INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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23/05/2014

Morti d’amianto all’Ilva: 27 condanne per 189 anni di carcere

Il tribunale di Taranto ha giudicato colpevoli di disastro ambientale e omicidio colposo (salvo un'assoluzione) gli ex dirigenti che hanno guidato lo stabilimento siderurgico tra gli anni Ottanta e Duemila. Gli operai, privi di mezzi di protezione, si sono ammalati a causa dell’esposizione con la fibra killer

Ilva di Taranto

TARANTO – Una sola assoluzione e 27 condanne. Così si è espresso il tribunale di Taranto nel processo in primo grado a carico degli ex dirigenti dell’Ilva per le morti causate dall’amianto e altri cancerogeni provenienti dallo stabilimento siderurgico negli anni Ottanta, Novanta e Duemila. I decessi hanno interessato sia il periodo in cui la fabbrica era pubblica sia quando è diventata di proprietà della famiglia Riva. Il giudice della seconda sezione penale, Simone Orazio, ha inflitto 189 anni complessivi di carcere per i reati di disastro ambientale e omicidio colposo. All'Inail - costituita parte civile - è stata riconosciuta una provvisionale di quasi 3,5 milioni di euro.

Pene da 4 anni e mezzo a nove anni. Le pene vanno da un minimo di quattro anni e mezzo al massimo di nove anni inflitto all’ex direttore dell’Italsider, Sergio Noce. Fabio Riva, figlio del patron Emilio deceduto il 30 aprile scorso, è stato condannato a sei anni, così come l' ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. Dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Emilio Riva, morto lo scorso mese (per il quale il pm aveva chiesto la condanna a 4 anni e mezzo di carcere). Il solo assolto è il giapponese Hayao Nakamura, per il quale era stata chiesta la condanna a due anni e mezzo (il manager, in un primo momento,. fu chiamato come consulente e per un periodo è stato anche amministratore delegato con la gestione pubblica).

Quindici i decessi imputati al contatto con l’asbesto. Sono 31 i casi esaminati di lavoratori morti per mesotelioma e cancro polmonare che hanno svolto varie mansioni nello stabilimento siderurgico. Non per tutte le ipotesi di omicidio colposo è stata riconosciuta la condanna: alla fine, infatti, sono risultati 15 gli operai ammalati per i quali è stato accertato il contatto letale con la fibra killer durante l'attività lavorativa. Gli accusati – ha ritenuto il tribunale, accogliendo la tesi dell’accusa – non hanno adottato le cautele necessarie per impedire gli effetti letali dell’asbesto (in passato largamente utilizzato nel settore siderurgico).

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(23 maggio 2014)


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