INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

Codice disciplinare

Il 15 novembre 2009 è entrato in vigore il decreto legislativo 27 ottobre 2009 n. 150 che ha introdotto nuove norme in materia di sanzioni disciplinari e responsabilità dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche. 
L'Inail ha adeguato i propri regolamenti disciplinari, integrando le innovazioni legislative e le disposizioni contrattuali vigenti.

A seguito della sottoscrizione, per il triennio 2016-2018, del Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto Istruzione e ricerca (19 aprile 2018) e del Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto Funzioni centrali (12 febbraio 2018), sono stati adottati i nuovi Codici disciplinari che recepiscono le disposizioni in materia disciplinare dettate dal Ccnl e le integrano con le disposizioni di legge e con il Codice di comportamento approvato con determinazione del Presidente Inail 21 gennaio 2015, n. 15.

Codice disciplinare per il personale delle aree

Il nuovo Codice disciplinare per il personale delle aree entra in vigore a partire dal quindicesimo giorno successivo a quello della pubblicazione (circolare Inail n. 12 del 23 febbraio 2018) e sostituisce il precedente.

Codice disciplinare per il personale dei livelli e per i ricercatori e tecnologi

Il Codice disciplinare per il personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e a tempo determinato dipendente dell’Amministrazione destinatario del Ccnl del comparto Istruzione e ricerca, entra in vigore a partire dal quindicesimo giorno successivo a quello della pubblicazione (circolare Inail n. 21 del 3 maggio 2018).

Codice disciplinare per professionisti e medici

Il presente Codice, applicabile ai professionisti e ai medici con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato o a tempo determinato, reca le modifiche introdotte dal Decreto Legislativo n. 150 del 27 ottobre 2009 coordinate con la normativa contrattuale attualmente vigente, come da nota informativa al Presidente/Commissario del 10 novembre 2009.

Ai sensi dell'art.55, comma 2, del Decreto Legislativo n. 165/01, la pubblicazione sul sito istituzionale dell'amministrazione del presente Codice equivale a tutti gli effetti alla sua affissione agli ingressi della sede di lavoro.

Il presente Codice disciplinare entra in vigore il giorno 15 novembre 2009.

Art.1
Obblighi del dipendente

1. Il professionista o medico conforma la propria condotta al dovere di contribuire alla gestione della cosa pubblica con impegno e responsabilità, nel rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa, anteponendo l'osservanza della legge e l'interesse pubblico agli interessi privati propri ed altrui.

2. Ai professionisti ed ai medici dell'Ente si applicano le disposizioni contenute nel "Codice di comportamento dei dipendenti dell'Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro", di cui all'allegato n. 1 alla deliberazione del Commissario Straordinario n. 841/2003 e quelle contenute nel "Codice di condotta da adottare nella lotta contro le molestie sessuali", di cui all'allegato n. 1 delle delibere del Consiglio di Amministrazione n. 9/2005 e n. 124/2006.

3. Il comportamento del professionista o medico deve essere improntato al perseguimento dell'efficienza e dell'efficacia dei servizi istituzionali nella primaria considerazione delle esigenze dei cittadini utenti.

4. Nel perseguimento delle finalità di cui al comma 3 e nell'obiettivo di migliorare  costantemente la qualità  del servizio, il professionista o medico deve in particolare:

a) collaborare con diligenza osservando le norme del contratto collettivo di comparto e le disposizioni impartite dall'Amministrazione per l'esecuzione e la disciplina del lavoro anche in relazione alle norme vigenti in materia di sicurezza e di ambiente di lavoro;
b) rispettare il segreto d'ufficio nei casi e nei modi previsti dalle norme regolamentari ai sensi dell'art. 24 della legge 7 agosto 1990 n. 241;
c) non utilizzare a fini personali le informazioni di cui disponga per ragioni d'ufficio;
d) nei rapporti con il cittadino, prestare adeguata attenzione alle richieste di ciascuno, fornendo tutte le risposte dovute nel rispetto delle disposizioni in materia di trasparenza e di esercizio del diritto di accesso dettate dalla legge 7 agosto 1990 n. 241 e dai relativi regolamenti attuativi della stessa vigenti nell'Istituto, nonché attuare le disposizioni dell'amministrazione in ordine alla legge 4 gennaio 1968, n. 15  in tema di autocertificazione;
e) rispettare l'orario di lavoro, adempiere alle formalità previste per la rilevazione delle presenze e non assentarsi dal luogo di lavoro senza l'autorizzazione del dirigente responsabile;
f) mantenere, nei rapporti interpersonali, con gli altri dipen­denti e con gli utenti, una condotta corretta, astenendosi da comportamenti lesivi della dignità della persona;
g) non attendere, durante l'orario di lavoro, a occupazioni estranee al servizio e rispettare i principi di incompatibi­lità previsti dalla legge e dai regolamenti e, nei periodi di assenza per malattia o infortunio, non attendere ad attività che possano ritardare il recupero psico-fisico;
h) attenersi alle disposizioni che gli vengono impartite per l'esecuzione della prestazione. Se le disposizioni sono palesemente illegittime, il dipendente è tenuto a farne immediata e motivata contestazione a chi le ha impartite. Se le disposi­zioni sono rinnovate per iscritto, il dipendente ha il dovere di darvi esecuzione, salvo che le disposizioni stesse siano espressamente vietate dalla legge penale ovvero configurino illecito amministrativo;
i) vigilare sul corretto espletamento dell'attività del personale sottordinato ove tale compito rientri nelle  responsabilità attribuite;
l) avere cura dei beni strumentali a lui affidati;
m) non utilizzare beni e strumenti preordinati all'espletamento del servizio per finalità diverse da quelle istituzionali;
n) non accettare compensi, regali o altre utilità in connessione con la prestazione lavorativa;
o) osservare scrupolosamente le disposizioni che regolano l'ac­cesso ai locali dell'Amministrazione da parte del personale e non introdurre, salvo che non siano debitamente autorizzate, persone estranee all'amministrazione stessa in locali non aperti al pubblico;
p) comunicare all'Amministrazione la propria residenza e, ove non coincidente, la dimora temporanea, nonché ogni successivo mutamento delle stesse;
q) in caso di malattia, dare tempestiva comunicazione dell'as­senza all'ufficio di appartenenza, all'inizio del turno di lavoro, salvo comprovato impedimento;
r) astenersi dal partecipare all'adozione di provvedimenti dell'amministrazione che possano coinvolgere direttamente o indirettamente interessi propri.

Art. 2
Infrazioni e sanzioni disciplinari

1.   Le violazioni, da parte dei lavoratori, dei doveri disciplinati nell'articolo 1 danno luogo, secondo la gravità dell'infra­zione,  all'applicazione delle seguenti  sanzioni disciplinari previo procedimento disciplinare di cui ai successivi articoli:

a) rimprovero verbale;
b) rimprovero scritto (censura);
c) multa di importo variabile fino a un massimo di quattro ore di retribuzione;
d) sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino a dieci giorni;
e) sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da tre giorni a tre mesi;
f) sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino a quindici giorni;
g) licenziamento con preavviso;
h) licenziamento senza preavviso.

2. Nel rispetto del principio di gradualità e proporzionalità delle sanzioni in relazione alla gravità della mancanza, il tipo e l'entità di ciascuna delle sanzioni sono determinati in relazione ai  seguenti criteri generali:

a) intenzionalità del comportamento, grado di negligenza,  imprudenza o imperizia dimostrate,  tenuto conto anche  della prevedibilità dell'evento;
b) rilevanza degli obblighi violati;
c) responsabilità connesse alla posizione di lavoro occupata dal dipendente;d) rilevanza del danno o grado di pericolo arrecato all'Amministrazione, agli utenti o a terzi e del disservizio determinatosi;
e) sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti, con particolare riguardo al comportamento del lavoratore nei confronti dell'Amministrazione, degli altri dipendenti e degli utenti, nonché ai precedenti disciplinari nell'ambito del biennio previsto dalla legge;
f) concorso nell'infrazione di più lavoratori in accordo tra di loro.

3. La recidiva, nelle infrazioni previste ai successivi commi  5 e 6 già sanzionate nel biennio di riferimento, comporta una sanzione di maggior gravità tra quelle previste nell'ambito dei medesimi commi.

4. Al dipendente responsabile di più infrazioni compiute con unica azione od omissione o con più azioni od omissioni tra loro collegate ed accertate con un unico procedimento, è applicabile la sanzione prevista per la mancanza più grave se le suddette infrazioni sono punite con sanzioni di diversa gravità.

5. La sanzione disciplinare del rimprovero verbale viene comminata per le infrazioni di cui al presente comma, quando esse siano di lieve entità. La sanzione disciplinare, dal rimprovero scritto al massimo della multa di importo pari a quattro ore di retribuzione, si applica,  graduando l'entità delle sanzioni in relazione ai criteri di cui ai precedenti commi 2 e 3 per le seguenti infrazioni:

a) inosservanza delle disposizioni di servizio, dell'orario di lavoro e delle norme da osservare in caso di malattia;
b) condotta non conforme a principi di correttezza verso l'Amministrazione, gli altri dipendenti ovvero verso il pubblico;
c) negligenza nell'esecuzione dei compiti assegnati o nella cura dei locali o altri beni strumentali a lui affidati in ragione del servizio e alla cui custodia e vigilanza egli sia tenuto in relazione alle sue responsabilità;
d) inosservanza degli obblighi in materia di prevenzione degli infortuni e di sicurezza sul lavoro, quando non ne sia derivato un pregiudizio per il servizio o per gli interessi dell'Amministrazione o di terzi;
e) rifiuto di assoggettarsi a visite personali disposte a tutela del patrimonio dell'Istituto, nel rispetto di quanto previsto dall'art. 6 della legge n. 300/1970;
f) insufficiente rendimento nell'assolvimento dei compiti assegnati, tenuto conto dei carichi di lavoro;
g) altre violazioni dei doveri di comportamento non ricompresi specificamente nelle lettere precedenti da cui sia derivato disservizio ovvero danno o pericolo per l'Amministrazione, per gli utenti o per i terzi.

L'importo delle ritenute per multa sarà introitato dal bilancio dell'Amministrazione e destinato ad attività sociali a favore dei dipendenti.

6. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio  con privazione della retribuzione fino a un massimo di 10 giorni  si applica, graduando l'entità della sanzione in relazione ai  criteri di cui al comma 2, per:

a) recidiva nelle mancanze previste dal comma 5 che abbiano comportato l'applicazione del massimo della multa;
b) particolare gravità delle mancanze previste al comma 5;
c) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o arbitrario abbandono dello stesso: in tali ipotesi, l'entità della sanzione è determinata in relazione alla durata dell'assenza o dell'abbandono del servizio, al disservizio determinatosi, alla gravità della violazione dei doveri del dipendente, agli eventuali danni causati all'Amministrazione, agli utenti o ai terzi;
d) ingiustificato ritardo, fino a 10 giorni, nel raggiungere la sede assegnata dall'Amministrazione;
e) svolgimento, durante le assenze per malattia o infortunio, di attività che ritardino il recupero psico-fisico;
f) testimonianza falsa o reticente ovvero rifiuto di testimoniare in procedimenti disciplinari;
g) comportamenti minacciosi, gravemente ingiuriosi, calunniosi o diffamatori nei confronti di altri dipendenti, degli utenti o di terzi;
h) alterchi con ricorso a vie di fatto negli ambienti di lavoro, nei riguardi di altri dipendenti, di utenti o di terzi;
i) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell'Amministrazione, fatte salve le manifestazioni di libertà di pensiero ai sensi dell'art. 1 della legge n. 300 del 1970;
l) atti e comportamenti, ivi comprese le molestie sessuali, lesivi della dignità della persona;

m) violazione di doveri di comportamento non ricompresi specificatamente nelle lettere precedenti da cui sia comunque derivato grave danno all'Amministrazione, agli utenti o a terzi.

7. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino a un massimo di tre mesi, è applicata nel caso in cui la condanna della pubblica amministrazione derivi dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente, degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo individuale, da atti o provvedimenti dell'amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento. La sanzione è proporzionata all'entità del risarcimento.

8. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, commisurata alla gravità dell'illecito contestato al dipendente, fino ad un massimo di quindici giorni,  si applica al dipendente, appartenente alla stessa amministrazione pubblica dell'incolpato o di una diversa, che, essendo a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio di informazioni rilevanti per un  procedimento disciplinare in corso, rifiuta, senza giustificato motivo, la collaborazione con l'autorità disciplinare competente ovvero rende dichiarazioni false o reticenti.

9. La sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso - per i cui  termini  si applicano le disposizioni del  contratto collettivo nazionale di  lavoro - si applica per violazioni di gravità tale da compromettere gravemente il rapporto di  fiducia con l'Amministrazione e da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro.  Tra queste sono da ricomprendersi in ogni caso le seguenti:

a) recidiva plurima, per almeno tre volte nell'anno, nelle mancanze previste nel precedente  comma 6  anche se di  diversa natura, ovvero recidiva, nel biennio, in una mancanza,  tra quelle previste nel medesimo comma, che abbia comportato l'applicazione della sanzione di dieci giorni di sospensione dal servizio e dalla retribuzione, fatto salvo quanto previsto al comma 10, lett. a);
b) occultamento, da parte del responsabile della custodia, del controllo o della vigilanza, di fatti e circostanze relativi ad illecito uso, manomissione, distrazione o sottrazione di somme o beni di pertinenza dell'Istituto o ad esso affidati;
c) rifiuto espresso del trasferimento disposto per motivate esi­genze di servizio;
d) assenza ingiustificata ed arbitraria dal  servizio per oltre dieci giorni lavorativi consecutivi;
e) persistente insufficiente rendimento ovvero atti o comportamenti che dimostrino  grave inefficienza del  dipendente nell'adempimento degli obblighi di servizio, rispetto ai cari­chi di lavoro;
f) responsabilità penale, risultante da condanna passata in giudicato, per delitti commessi fuori dal servizio e pur non attinenti in via diretta al rapporto di lavoro, ma che per la loro specifica gravità non siano compatibili con la prosecuzione del rapporto;
g) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiori a tre nell'arco di un biennio o comunque per più di dieci giorni negli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall'amministrazione;
h) ingiustificato rifiuto di trasferimento disposto dall'amministrazione per motivate esigenze di servizio.

10. La sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso si applica per infrazioni di gravità tale dei doveri di comportamento, anche nei confronti di terzi, da compromettere ir­reparabilmente il rapporto di fiducia con l'Amministrazione e da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro. In particolare la sanzione si applica nelle seguenti fattispecie:

a) recidiva nella responsabilità di alterchi negli ambienti di lavoro con ricorso a vie di fatto nei confronti di superiori o di altri dipendenti ovvero di terzi, anche per motivi non attinenti al servizio;
b) accertamento che l'impiego è stato conseguito mediante la produzione di documenti falsi e, comunque, con mezzi fraudolenti;
c) condanna passata in giudicato:

  • per i delitti di cui all'art. 15, comma 1, lettere a), b), c), d), e), ed f) della legge 19 marzo 1990, n. 55, modificata ed integrata dall'art. 1, comma 1 della legge 18 gennaio 1992, n. 16;
  • per gravi delitti commessi in servizio;

d) condanna passata in giudicato quando dalla stessa consegua l'interdizione perpetua dai pubblici uffici;
e) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione  dell'assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia; f)        falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell'instaurazione del  rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera; g)      reiterazione nell'ambiente di lavoro di gravi  condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell'onore e della dignità personale altrui; 
h) condanna penale definitiva, in relazione alla quale e' prevista l'interdizione perpetua dai  pubblici uffici ovvero l'estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro.

11. I provvedimenti di cui al presente articolo non sollevano il lavoratore dalle eventuali responsabilità di altro genere nelle quali egli sia incorso.

Art. 3
Procedure disciplinari

1. L'Amministrazione, fatta eccezione per il rimprovero verbale, non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente, se non previa contestazione scritta dell'addebito e senza aver sentito il dipendente a sua difesa con l'eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante dell'associazione sindacale cui egli aderisce o conferisce mandato.

2. Per  le  infrazioni  di  minore  gravità,  per  le quali e' prevista l'irrogazione   di   sanzioni  superiori  al  rimprovero  verbale  ed inferiori   alla   sospensione  dal  servizio  con  privazione  della retribuzione  per più di dieci giorni, il procedimento disciplinare, se  il  responsabile  della  struttura  ha qualifica dirigenziale, si svolge  secondo  le  disposizioni del comma 3. Quando il responsabile della  struttura  non  ha  qualifica  dirigenziale  o comunque per le infrazioni  punibili  con  sanzioni più gravi di quelle indicate nel primo  periodo,  il  procedimento  disciplinare  si svolge secondo le disposizioni del comma 5; 

3. Il responsabile, con qualifica dirigenziale, della struttura in cui il dipendente  lavora, anche in posizione di comando o di fuori ruolo,  quando  ha notizia di comportamenti punibili con taluna delle sanzioni disciplinari di cui al comma 2, primo periodo, senza indugio e comunque non oltre venti giorni contesta per iscritto l'addebito al dipendente medesimo e lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, con   l'eventuale   assistenza   di   un  procuratore  ovvero  di  un rappresentante dell'associazione sindacale cui il lavoratore aderisce conferisce mandato, con un preavviso di almeno dieci giorni. Entro il   termine   fissato,  il  dipendente  convocato,  se  non  intende presentarsi,  può inviare una memoria scritta o, in caso di grave ed oggettivo  impedimento,  formulare  motivata  istanza  di  rinvio del termine   per  l'esercizio  della  sua  difesa.  Dopo  l'espletamento dell'eventuale ulteriore attività istruttoria, il responsabile della struttura  conclude il procedimento, con l'atto di archiviazione o di irrogazione della sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione dell'addebito.  In  caso di differimento superiore a dieci giorni del termine  a  difesa, per impedimento del dipendente, il termine per la conclusione  del  procedimento e' prorogato in misura corrispondente. Il differimento può essere disposto per una sola volta nel corso del procedimento. La violazione dei termini stabiliti nel presente comma comporta, per l'amministrazione, la decadenza dall'azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall'esercizio del diritto di difesa. 

4. Il responsabile   della   struttura,  se  non  ha  qualifica dirigenziale  ovvero  se  la  sanzione  da applicare e' più grave di quelle  di  cui  al comma 2, primo periodo, trasmette gli atti, entro cinque  giorni  dalla  notizia  del fatto, all'ufficio disciplinare e contenzioso, dandone contestuale comunicazione all'interessato. 

5. L'ufficio  disciplinare e contenzioso contesta l'addebito al dipendente, lo convoca per il contraddittorio a sua difesa,  istruisce e conclude il procedimento secondo quanto previsto nel  comma 3,  ma, se la sanzione da applicare e' più grave di quelle di cui al comma 2, primo periodo, con applicazione di termini pari al doppio  di  quelli  ivi  stabiliti e salva l'eventuale sospensione ai sensi dell'articolo 55-ter del Decreto Legislativo 165/01. Il termine per la contestazione dell'addebito decorre dalla data di ricezione degli atti trasmessi ai sensi  del  comma  4  ovvero  dalla  data  nella  quale  l'ufficio ha altrimenti  acquisito  notizia  dell'infrazione, mentre la decorrenza del  termine  per  la  conclusione  del  procedimento  resta comunque fissata    alla    data   di   prima   acquisizione   della   notizia dell'infrazione,  anche  se  avvenuta da parte del responsabile della struttura  in  cui il dipendente lavora. La violazione dei termini di cui  al  presente comma comporta, per l'amministrazione, la decadenza dall'azione  disciplinare  ovvero,  per il dipendente, dall'esercizio del diritto di difesa. 

6. Ogni  comunicazione al dipendente, nell'ambito del procedimento disciplinare,  e'  effettuata  tramite posta elettronica certificata, nel  caso  in  cui  il dipendente dispone di idonea casella di posta, ovvero  tramite consegna a mano. Per le comunicazioni successive alla contestazione  dell'addebito,  il dipendente può indicare, altresì, un  numero  di  fax,  di  cui  egli  o  il  suo  procuratore abbia la disponibilità. In  alternativa  all'uso  della  posta  elettronica certificata  o  del  fax  ed  altresì  della  consegna  a  mano,  le comunicazioni   sono  effettuate  tramite  raccomandata  postale  con ricevuta  di  ritorno.  Il dipendente ha diritto di accesso agli atti istruttori  del  procedimento.  E'  esclusa l'applicazione di termini diversi o ulteriori rispetto a  quelli stabiliti nel presente articolo. 

7. Nel corso dell'istruttoria, il responsabile della struttura o l'ufficio disciplinare e contenzioso possono  acquisire da altre amministrazioni pubbliche informazioni o documenti rilevanti per la definizione  del  procedimento. La predetta attività istruttoria non determina la sospensione del procedimento, ne' il differimento dei relativi termini. 

8. Il  lavoratore dipendente, appartenente alla stessa amministrazione pubblica dell'incolpato o ad una diversa, che, essendo  a conoscenza  per  ragioni  di  ufficio  o  di  servizio di informazioni  rilevanti per un procedimento disciplinare in corso, rifiuta, senza giustificato  motivo, la collaborazione richiesta dall'autorità disciplinare procedente ovvero rende dichiarazioni false o reticenti, è soggetto all'applicazione, da parte dell'amministrazione di appartenenza, della  sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, commisurata  alla  gravità  dell'illecito  contestato al dipendente, fino ad un massimo di quindici giorni. 

9. In caso di trasferimento del dipendente, a qualunque titolo, in un'altra amministrazione  pubblica, il procedimento disciplinare è avviato o concluso o la sanzione e' applicata presso quest'ultima. In tali casi i termini per la contestazione dell'addebito o per la conclusione del procedimento, se ancora pendenti, sono interrotti e riprendono a decorrere alla data del trasferimento. 

10. In caso di dimissioni del  dipendente, se per l'infrazione commessa è prevista la sanzione del licenziamento o se comunque e' stata disposta la sospensione cautelare dal servizio, il procedimento disciplinare ha egualmente corso secondo le disposizioni del presente articolo  e  le  determinazioni conclusive sono assunte ai fini degli effetti  giuridici  non  preclusi  dalla  cessazione  del rapporto di lavoro.

11. Al dipendente o, su sua espressa delega, al suo difensore, è consentito l'accesso a tutti gli atti istruttori riguardanti il procedimento a suo carico.

12. Del contraddittorio di cui al presente articolo è redatto pro­cesso verbale, sottoscritto dal dirigente che ha convocato il dipendente, dal dipendente stesso e dal suo procuratore.

13. Sulla base degli accertamenti  effettuati e delle giustifica­zioni addotte dal  dipendente, il dirigente  che lo ha convocato definisce il procedimento disciplinare  irrogando la sanzione applicabile tra quelle indicate nell'art. 2,  nel rispetto dei principi e criteri di cui al comma 2 del medesimo art. 2. Qualora ritenga che non vi sia luogo a procedere disciplinarmente dispone la chiusura del procedimento dandone comunicazione  scritta all'interessato.

14. Il dirigente responsabile dell'Ufficio disciplinare e contenzioso, ove ritenga sussistenti i presupposti per l'applicazione delle sanzioni del licenziamento, con o senza preavviso, sottopone gli atti del procedimento, ivi compreso il processo verbale di cui al comma 12, con le proprie valutazioni, al Direttore della Direzione Centrale Risorse Umane che definisce il procedimento disciplinare.

15. Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.

Art. 4
Rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale

1. Il procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l'autorità giudiziaria, è proseguito e concluso  anche  in  pendenza  del procedimento penale.  Per  le  infrazioni di minore gravità, per le quali è prevista l'irrogazione di sanzioni superiori al rimprovero verbale ed inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni, non è ammessa la sospensione del procedimento. Per le infrazioni di maggiore gravità di quelle indicate al precedente capoverso, l'ufficio disciplinare e contenzioso, nei casi di particolare complessità dell'accertamento del fatto addebitato al dipendente e quando all'esito dell'istruttoria non dispone di elementi sufficienti a motivare l'irrogazione della sanzione, può sospendere il procedimento disciplinare fino al termine di quello penale, salva la possibilità di  adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del dipendente. 

2. Se il procedimento disciplinare, non sospeso, si conclude con l'irrogazione  di  una  sanzione  e, successivamente, il procedimento penale  viene  definito  con una sentenza irrevocabile di assoluzione che  riconosce  che  il fatto addebitato al dipendente non sussiste o non  costituisce  illecito penale o che il dipendente medesimo non lo ha  commesso, l'ufficio disciplinare e contenzioso, ad istanza di parte da proporsi entro  il termine di decadenza di sei mesi dall'irrevocabilità della pronuncia penale, riapre il procedimento disciplinare per modificarne o  confermarne  l'atto conclusivo in relazione all'esito del giudizio penale. 

3. Se il procedimento disciplinare si conclude con l'archiviazione ed il processo  penale  con  una sentenza irrevocabile di condanna, l'ufficio disciplinare e contenzioso riapre  il  procedimento  disciplinare  per adeguare  le determinazioni conclusive all'esito del giudizio penale. Il procedimento disciplinare è riaperto, altresì, se dalla sentenza irrevocabile  di  condanna  risulta  che  il  fatto  addebitabile  al dipendente   in   sede   disciplinare   comporta   la   sanzione  del licenziamento, mentre ne e' stata applicata una diversa. 

4. Nei  casi di cui ai commi 1, 2 e 3 il procedimento disciplinare è, rispettivamente, ripreso o riaperto entro sessanta giorni dalla comunicazione  della sentenza all'amministrazione di appartenenza del lavoratore  ovvero  dalla presentazione dell'istanza di riapertura ed è concluso entro centottanta giorni dalla ripresa o dalla riapertura. La ripresa o la riapertura avvengono mediante il rinnovo della contestazione dell'addebito da parte dell'ufficio disciplinare e contenzioso  ed  il procedimento prosegue secondo quanto previsto nell'articolo  3 del presente Codice. Ai fini delle determinazioni conclusive,  l'ufficio disciplinare e contenzioso, nel  procedimento disciplinare ripreso o riaperto, applica le disposizioni dell'articolo 653, commi 1 ed 1-bis, del codice di procedura penale. 

5. Per i casi previsti all'art. 5, comma 4, della Legge n. 97/2001, il procedimento disciplinare precedentemente sospeso è riattivato entro novanta giorni da quando l'ente ha avuto notizia della sentenza definitiva e deve concludersi entro i successivi centottanta giorni dalla sua riattivazione. 

6. L'applicazione delle sanzioni previste, come conseguenze penali, nell'art. 2, comma 9 lett. f) e comma 10, lettere c) e d), del presente Codice, non hanno carattere automatico essendo correlate all'esperimento del procedimento disciplinare, salvo quanto previsto dall'art. 5, comma 2 della Legge n. 97 del 2001. 

7. In caso assoluzione, si applica quanto previsto dall'art. 653 c.p.p.. Ove nel procedimento disciplinare sospeso, al dipendente, oltre ai fatti oggetto del giudizio penale per i quali vi sia stata assoluzione, siano state contestate altre violazioni, il procedimento medesimo riprende per dette infrazioni.

8. In caso di proscioglimento, si procede analogamente al comma 7.

9. In caso di sentenza irrevocabile di condanna, trova applicazione l'art. 1 della legge 97 del 2001.

10. Il dipendente licenziato ai sensi dell'art. 2 comma 9 lettera f) e comma 10, lett. c) e d), e successivamente assolto a seguito di revisione del processo penale, ha diritto, dalla data della sentenza di assoluzione, alla riammissione in servizio nella medesima sede o in altra, su sua richiesta, anche in soprannumero, nella medesima qualifica e con decorrenza dell'anzianità posseduta all'atto del licenziamento.

11. Il dipendente riammesso ai sensi del comma 11, è reinquadrato, nell'area, nel livello o nella fascia in cui è confluita la qualifica posseduta al momento del licenziamento qualora sia intervenuta una nuova classificazione del personale. In caso di premorienza, il coniuge o il convivente superstite e i figli hanno diritto a tutti gli assegni che sarebbero stati attribuiti al dipendente nel periodo di sospensione o di licenziamento, escluse le indennità comunque legate alla presenza in servizio ovvero alla prestazione di lavoro straordinario. 

Art.  5
Sospensione cautelare in corso di procedimento disciplinare

1. Il Dirigente della struttura di appartenenza o il Dirigente dell'ufficio disciplinare e contenzioso, secondo le rispettive competenze, laddove riscontrino la necessità di espletare accertamenti su fatti addebitati al dipendente a titolo di infrazioni disciplinari punibili con la sanzione della sospensione dal servizio e della retribuzione, possono disporre, nel corso del procedimento disciplinare, l'allontanamento dal lavoro del dipendente per un periodo di tempo non superiore a 30 giorni, con conservazione della retribuzione.

2. Quando il procedimento disciplinare si conclude con la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione,  il periodo dell'allontanamento cautelativo deve essere computato nella sanzione, ferma restando la priva­zione della retribuzione limitata agli effettivi  giorni di sospensione irrogati.

3. Il periodo trascorso in allontanamento cautelativo, escluso quello computato come sospensione dal servizio, è valutabile agli effetti dell'anzianità di servizio.

4. Fuori dalle ipotesi di cui al comma 1, nel corso di procedimento disciplinare per fatti che possono dar luogo alle sanzioni di cui all'art. 2, comma 1, lettere g) e h), il Direttore della Direzione Centrale Risorse Umane, quando sia richiesto dalla natura della mancanza o dalla necessità di accertamenti in conseguenza della medesima, può disporre l'allontanamento temporaneo del dipendente dal servizio per il tempo strettamente necessario, e comunque non superiore a 30 giorni, con conservazione della retribuzione. 

Art.  6
Sospensione cautelare in caso di procedimento penale

1. Il professionista o medico che sia colpito da misura restrittiva della libertà personale è sospeso d'ufficio dal servizio - con provvedimento del Dirigente della Struttura in cui risulta incardinato - con privazione della retribuzione per la durata dello stato di detenzione o, comunque, dello stato restrittivo della libertà.

2. L'Istituto, cessato lo stato di restrizione della libertà personale, può - con provvedimento del Direttore Centrale Risorse Umane - prolungare il periodo di sospensione dal servizio del dipendente, fino alla sentenza definitiva, alle medesime condizioni del comma 3.

3. Il professionista o medico può - con provvedimento del Direttore Centrale Risorse Umane - essere sospeso dal servizio, con privazione della retribuzione, anche nel caso in cui venga sottoposto a procedimento penale che non comporti la restrizione della libertà personale, quando sia stato rinviato a giudizio per fatti direttamente attinenti al rapporto di lavoro o, comunque, per fatti tali da comportare, se accertati, l'applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento ai sensi dell'art. 2 commi 9 e 10 del presente Codice.

4. Resta fermo l'obbligo di sospensione per i delitti già indicati dall'art. 1, commi 1 e 4-septies, lett. a), b) limitatamente all'art. 316 del codice penale, c) ed e) della legge n. 16 del 1992.

5. Nel caso dei delitti previsti all'art. 3, comma 1, della legge 97 del 2001 (peculato, corruzione, concussione), in alternativa alla sospensione di cui al presente articolo, al professionista o medico possono - con provvedimento del Direttore Centrale Risorse Umane - essere applicate le misure previste dallo stesso art. 3 (trasferimento). Per i medesimi reati, qualora intervenga condanna anche non definitiva, ancorché sia concessa la sospensione condizionale della pena, si applica l'art. 4, comma 1 della citata legge 97 del 2001.

6. Nei casi indicati ai commi precedenti, si applica quanto previsto dal precedente punto "Rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale".

7. Al professionista o medico sospeso, ai sensi dei commi da 1 a 5, sono corrisposti un'indennità pari al 50% dello stipendio tabellare del livello o della fascia funzionale di appartenenza, nonché gli assegni del nucleo familiare e la retribuzione individuale di anzianità, ove spettanti.

8. Nel caso di sentenza definitiva di assoluzione o in caso di proscioglimento, ai sensi del precedente articolo 3, commi 7 e 8, del presente Codice, quanto corrisposto nel periodo di sospensione cautelare a titolo di indennità verrà conguagliato con quanto dovuto al lavoratore se fosse rimasto in servizio, escluse le indennità o i compensi per servizi speciali o per prestazioni di carattere straordinario. Ove il giudizio disciplinare riprenda per altre infrazioni il conguaglio dovrà tener conto delle sanzioni eventualmente applicate.

9. In tutti gli altri casi di riattivazione del procedimento disciplinare a seguito di condanna penale, ove questo si concluda con una sanzione diversa dal licenziamento, al professionista o medico,  precedentemente sospeso, verrà conguagliato quanto dovuto se fosse stato in servizio, escluse le indennità o compensi per servizi e funzioni speciali o per prestazioni di carattere straordinario nonché i periodi di sospensione obbligatoria di cui al comma 1 e quelli eventualmente inflitti a seguito del giudizio disciplinare riattivato.

10. Quando vi sia stata sospensione cautelare del servizio a causa di procedimento penale, la stessa conserva efficacia, se non revocata, per un periodo di tempo comunque non superiore a cinque anni. Decorso tale termine la sospensione cautelare è revocata di diritto e il professionista o medico è riammesso in servizio. Il procedimento disciplinare rimane, comunque, sospeso sino all'esito del procedimento penale. 

Art. 7
Impugnazione della sanzione disciplinare

Le sanzioni disciplinari possono essere impugnate dinanzi all'Autorità Giudiziaria ordinaria, ai sensi dell'art. 63, del Decreto Legislativo n. 165/01.

Art. 8
Disposizioni transitorie per i procedimenti disciplinari

I procedimenti disciplinari in corso alla data del 15 novembre 2009 vanno portati a termine secondo le procedure vigenti alla data del loro inizio e con l'applicazione delle sanzioni disciplinari previste dalla circolare n. 42 del 14 luglio 1995 e 56 del 22 dicembre 2006.

Art. 9
Norma finale

Per quanto non previsto dalle presenti disposizioni, si rinvia agli artt. 55, 55 bis, 55 ter, 55 quater, 55 quinquies, 55 sexies del Decreto Legislativo n. 165/2001.

Ultimo aggiornamento: 11/05/2018