulizia e la disinfezione degli allevamenti, dei macchinari e degli ambienti di lavoro, oltre a sostanze tossiche prodotte dagli insetti a scopo difensivo.

Le misure di prevenzione e protezione negli ambienti di lavoro. Nella predisposizione di valide misure prevenzionali e protettive per la salute degli addetti, il Focus raccomanda di tenere in debito conto le specie di insetti allevate, le condizioni di allevamento e di alimentazione, i processi produttivi. Ricordando quanto dispone in tema una nota del Ministero della Salute del settembre 2023, nella progettazione di stabi­limenti per l’allevamento di insetti va valutata attentamente l’ubicazione (ad es. vicinanza a centri abitati o acquitrini) per, per evitare la potenziale presenza o introduzione di infestanti e parassiti. In base alle dimensioni e al sistema di allevamento, occorre prevedere aree separate per l’allevamento e lo stoccaggio, individuare zone di ingresso e di uscita dai locali, con una separazione adeguata tra il percorso pulito e quello sporco per evitare contaminazioni incrociate. Ancora, è importante attivare con modalità rigorose pulizia e disinfezione dei locali e delle strutture per garantire il rispetto delle norme igieniche. Il trasporto degli insetti vivi va effettuato attraverso veicoli e contenitori puliti, opportunamente disinfettati tra un viaggio e l’altro.

Preparazione idonea per addetti e operatori. Sempre in base alla nota ministeriale citata, il personale addetto alle attività di allevamento di insetti deve ricevere una formazione adeguata in merito alle attività da svolgere, includendo anche le misure da adottare in caso di patologie. È importante prevedere impianti di aspirazione/ventilazione per ridurre l’esposizione dei lavoratori a polveri aerodisperse, e progettare processi lavorativi adottando, laddove possibile, sistemi chiusi e automa­tizzati. Da ultimo, il personale che opera nelle zone a rischio biologico deve essere dotato di dispositivi di protezione adeguati e specifici, come ad esempio semimaschere filtranti.

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