INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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26/05/2016

Responsabilità sociale delle organizzazioni, pubblicata la prassi di riferimento Uni/PdR 18:2016

Elaborata da un tavolo congiunto multistakeholder a cui ha partecipato anche l’Inail, la pubblicazione, che sarà illustrata a Milano il 21 giugno prossimo, recepisce e rende applicabili gli indirizzi operativi per l’implementazione della Uni Iso 26000, lo standard internazionale di riferimento in tema di azioni sociali da parte di enti ed istituzioni. Con indicazioni utili anche per la salute e la sicurezza sul lavoro e il benessere di addetti e lavoratori.

Immagine accordo generica
ROMA -  Segnalare un “quasi” infortunio sul lavoro o un “mancato” incidente professionale distinguendolo per causa, età, provenienza, e genere; compiere anamnesi lavorative e screening medico-sanitari distinti per sesso; dare sostegno e assistenza a parenti disabili di lavoratori e addetti; patrocinare misure utili al reinserimento lavorativo di persone disabili; agevolare i dipendenti con l’erogazione di mutui a tasso agevolato o creando mense e asili nido interni o in convenzione oppure favorire l’utilizzo di navette al posto delle auto personali; concedere orari flessibili in grado di armonizzare tempi di vita e di lavoro; promuovere corsi e iniziative di formazione continua; sostenere attività di rilevazione e di monitoraggio del benessere organizzativo attraverso colloqui individuali e sportelli di ascolto. Sono alcune delle possibili azioni realizzabili nell’ambito dell’aspetto “salute e sicurezza sul lavoro” presente nella recente pubblicazione della prassi di riferimento Uni/PdR 18:2016 che aiuta a rendere operativi gli indirizzi contenuti nella norma Uni Iso 26000 sulla responsabilità sociale delle organizzazioni.

Prassi di Riferimento Uni/PdR 18:2016. Pubblicata il 29 aprile 2016, il documento dal titolo  “Responsabilità sociale delle organizzazioni - Indirizzi applicativi alla Uni Iso 26000”, verrà  presentato a Milano martedì 21 giugno, nel corso dell’incontro organizzato dall’Uni e dalla fondazione Sodalitas, nella sala Falck della sede di Assolombarda, è un volume di 80 pagine, pieno di spunti concettuali, soluzioni ed esempi applicativi di facile riproducibilità. Il documento è applicabile da qualunque tipo di ente o di organizzazione, pubblica o privata, lucrativa o non,  affronta e chiarisce le tematiche più critiche presenti nella Uni Iso 26000 e di più difficile realizzazione, vale a dire la materialità (materiality), la responsabilità di rendere conto (accountability) ed il coinvolgimento dei portatori di interesse (stakeholder engagement), cioè la comunicazione il più possibile completa, esauriente e trasparente delle attività e degli impatti che un ente produce in ambito sociale, ambientale, economico. 
  
Mercadante (Contarp Inail): “Un documento utile anche per la sicurezza sul lavoro”. “La prassi è stata elaborata da un gruppo di lavoro multidisciplinare, a cui ha preso parte anche l’Inail,  promosso dalla fondazione Sodalitas nell’ambito della collaborazione con Uni, l’ente italiano di normazione - spiega Lucina Mercadante, professionista della Contarp, che per l’Istituto ha partecipato al tavolo redazionale incaricato di elaborare materialmente il documento - e costituisce il punto di arrivo di un lungo percorso sul tema della responsabilità sociale a cui l’Inail guarda da tempo con attenzione e interesse, dato che il riferimento al livello etico è comune a tutte le compagini organizzative”. Una tematica a cui le aziende sono interessate a partire dai primi anni 2000, in particolare da quel 2003 in cui, su impulso del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, si iniziò a parlare nel nostro Paese di Csr, la responsabilità sociale delle imprese. “La PdR 18:2016 è importante per il tema che tratta, la responsabilità sociale delle organizzazioni, che supera quello ristretto delle sole aziende - prosegue ancora Mercadante. - Ed è importante anche per il modo in cui lo tratta: la prassi infatti si propone come obiettivo quello di fornire indirizzi operativi utili a tracciare un percorso e illustrare un metodo per applicare la Uni Iso 26000, ancora oggi unico standard internazionale di riferimento in materia di responsabilità sociale, e che l’Inail valorizza attribuendo dal 2010 una modalità di sconto nel modello OT24 per le imprese che operano per una prevenzione ancora più marcata, orientata a migliorare le condizioni di sicurezza ed igiene sul lavoro oltre i limiti di legge. E’ oltremodo importante sottolineare che anche il documento della prassi offre particolare rilievo all’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, prendendolo a riferimento per illustrare alcuni esempi chiave”.
La responsabilità sociale rappresenta peraltro uno dei punti cardine della  funzione prevenzionale dell’Inail, come testimonia Ester Rotoli, Direttore centrale Prevenzione Inail. Rotoli sottolinea: “Essere socialmente responsabili significa andare oltre gli obblighi di legge, investendo nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate. In particolare, condizioni di lavoro sane e sicure per i lavoratori sono parte integrante della responsabilità sociale e richiedono un notevole impegno gestionale, prevedendo la partecipazione di tutti gli attori coinvolti e l’introduzione di misure innovative e sempre al passo con i tempi. In questo ambito, risulta di particolare rilievo la diffusione dell’adozione dei sistemi di gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (Sgsl), cui l’Istituto dedica da sempre una particolare attenzione”.

Pubblico e privato nel sociale in Italia sulla scia di Olivetti. Esaminando le buone prassi messe in campo dalle organizzazioni italiane in questi anni in tema di responsabilità sociale, si può osservare una realtà diversificata, con punte elevate di eccellenza soprattutto in ambito privato e imprese molto vicine alle esigenze e ai bisogni dei propri addetti, mentre nel pubblico sono solo alcune amministrazioni centrali e territoriali a distinguersi. In ogni caso, di strada ne è stata fatta molta e ancora oggi la figura di Adriano Olivetti, l’imprenditore che negli anni ’60 a Ivrea, accanto agli stabilimenti costruiva case e biblioteche per gli operai, resta un nume tutelare per chi voglia cimentarsi in questo campo. “La prassi mantiene lo spirito, condiviso da un gruppo di lavoro coeso e collaborativo - conclude Lucina Mercadante - di sostenere ancora e sempre più la diffusione e l’applicazione di modelli di responsabilità sociale, secondo un approccio olistico e sistematico proprio di quanti desiderano orientare strategie, politiche ed attività ispirate alla Uni Iso 26000”.

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