INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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05/05/2016

“Il contributo della ricerca in tema di amianto”, esperti a confronto nel convegno organizzato dall’Inail

L’incontro - che si è svolto il 3 e il 4 maggio a Roma presso la direzione generale - è stato l’occasione per approfondire gli aspetti più rilevanti della materia, tra cui la sorveglianza epidemiologica, la tutela degli esposti ed ex esposti, la tutela degli ammalati, la verifica dell’efficacia degli interventi adottati e per sottolineare l’importanza dell’interazione tra i risultati dell’attività scientifica illustrati e le politiche di prevenzione dell’Istituto

Immagine news convegno amianto
ROMA – Tutela degli esposti ed ex esposti all’amianto, tutela degli ammalati, ruolo della sorveglianza epidemiologica nelle malattie amianto correlate, verifica dell’efficacia degli interventi adottati. Questi alcuni dei temi chiave affrontati nel convegno “Il contributo della ricerca in tema di amianto a oltre vent’anni dal bando: proposte e soluzioni”, organizzato a Roma il 3 e il 4 maggio all’Auditorium Inail presso la direzione generale, a cui hanno partecipato oltre a ricercatori, tecnici e medici dell’Istituto, esperti di alcune delle realtà istituzionali più rappresentative in questo settore. L’incontro ha fatto emergere l’importanza strategica dell’interazione tra i risultati delle attività di ricerca e i compiti dell’Istituto in materia di politiche di prevenzione e tutela degli ammalati e degli esposti.

Iavicoli: “Un materiale cancerogeno ancora in uso in molti Paesi del mondo”. A oltre vent’anni dal bando dell’amianto nel nostro Paese - stabilito nel ’92 -  potrebbe sembrare che “non ci sia bisogno di ricerca, ma non è così. La ricerca è fondamentale non solo per tutelare chi è stato esposto all’amianto, ma anche chi lo è attualmente, perché si occupa di smaltimenti e bonifiche, o chi è esposto inconsapevolmente” ha spiegato Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro ed ambientale Inail (Dimeila). E, guardando in una prospettiva internazionale, ha aggiunto: “L’utilizzo dell’amianto è bandito solo in 55 Paesi, poco più di un quarto degli Stati Onu, ma ce ne sono molti, in particolare quelli asiatici, in cui questo materiale è ancora in uso”. Per avere un’idea delle dimensioni del problema è sufficiente ricordare che in Italia, nel periodo dal 1945 al 1992, sono state prodotte 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo e ne sono state importate 1.900.885.

L’attività di sorveglianza epidemiologica e i casi di mesotelioma nelle donne. In questo contesto si inserisce il ruolo strategico dell’attività di sorveglianza epidemiologica attuata attraverso il Registro nazionale dei mesoteliomi - ReNaM, frutto di una consolidata collaborazione tra l’Inail e le regioni italiane, che distingue a livello internazionale la nostra esperienza da quelli di altri Stati in cui le malattie amianto correlate non sono registrate. “Il V Rapporto del ReNaM, edito recentemente dall’Inail, riferisce dei casi di mesotelioma con una diagnosi compresa nel periodo 1993-2012: sono riportate informazioni relative a 21.463 casi di mesotelioma maligno” ha sottolineato Alessandro Marinaccio, primo ricercatore Inail e responsabile del ReNaM. “Un dato interessante emerso dal nostro studio rivela che in Italia, a fronte di tassi di mortalità molto alti, la quota di casi nelle donne è molto elevata, diversamente da altri Paesi. Questo perché in Italia l’esposizione delle donne è avvenuta in settori industriali, come quello del tessile, storicamente interessati all’esposizione all’amianto”.

Marinaccio: “Estendere l’esperienza del ReNaM a tutte le patologie amianto correlate”. Il ReNaM, istituito presso l’Inail, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro ed ambientale (Dimeila), in attuazione del DPCM n. 308/2002, è un articolato sistema di identificazione dei casi di mesotelioma diagnosticati e di analisi dell’esposizione ad amianto subita dai soggetti ammalati ed è strutturato come un network ad articolazione regionale, che si sviluppa attraverso i Cor - centri operativi regionali. “Si tratta di un sistema di sorveglianza epidemiologica basato sulla ricerca attiva dei casi e sulla ricostruzione anamnestica individuale, tramite questionario, delle circostanze di esposizione ad amianto avvenute sia in ambito professionale, che residenziale o familiare - ha spiegato Marinaccio ”. Il nostro obiettivo è quello di “riuscire a fare per le altre patologie amianto correlate, quello che già facciamo per il mesotelioma maligno e di utilizzare i dati del registro per attività istituzionali Inail, quali le politiche di prevenzione e le attività di indennizzo”.

L’importanza della prevenzione del rischio nei soggetti attualmente esposti. Una parte rilevante dei lavori ha riguardato le tematiche relative ai siti contaminati da amianto di origine antropica e naturale, l’illustrazione delle linee guida Inail per la mappatura e la bonifica dei siti contaminati da amianto in Italia e la problematica dei rifiuti contenenti amianto in Italia. “Particolare attenzione in questo ambito è dedicata proprio alla tutela dei lavoratori che ancora oggi sono esposti all’amianto” ha sottolineato Carlo De Petris, direttore del Dipartimento di innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (Dit). “Il nostro lavoro  in materia di bonifiche di aree contaminate da amianto e gestione dei rifiuti contenenti amianto – ha rilevato Federica Paglietti, ricercatrice del Dit - è volto a prevenire i rischi di esposizioni indebite dei lavoratori che attualmente sono impegnati nelle attività di manutenzione, gestione dei cantieri di bonifica, trasporto e gestione dei rifiuti contenenti amianto”.

Il progetto di monitoraggio nelle scuole del Lazio: 1.451 edifici mappati. Presentati anche i risultati del progetto sulla presenza di materiali contenenti amianto nelle scuole del Lazio. Il Dimeila, in qualità di responsabile scientifico del progetto e la Contarp Inail, in collaborazione con il Centro regionale amianto della Regione Lazio (AUSL Viterbo) e l’Istituto superiore di sanità hanno avviato da giugno 2012 un sistema di monitoraggio con l’obiettivo di realizzare la mappatura dei materiali contenenti amianto presenti negli edifici scolastici nel territorio della Regione Lazio . La mappatura ha consentito di disporre di informazioni su 1.451 edifici adibiti ad uso scolastico e nel 15% di questi, è stata rilevata la presenza di materiali contenenti amianto. Le tipologie più diffuse sono risultati componenti in matrice compatta, spesso confinati in locali non accessibili al personale e agli studenti come i cassoni idrici, le tubazioni e lastre di coperture in cemento-amianto in alcuni locali. “Questo progetto ha messo in evidenza che ci sono ancora esposizioni inconsapevoli nell’ambito delle scuole e come ottimizzare il rilancio dell’edilizia scolastica”  ha puntualizzato Iavicoli.

Scenari futuri: le prospettive aperte dal piano di ricerca 2016/2018. La possibilità di nuovi investimenti in questo ambito è fondamentale. “Il nuovo piano della ricerca 2016/2018 prevede oltre due milioni di euro di investimenti da dedicare a nuove modalità di monitoraggio, pensiamo anche alle tecniche innovative per la mappatura come il telerilevamento - ha evidenziato Iavicoli. Credo si tratti del più grande investimento fatto dal sistema pubblico in questo ambito”.  Uno sguardo alle prospettive future che dovrebbe però basarsi sulla consapevolezza del passato. “Già negli anni ’60 la ricerca aveva prodotto evidenze sulla cancerogenicità dell’amianto, ma non sono state prese in considerazione. Dovrebbe servirci da lezione su come valutare i nuovi rischi che si affacciano nel mondo del lavoro e sull’importanza di coinvolgere chi fa ricerca nella valutazione delle ricadute sulla salute e sicurezza dei lavoratori” ha osservato Sergio Iavicoli.

(Federica Dall'Aglio)

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