INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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19/12/2018

Il Centro Protesi Inail protagonista della seconda puntata di “Chi ha paura del buio?”

La trasmissione di divulgazione scientifica di Italia Uno il 16 dicembre ha dedicato un dettagliato servizio alla struttura di Vigorso di Budrio, polo di eccellenza della tecnologia protesica

Chi ha paura del buio
Roma - “Protesi robotiche. Gli uomini cyborg” non è il titolo di un nuovo film di fantascienza ma del servizio che il programma televisivo di Italia Uno “Chi ha paura del buio?” (andato in onda il 16 dicembre scorso) ha dedicato al Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio (Bo). Daniele Bossari, il conduttore dello show di divulgazione e informazione sulle nuove scoperte scientifiche, astronomiche e tecnologiche, ha infatti accompagnato i telespettatori all’interno di questa area di sperimentazione di eccellenza che è stata in grado di aprire, come ha detto Bossari, “degli scenari impensabili” dove quelli che, un tempo, erano considerati soltanto degli avveniristici prototipi sono, ad oggi, ausili di grande efficacia. Arti artificiali che hanno permesso a campioni sportivi, coinvolti in drammatici incidenti, di riprendere la loro attività agonistica e a tanta gente comune, che ha subito una grave menomazione a causa di un infortunio, di condurre una vita qualitativamente non compromessa dalla disabilità.

La mano “Hannes”, una sfida tecnologica lanciata e vinta. Frutto della collaborazione tra il Centro Protesi Inail e l’IIT di Genova, la mano “Hannes” è una protesi con funzionalità altamente sviluppate e il più possibile simili a quelle dell’arto umano, la cui sfida tecnologica è stata proprio la sua realizzazione, come ha spiegato Rinaldo Sacchetti, direttore tecnico Centro protesi Inail.

Espandere il potenziale umano. Emanuele Gruppioni, responsabile ricerca tecnica e sanitaria del Centro protesi Inail, ha mostrato, attraverso una simulazione alla quale si è sottoposto Bossari, il modo in cui il sistema viene “allenato" in base ad un mutuo scambio con il paziente. Una tecnologia che riporta alla memoria film culto come “Matrix” (1999) in cui il concetto di realtà veniva spiegato “riducendolo” ad una serie complessa di impulsi elettrici interpretati dal cervello. Quegli stessi impulsi che, ad oggi, comandano un arto robotico dimostrando come l’evoluzione tecnologica che, fino a qualche decennio fa sembrava essere solo il frutto di un fantasioso regista, sia adesso in grado di produrre fondamentali ausili protesici. Esemplare il caso di Marco Zambelli, paziente del Centro protesi intervistato durante il programma, che ha mostrato la naturalezza e la precisione dei gesti della sua mano robotica. Espandere il potenziale umano è quindi solo un’idea visionaria? La risposta della tecnologia sembra dirci che si possono davvero superare le frontiere del possibile e il lavoro del Centro protesi di Vigorso di Budrio va in questa direzione.
 

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