Allevatori, operatori del settore zootecnico e veterinari, in stretto contatto con gli animali e con l’ambiente di allevamento, sono considerati a rischio di sviluppo di infezioni sostenute da batteri resistenti.
I rischi sono legati al passaggio per contatto diretto di microrganismi resistenti tra animali e uomo ma anche attraverso le pratiche lavorative routinarie (gestione della lettiera, pulizia degli ambienti, movimentazione degli animali).
Ad esempio, l’isolamento di LA-MRSA (Livestock-Associated meticillin-resistent Staphylococcus aureus) è comunemente riscontrato in soggetti in contatto con il bestiame o che abitano in aree a alta densità zootecnica.
LA-MRSA è resistente alla maggior parte degli antibiotici e può risultare difficile da debellare, causando disabilità permanenti e morte in soggetti immunodepressi.
Altre zoonosi (i.e.: malattie infettive trasmissibili tra animali e uomo) causate da batteri ormai resistenti a molteplici classi antibiotiche sono la campilobatteriosi, la salmonellosi e le infezioni sostenute da Escherichia coli. I rischi per la salute umana in relazione all’utilizzo di antibiotici in ambiente zootecnico sono riconducibili a due principali fattori: la quantità di antibiotici utilizzati e l’importanza delle molecole utilizzate.
Quantità di antibiotici utilizzati
Dal 2009 al 2023 i dati sulla vendita di antimicrobici ad uso veterinario sono stati resi noti attraverso il progetto Esvac (European Surveillance of Veterinary Antimicrobial Consumption database - Sorveglianza europea del consumo di antimicrobici veterinari), a cui hanno partecipato 31 Paesi dell’Unione Europea (UE) su base volontaria. Da gennaio 2024, a seguito dell’emanazione del Regolamento delegato (UE) 2021/578 della Commissione, tutti gli Stati membri dell’UE e dello Spazio Economico Europeo (SEE) sono obbligati a comunicare i dati sulle vendite e sull’uso dei medicinali antimicrobici negli animali attraverso una piattaforma gestita dall’EMA (European Medicines Agency – Agenzia europea dei medicinali). Il primo rapporto annuale ESUAvet (European Sales and Use of Antimicrobials for Veterinary Medicine - Sorveglianza Europea delle Vendite e dell'Uso di Antimicrobici per la Medicina Veterinaria), con i dati relativi al 2024, riporta che il 98% del totale delle vendite ha riguardato antibiotici destinati agli animali da produzione alimentare (bovini, suini, polli e tacchini), soprattutto penicilline e tetracicline, seguite da macrolidi. È stata osservata una grande differenza tra i vari Stati membri, con valori compresi tra 10,6 mg/kg e 107,3 mg/kg; le vendite aggregate per l'UE sono state pari a 34,3 mg/kg, con un calo dell'8,2% rispetto al 2023. Per il 2024, l’Italia insieme con Francia, Germania, Polonia e Spagna ha rappresentato il 75% del volume totale delle vendite.
L'importanza delle molecole utilizzate
Il gruppo di esperti ad hoc di consulenza antimicrobica (AMEG - Antimicrobial Advice Ad Hoc Expert Group) dell’EMA ha categorizzato gli antibiotici destinati all’impiego negli animali in base alle possibili conseguenze del loro uso sulla salute pubblica e alla necessità di utilizzo degli stessi negli animali. Questa classificazione rappresenta uno strumento a supporto delle decisioni del medico veterinario in merito a quale principio attivo utilizzare e non intende sostituire le linee guida terapeutiche sull’uso degli antibiotici, che tengono in considerazione anche altri fattori.
La classificazione include quattro categorie:
- Categoria A - AVOID (evitare): antibiotici non autorizzati ad uso veterinario nell’UE, non dovrebbero essere usati in animali destinati alla produzione di alimenti e possono essere somministrati agli animali da compagnia solo in circostanze eccezionali.
- Categoria B - RESTRICT (limitare): antibiotici molto importanti in medicina umana, l’uso negli animali dovrebbe essere limitato e preso in considerazione in mancanza di antibiotici appartenenti alle categorie C e D ritenuti clinicamente efficaci. L’utilizzo dovrebbe essere basato su esami di suscettibilità antimicrobica.
- Categoria C - CAUTION (attenzione): per gli antibiotici di questa categoria esistono alternative nella medicina umana, dovrebbero essere presi in considerazione in assenza di antibiotici appartenenti alla categoria D clinicamente efficaci.
- Categoria D - PRUDENCE (prudenza): antibiotici che andrebbero usati come trattamenti di prima linea, in ogni caso utilizzati con prudenza.
Per tutti gli antibiotici dovrebbe essere evitato l’uso non necessario, i periodi di trattamento eccessivamente lunghi e i sottodosaggi. Il trattamento di gruppo va limitato in caso di impossibilità del trattamento individuale