INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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05/12/2019

Bionica e protesi d’arto, approvato un manifesto per la ricerca al servizio delle persone con disabilità

In un workshop organizzato in occasione della Giornata internazionale del 3 dicembre, il Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio e gli enti partner della rete scientifica hanno suggellato la loro collaborazione, volta allo sviluppo di dispositivi all’avanguardia per la riabilitazione

Bionica e protesi d’arto, approvato un manifesto per la ricerca al servizio delle persone con disabilità
ROMA - La sfida della bionica è quella di spostare sempre più avanti il limite tra il possibile e l’impossibile, con l’obiettivo di reintegrare le funzionalità del corpo delle persone con disabilità attraverso l’uso di dispositivi esterni, costruiti su di loro. Una sfida che si può vincere solo con il lavoro di squadra, come dimostrano i risultati ottenuti dalla rete di ricerca che ruota attorno al Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio e di cui fanno parte, tra gli altri, l’Istituto Italiano di tecnologia (IIT) di Genova, l’Università Campus Bio-Medico di Roma, la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e la Fondazione Don Gnocchi.

L’impegno a tradurre i risultati raggiunti in impieghi clinici. Le ultime novità della ricerca su esoscheletri e protesi bioniche d’arto sono state al centro del workshop che si è svolto il 3 dicembre, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, nell’auditorium della Direzione centrale organizzazione digitale dell’Inail, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente dell’Istituto, Franco Bettoni, il direttore generale, Giuseppe Lucibello, il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza, Giovanni Luciano, il direttore generale della ricerca e dell’innovazione del Ministero della Salute, Giovanni Leonardi, il direttore scientifico della Fondazione don Gnocchi, Maria Chiara Carrozza, il prorettore alla ricerca dell’Università Campus Bio-Medico, Eugenio Guglielmelli, il direttore scientifico dell’IIT, Giorgio Metta, il presidente dell’Anmil, l’associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, Zoello Forni, ed Elena Menichini, di Confindustria dispositivi medici. L’evento si è concluso con l’approvazione di un manifesto scientifico che ribadisce la volontà di continuare a diffondere la tecnologia attraverso la ricerca traslazionale, che traduce i risultati raggiunti in impieghi clinici a disposizione delle persone con disabilità.

Bettoni: “L’obiettivo è dare la possibilità a chi soffre di vivere come gli altri”. Il presidente dell’Inail, Franco Bettoni, ha sottolineato in particolare l’importanza del lavoro di squadra che l’Istituto porta avanti con i partner della rete di ricerca per realizzare strumenti e protesi da mettere a disposizione delle persone con disabilità. “Tutte le attività su cui l’Inail sta investendo hanno lo scopo di dare alle persone disabili e alle loro famiglie l’opportunità di sentirsi importanti, uguali alle altre persone”. La sinergia nata tra l’Istituto e gli altri enti consente, infatti, di intercettare i bisogni degli assistiti sperimentando direttamente le innovazioni da apportare ai prodotti, modulati sulle esigenze dei pazienti, che sono al centro del percorso riabilitativo.

Nel 2018 oltre 14mila amputazioni, più dell’80% a carico dell’arto inferiore. A fornire lo scenario di riferimento è stato Giorgio Soluri, direttore centrale Assistenza protesica e Riabilitazione dell’Inail, che ha commentato gli ultimi dati del Ministero della Salute. “Nel 2018 – ha spiegato – le amputazioni sono state circa 14.500, di cui il 18%, circa 2.600, a carico dell’arto superiore e il restante 82% a carico di quello inferiore. Un dato rilevante per i dispositivi da realizzare è l’età di amputazione, che determina conseguenze diverse nella dimensione sociale e lavorativa dell’individuo. Per l’arto superiore si attesta intorno ai 50 anni, mentre per l’arto inferiore arriva a 78”.

In cantiere progetti ad alto tasso di innovazione. Dopo la ricostruzione dello sviluppo della tecnica protesica, a cui il Centro di Vigorso di Budrio dedicò un reparto nel 1963, con il traguardo della prima protesi mioelettrica funzionante raggiunto nel 1965, Lorenzo De Michieli, dell’IIT, e Nicola Vitiello, docente presso la Scuola superiore Sant’Anna, hanno presentato gli ultimi progetti in cantiere. Con l’IIT l’Inail sta sviluppando un sistema avanzato di arto inferiore con componentistica protesica made in Italy, focalizzato sui distretti di ginocchio, caviglia e piede. Il progetto si pone l’obiettivo di realizzare una protesi tecnologicamente avanzata con un costo sostenibile.

L’ultima frontiera: la protesi robotica che “dialoga” con il paziente. Con la Scuola superiore Sant’Anna, l’Inail sta lavorando, invece, su una protesi robotica con interfaccia bidirezionale per amputati di arto inferiore. L’obiettivo è quello di sviluppare e validare clinicamente una nuova tipologia di protesi transfemorali robotizzate ed equipaggiate con giunti attivi. Le protesi saranno provviste di invasature innovative in grado di decodificare l’intenzione motoria del paziente amputato, di tener conto delle capacità motorie residue e di fornire un ritorno sensoriale.

La squadra della riabilitazione e il trasferimento tecnologico. A sottolineare la centralità dell’approccio multidisciplinare durante il percorso riabilitativo è stato Cristian Cipriani, direttore dell’Istituto di Biorobotica della Scuola superiore Sant’Anna. “Il dialogo tra assistiti, bioingegneri, neuroscienziati, tecnici, ortopedici, terapisti e chirurghi – ha spiegato – ha reso possibile raggiungere i risultati degli ultimi dieci anni”. Maria Chiara Carrozza, direttore scientifico della Fondazione don Gnocchi, ha evidenziato invece l’importanza di un altro tassello, quello rappresentato dal Centro di competenza Artes 4.0, in cui l’Inail opera per il trasferimento tecnologico alle imprese. “Dobbiamo promuovere la trasformazione digitale delle nostre strutture – ha detto Carrozza durante la sua lectio magistralis – altrimenti rimarremo tagliati fuori”.

Lucibello: “Il metodo è quello giusto”. “Non avremmo fatto questi passi in avanti – ha sottolineato il direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello – senza questa meravigliosa rete, che a questo punto andrebbe strutturata in un luogo anche fisico, che possa essere un punto di riferimento per quanti stanno lavorando da anni a questi progetti. Conosciamo bene l’importanza della parte clinica – ha aggiunto – e il metodo che abbiamo definito tutti insieme è quello giusto”.

Luciano: “La trasferibilità è il tema principale”. “Per il Civ la ricerca è uno degli argomenti principali – ha spiegato il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza, Giovanni Luciano – e tutti, sia i rappresentanti dei datori di lavoro, sia i rappresentanti dei lavoratori, la consideriamo un grande investimento. Ora il tema principale è quello della trasferibilità dei suoi risultati. Credo sia arrivato il momento di pensare a un’integrazione più forte”.

Forni: “Potenziare il sostegno psicologico e creare gruppi di sperimentazione”. Nel suo intervento il presidente dell’Anmil, Zoello Forni, si è concentrato sulla necessità di sostenere il percorso riabilitativo dei pazienti, lanciando due proposte. “È indispensabile – ha detto – rafforzare il sostegno psicologico durante la permanenza nei centri protesi e dare ai giovani l’opportunità di creare gruppi di sperimentazione delle protesi, nei quali apprendere e costruire nuova conoscenza”.

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