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16 maggio 2018

Prevenzione alimentare al lavoro, conclusa la prima fase del progetto per i dipendenti Inail

Interesse e adesione positiva da parte dei lavoratori della Direzione generale che hanno fatto da “volontari” all’iniziativa promossa dall’Istituto per incoraggiare un’alimentazione corretta e stili di vita più sani. Presentate le prime valutazioni post questionario, da maggio a dicembre il programma prosegue con focus group, colloqui individuali e incontri con nutrizionisti e psicologi

Prevenzione alimentare al lavoro, conclusa la prima fase del progetto per i dipendenti Inail

imamgine news prevenzione

Sono per la maggior parte donne, con un’età media di 52 anni, e curano la propria salute attraverso controlli clinici e di laboratorio. Insieme agli uomini, usano per lo più la mensa per il loro pasto quotidiano, non disdegnando però anche il cibo portato da casa e orientandosi su verdura, frutta e yogurt. E chiedendo spremute e yogurt nei distributori automatici.
 
Un progetto della Direzione centrale prevenzione con la partecipazione di altre strutture Inail. É quanto emerso sinteticamente dalle valutazioni preliminari sui risultati dei questionari al termine della prima fase del progetto “Prevenzione alimentare al lavoro”, presentata mercoledì 9 maggio. Rivolto ai dipendenti della sede centrale, il progetto, dopo l’approvazione del Direttore generale dell’iniziativa complessiva e del relativo piano operativo, è stato sviluppato e viene coordinato e gestito dalla Direzione centrale prevenzione con il coinvolgimento di altre strutture interne e con informative fornite alle rappresentanze sindacali e al Datore di lavoro dello stabile di Piazzale Pastore.
 
L’avvio nel secondo semestre 2017. Nella prima fase, da maggio a dicembre scorso, i dipendenti che volontariamente hanno deciso di partecipare hanno compilato on line un questionario anonimo, permettendo una prima valutazione del loro livello di conoscenze e di comportamenti connessi alle abitudini alimentari e una ricognizione preliminare dei fattori presenti nell’ambiente di lavoro in grado di influenzarne la condotta.
 
In 213 a compilare il questionario, più le donne a partecipare. Ne è scaturito un report, con dati e spunti di analisi, che è stato illustrato dal Direttore centrale prevenzione, Ester Rotoli. “Il progetto vuole essere uno strumento di welfare attivo, affinché la salute sia un valore positivo che torna all’amministrazione e ai lavoratori”, ha esordito Rotoli, che ha poi elencato i risultati del test. A rispondere al questionario sono stati complessivamente 213 lavoratori, ripartiti in 160 donne e 53 uomini. Di questo totale, in 109 (84 donne, 25 uomini) si sono detti disposti a proseguire in maniera non anonima nella prosecuzione del progetto. L’età media del campione si attesta sui 52 anni per le lavoratrici, mentre quella degli addetti di sesso maschile è di 54 anni.
 
Dal campione informazioni generali su salute e abitudini alimentari. Ad essersi rivolti al proprio medico curante o a uno specialista negli ultimi 6 mesi è stato l’80% delle donne, a fronte del 75% degli uomini, così come è stato l’88% delle lavoratrici a effettuare esami di laboratorio rispetto all’83% dei loro colleghi maschi. L’attività fisica giornaliera registra un dato positivo a favore degli uomini, che al 25% la svolgono all’aria aperta per più di 30 minuti rispetto al 13% delle donne.
 
Si mangia prevalentemente a mensa, molto spazio alle verdure, poco a frutta e legumi. Riguardo alle abitudini alimentari, al crescere dell’età, in entrambi i sessi, viene registrata la tendenza a usufruire in minor misura degli spuntini giornalieri rispetto agli altri pasti principali, tra cui il pranzo, che viene consumato dal 56,7% principalmente in mensa, a cui segue al 26,3% quello portato da casa. E sempre a mensa, sia uomini che donne mangiano più frequentemente le verdure, mentre gli uomini privilegiano il primo piatto. La nota dolente è data dal valore molto basso per entrambi del consumo di frutta e di legumi.
 
Tra le richieste, yogurt e spremute nelle macchinette del caffè. Dal questionario sono emerse anche alcune proposte dal punto di vista organizzativo, che saranno tenute in conto per facilitare una corretta alimentazione sul luogo di lavoro. Per esempio, il 37% dei rispondenti ha chiesto di avere a disposizione aree dedicate per la pausa pranzo, una maggiore varietà di prodotti freschi come yogurt, frutta e spremute nei distributori automatici (49%), più scelta a mensa di alimenti a favore di chi è soggetto a intolleranze alimentari o deve seguire un regime alimentare.
 
Uno strumento per conciliare vita e lavoro, esportabile anche ad altre amministrazioni. Per il Direttore centrale delle risorse umane dell’Inail Giuseppe Mazzetti, il progetto intende rappresentare un segnale della politica dell’Istituto per la diffusione del benessere organizzativo tra i dipendenti, così come viene recepito, tra l’altro, anche dai recenti contratti di categoria, che pongono una specifica attenzione alla vita sociale e di relazione. Si tratta di un’iniziativa - ha proseguito Mazzetti - che ha riscosso apprezzamenti anche all’esterno: è stata presentata al XXI Congresso mondiale della salute e sicurezza sul lavoro di Stoccolma nel 2017 e al Seminario organizzato dal CUG a marzo di quest’anno sulla valutazione del rischio in ottica di genere. Una volta terminata, potrebbe anche essere un modello di trasferibilità presso altre amministrazioni, come previsto dalla piattaforma “Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari” del Ministero della Salute. Dai pareri e dai suggerimenti che saranno via via raccolti – ha concluso - potranno arrivare anche indicazioni utili da inserire nel capitolato tecnico per il prossimo appalto dei servizi di ristorazione interna.
 
Una dieta salutare per prevenire obesità e malattie cardiovascolari.
 Delle abitudini alimentari del campione di dipendenti esaminati ha parlato Tiziana Maria Baccolo,
ricercatore del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, che ha riportato i dati salienti dello studio effettuato insieme alla collega Maria Rosaria Marchetti. Dopo aver premesso che in Europa l’80% delle malattie cardiovascolari e il 40% dei tumori potrebbero essere prevenuti con una dieta salutare, una regolare attività fisica e con l’abolizione del fumo, Baccolo è entrata nel dettaglio, rilevando dalla ricerca Inail che le patologie maggiormente registrate sono il colesterolo (28%) e l’ipertensione arteriosa (25%) e che ad essere in sovrappeso risultano gli uomini più che le donne, che ne hanno anche una maggiore percezione. Ha infine rimarcato le 5 regole fondamentali per una corretta alimentazione dettate dal Ministero della Salute (più frutta e verdura, riduzione dei grassi animali, varietà di combinazione degli alimenti, attenzioni alla quantità delle porzioni, consumo abbondante di acqua).
 
Le influenze psicologiche alla base dei comportamenti alimentari. Sulle implicazioni psicosociali si è invece soffermata Ilaria Rossi, referente della Direzione centrale prevenzione, parlando della interdipendenza dei fattori determinanti nella condotta nutrizionale, che si basa su indicazioni di tipo biologico, psicologico e sociali e regola lo stile di vita. Un comportamento alimentare scorretto può derivare da disturbi dell’umore, ansia, depressione e può generare disturbi biologici fino a malattie cardiovascolari, a obesità, diabete e tumori. Il rapporto con il cibo - ha spiegato Rossi - non è neutrale: si fonda su credenze individuali, intenzioni e aspettative, come il famoso “lunedì”, giorno iniziale di tutte le diete. Può avere un utile compagno di viaggio nell’autostima personale, che attraverso 6 pilastri (consapevolezza, autoaccettazione, autoresponsabilità, autoaffermazione, fissazione di obiettivi e integrità personale), è in grado di influire notevolmente sugli atteggiamenti e sulle decisioni da assumere anche a tavola.  
 
Cibo tra news e false verità. Come ha spiegato Stefano Signorini, responsabile della sezione “Supporto alla prevenzione” del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, il rapporto tra alimentazione e informazione può prestarsi facilmente a fraintendimenti se non a vere manipolazioni. Da Popeye e le sue abbuffate di spinaci, che non sono affatto una buona fonte di ferro per l’organismo, all’uso accorto della frutta, che non va bandita dalla tavola dei diabetici fino alle diete miracolistiche dei 7 chili in 7 giorni e alle barrette alimentari in grado di sostituire pasti nutrienti e completi, sono molte le fakenews propalate in campo alimentare. La soluzione? Andare sempre alle fonti riconosciute e garantite, come l’Istituto Superiore di Sanità, il ministero della Salute, il Crea, che sui loro siti oltre a informare correttamente contribuiscono a spazzare il campo da disinformazioni e falsità.
 
Da maggio a dicembre 2018, focus group e incontri con gli specialisti. Conclusa la prima fase, il progetto prevede ora da maggio a giugno dei focus group organizzati, costituiti da 4 gruppi omogenei rappresentativi delle abitudini e delle caratteristiche alimentari: il gruppo “Mensa” (18 partecipanti), “Allergie/intolleranze alimentari” (22), “Porto da casa” (16) e “Bar/ristorante” (15). Da giugno e fino alla fine del 2018 il campione sperimentale selezionato parteciperà a colloqui individuali, condotti da uno psicologo del lavoro, che indagherà sui fattori motivazionali, e da un nutrizionista, al quale verrà affidata la stesura del piano nutrizionale individuale. A seguire, sono previsti incontri di gruppo con l’obiettivo di identificare gli aspetti e i vissuti emotivi prima di concludere con una check-list di gradimento e un questionario sul benessere generale.