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Dispositivi di protezione individuale da agenti biologici

I Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) sono attrezzature utilizzate allo scopo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori (guanti, occhiali, visiere, maschere facciali filtranti, scarpe, ecc.).

Il loro utilizzo è raccomandato quando, nonostante l'applicazione delle misure di prevenzione e protezione collettive, i rischi cosidetti "residui" non sono eliminati o ridotti a livelli accettabili e devono essere ulteriormente contenuti.

Gli indumenti da lavoro d'altra parte, non sono DPI (tute, camici, ecc.) e non proteggono il lavoratore dai rischi specifici, servono per lo più ad evitare di sporcare o contaminare gli abiti civili e devono essere tolti quando il lavoratore abbandona l'area di lavoro, riposti separatamente dai normali indumenti e, se necessario, disinfettati, puliti o sostituti.

I DPI sono classificati in tre categorie (Regolamento (UE) 2016/425):

  • I categoria: di progettazione semplice (guanti generici per normali attività di pulizia, creme barriera)
  • II categoria: dispositivi non inclusi nei gruppi I e III
  • III categoria: di progettazione complessa, destinati a proteggere da lesioni gravi, permanenti o dalla morte (ad es. protezione delle vie respiratorie da agenti biologici pericolosi) per l'utilizzo dei quali è obbligatorio l'addestramento.

Il contatto con gli agenti biologici può avvenire in vari modi: attraverso la pelle, le mucose, le vie aeree, l'ingestione accidentale o per via parenterale anche tramite morsi, graffi e punture di insetti.

È necessario quindi, utilizzare i DPI specifici più idonei a prevenire le diverse modalità di infezione:

  • protezione del corpo
  • protezione delle mani
  • protezione degli occhi
  • protezione delle vie respiratorie

 

Guanti I guanti monouso possono essere certificati come dispositivi di protezione individuale (DPI), come dispositivi medici o entrambi, in tal caso devono essere sottoposti alle procedure di valutazione di conformità relative a tutte le direttive applicabili.

I dispositivi di protezione delle mani per il rischio biologico prevengono il contatto della cute con agenti infettivi pericolosi, quindi sono progettati allo scopo di fornire a chi li indossa una efficace barriera protettiva nei confronti di liquidi, fluidi corporei, secrezioni, strumenti e materiali contaminati, mucose e cute infette dei pazienti. I dispositivi medici, d’altro canto, riducono la probabilità che le mani del personale, contaminate da microrganismi, possano trasmettere le infezioni per contatto diretto e indiretto.

Le norma UNI EN 455 è lo standard di riferimento per i “Guanti medicali monouso” e si suddivide in 4 parti:

  • Parte 1: Requisiti e prove per l'assenza di fori
  • Parte 2: Requisiti e prove per le proprietà fisiche
  • Parte 3: Requisiti e prove per la valutazione biologica
  • Parte 4: Requisiti e prove per la determinazione della durata di conservazione

Mentre, i guanti che sono dispositivi di protezione individuale (DPI), devono essere conformi alla UNI EN ISO 21420 “Guanti di protezione - Requisiti generali e metodi di prova”, che definisce i requisiti generali per la progettazione e la fabbricazione. La norma elenca, inoltre, i metodi di prova per testare la resistenza dei materiali dei guanti alla penetrazione dell’acqua, l’innocuità e il comfort e fornisce le indicazioni circa la marcatura e le informazioni che devono essere fornite dal fabbricante. Un indice di prestazione viene assegnato per ciascuna prova cui viene sottoposto il guanto ed è quasi sempre espresso con un numero che varia da 0 a 4.

In aggiunta, i guanti di protezione delle mani per il rischio chimico e biologico devono essere certificati per la conformità alla UNI EN 374 “Guanti di protezione contro i prodotti chimici e microorganismi pericolosi”, composta da 5 parti:

  • Parte 1: Terminologia e requisiti prestazionali per rischi chimici
  • Parte 2: Determinazione della resistenza alla penetrazione
  • Parte 3 sostituita dalla EN 16523-1: “Determinazione della resistenza dei materiali alla permeazione dei prodotti chimici” - Permeazione dei prodotti chimici liquidi potenzialmente pericolosi in condizioni di contatto continuo
  • Parte 4: Determinazione della resistenza alla degradazione per i prodotti chimici
  • Parte 5: Terminologia e requisiti prestazionali per rischi da microorganismi.

Il pittogramma del rischio biologico viene apposto se il guanto è conforme almeno al livello 2 di prestazione per la prova di penetrazione dell’acqua, eseguita secondo la norma UNI EN ISO 21420, e risulta conforme ai requisiti previsti dalla UNI EN 374-5 per le prove di perdita di acqua e aria. Inoltre, perché possa essere certificata anche la protezione dai virus, indicata da un’apposita scritta sotto al pittogramma, i guanti devono aver superato uno specifico test previsto nella ISO 16604 procedura B.

I materiali comunemente utilizzati per la produzione dei guanti di protezione dagli agenti biologici sono: il vinile, il lattice e il nitrile; ogni materiale presenta caratteristiche peculiari relativamente a comfort, ergonomia e prestazioni, che in linea generale sono usualmente superiori per quelli in nitrile. Il tipo di attività nella quale saranno utilizzati, il livello di protezione desiderato e le considerazioni di tipo ergonomico effettuate a valle di specifica valutazione del rischio, saranno fondamentali per scegliere il tipo di guanto più idoneo da adottare.

Gli indumenti di protezione per il rischio biologico proteggono la cute e prevengono la contaminazione degli abiti durante le procedure invasive, le pratiche assistenziali e di laboratorio che possono provocare contatto con sangue, liquidi biologici, secrezioni o escrezioni.

Come per le maschere filtranti per la protezione delle vie aeree, anche per gli indumenti è necessario distinguere tra dispositivi di protezione (DPI) e dispositivi medici, le due categorie di dispositivo, infatti, fanno riferimento a specifiche e distinte norme tecniche, sono conformi a requisiti prestazionali differenti e sono utilizzati con uno “scopo” diverso. I DPI prevengono il contatto diretto con agenti biologici pericolosi e proteggono l’utilizzatore dalle infezioni, mentre i dispositivi medici hanno l’obiettivo di proteggere il paziente, l’ambiente e la strumentazione dal rischio di cross-contaminazione o di contaminazione da parte dell’operatore. I dispositivi che proteggono sia l’operatore che il paziente e/o l’ambiente e l’attrezzatura devono essere prodotti e testati in conformità alle normative di riferimento di entrambe le categorie.

Gli indumenti di protezione per il corpo devono essere conformi a specifici requisiti prestazionali dei materiali, degli assemblaggi e delle cuciture (indicati nella UNI EN 14325) e alla più generale UNI EN 13688 per quanto riguarda ergonomia, innocuità dei materiali, taglie, invecchiamento, compatibilità, marcatura e le informazioni che devono essere obbligatoriamente fornite dal fabbricante.
Per le prestazioni dei materiali utilizzati per gli indumenti di protezione dal rischio biologico, la norma tecnica di riferimento è la UNI EN 14126 nella quale sono specificati i requisiti e i metodi di prova per gli indumenti di protezione riutilizzabili e di uso limitato che forniscono protezione contro gli agenti infettivi. Tale norma non tratta gli indumenti utilizzati in sala operatoria e i teli chirurgici che sono dispositivi medici.

La UNI EN 14126 prevede la classificazione degli indumenti rispetto alla resistenza offerta dal tessuto alla penetrazione di agenti infettivi per le diverse modalità di trasmissione, nello specifico classifica la:

  • resistenza alla penetrazione di liquidi contaminati sotto pressione idrostatica
  • resistenza alla penetrazione degli agenti infettivi dovuta al contatto meccanico con sostanze contenenti liquidi contaminati
  • resistenza alla penetrazione di aerosol liquidi contaminati
  • resistenza alla penetrazione di particelle solide contaminate

La norma tecnica non fornisce un valore soglia di protezione al di sopra del quale l’indumento è considerato conforme ma, per ciascun requisito, indica da un minimo di 3 a un massimo di 6 livelli di prestazione, definiti sulla base del superamento di batterie di test condotti in condizioni sempre più stressanti o per tempi di esposizione più lunghi.

Gli indumenti di protezione dagli agenti biologici, quindi, dovrebbero riportare oltre all’indicazione di conformità alla UNI EN 14126 anche la classificazione, per ciascun requisito, nel livello di prestazione più elevato che sono in grado di offrire. 
Data l‘elevata variabilità degli agenti biologici pericolosi (batteri, virus, funghi) è fondamentale individuare il livello di prestazione minimo idoneo a proteggere il lavoratore dall’esposizione sulla base della valutazione dei rischi, tenuto conto delle possibili vie di trasmissione e delle modalità di contatto.

I DPI per le vie respiratorie sono diversi in base allo scopo per cui devono essere impiegati; l'obiettivo però è sempre evitare o limitare l'ingresso di agenti potenzialmente pericolosi (fumi, polveri, fibre o microrganismi) nelle vie aeree. La protezione è garantita dalla capacità filtrante dei dispositivi in grado di trattenere le particelle aerodisperse, per lo più in funzione delle dimensioni, della forma e della densità, impedendone l'inalazione.

I microrganismi sono trasportati in aria adesi a particelle solide o liquide (bioaerosol) in grado di rimanere in sospensione per periodi di tempo variabili a seconda delle dimensioni. Pertanto, nello svolgimento di attività che potrebbero causare dispersione di bioaerosol, è necessario utilizzare i DPI per le vie respiratorie per prevenire il rischio di esposizione agli agenti biologici patogeni. Alcuni esempi di attività lavorative a rischio sono: le attività sanitarie a contatto con pazienti affetti da malattie infettive a trasmissione aerea, le attività zootecniche, alcune procedure condotte nei laboratori biologici e microbiologici, il lavoro presso impianti di trattamento di rifiuti solidi o liquidi e la manutenzione e bonifica di impianti idrici e di climatizzazione.

I DPI più utilizzati per la protezione delle vie aeree sono le semimaschere filtranti monouso che soddisfano i requisiti richiesti dalla norma tecnica UNI EN 149:2001 (Semimaschere filtranti antipolvere - Requisiti, prove, marcatura). Questi sono dispositivi muniti di filtri che proteggono bocca, naso e mento; si suddividono in tre classi in funzione dell'efficienza filtrante: FFP1, FFP2 e FFP3. Le lettere FF sono l'acronimo di "facciale filtrante", P indica la "protezione dalla polvere", mentre i numeri 1, 2, 3 individuano il livello crescente di protezione (bassa > 80%, media > 94% e alta > 99%). In presenza di contaminazioni elevate o di agenti biologici estremamente pericolosi come quelli di gruppo 4 (per es. virus delle febbri emorragiche), potrebbe essere necessario isolare completamente l'operatore dall'ambiente esterno impiegando autorespiratori che forniscono aria diversa da quella dell'ambiente di lavoro.

In virtù del fatto che, in mancanza di una norma specifica, sono riconosciute valide le certificazioni CE di Tipo rilasciate da un Organismo Notificato, attualmente sono disponibili dispositivi per la protezione delle vie aeree dagli agenti biologici di gruppo 2 e 3, come DPI di III categoria che non rispondono alla norma UNI EN 149, ma sono dotati di certificazione CE di Tipo.

Per le attività sanitarie, veterinarie o di laboratorio e, comunque in presenza di pazienti, animali o campioni biologici potenzialmente infetti da microrganismi a trasmissione aerea responsabili di patologie gravi quali meningite, tubercolosi ecc., è raccomandato l'utilizzo di maschere intere con protezione P2, aventi capacità filtrante pari almeno al 95%, perdita di tenuta non superiore al 10% ed efficienza di filtrazione dei microrganismi del 94%. Nell'esecuzione di particolari procedure assistenziali che possono aumentare il rischio di dispersione nell'aria di secrezioni respiratorie (es. broncoscopie, aerosolterapie) è raccomandabile dotarsi di protezioni aventi efficienza filtrante P3.

Non sono DPI le "mascherine chirurgiche" o "igieniche" sprovviste di filtro di cui alla norma UNI EN 14683, comunemente impiegate in ambito sanitario e nell'industria alimentare. Queste infatti appartengono alla categoria dei dispositivi medici e non proteggono l'operatore, bensì il paziente o l'alimento dalle possibili contaminazioni.

Al termine della procedura di valutazione del rischio, nel DVR dovrà essere indicato il DPI da indossare (facciale filtrante, semimaschera, maschera a pieno facciale, autorespiratore). I facciali filtranti monouso non dovrebbero essere riutilizzati e devono essere scartati se danneggiati, sporchi o contaminati da sangue o altri fluidi biologici; quelli riutilizzabili devono essere sanificati prima di essere nuovamente indossati.

 

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