INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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10/05/2018

Storia dell’uomo che inventò le Paralimpiadi

“Senza barriere” è la pubblicazione dell’Istituto che racconta la parabola umana e professionale del medico dell’Inail Antonio Maglio e del suo sogno di sport e di vita. Il volume sarà presentato al Salone del libro di Torino il 14 maggio

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Una barca per scivolare sul mare. Questa la singolare richiesta che Antonio Maglio, fondatore del movimento paralimpico e della sport-terapia nel nostro Paese, formula all’Istituto per cui lavora: l’Inail. Il ricordo dell’imbarcazione che il grande medico fornisce di uno scivolo per consentire ai pazienti di appoggiarsi e poi calarsi in acqua, è uno dei tanti aneddoti raccontati in: “Senza barriere - Antonio Maglio e il sogno delle Paralimpiadi”, la pubblicazione Inail realizzata dal giornalista Luca Saitta.

Il sogno di Maglio e il sostegno dell’Inail. Arricchito da un’accurata sezione fotografica, il libro si apre con il racconto dell’arrivo a Roma dei primi atleti paralimpici che dal 18 al 25 settembre 1960 partecipano ai Giochi per paraplegici di Roma. 400 sportivi provenienti da 23 Paesi per disputare 57 gare di otto discipline. Ad accoglierli un uomo alto con un elegante abito scuro: Antonio Maglio. Nato al Cairo l’8 luglio 1912, il medico, neurologo e riabilitatore, aveva speso buona parte della sua vita a riportare i paraplegici a una vita normale. “A supportarlo in questo sforzo - scrive Saitta nel libro - era stato l’Inail, l’Istituto in cui lavorava e dove i suoi progetti, dare vita a Villa Marina prima, e organizzare le prime Paralimpiadi poi, avevano trovato nei vertici dell’ente un’essenziale sensibilità recettiva”.

A ottant’anni dall’assunzione nell’Istituto. Soffermandosi sulla parabola umana e professionale del grande luminare, il testo raccoglie preziose testimonianze di chi con Maglio ha lavorato e collaborato come quella dell’ortopedico Venceslao Tovaglia: “In lui si compendiavano aspetti diversi, da una parte una profondità di analisi di matrice strettamente nord-europea e dall’altra un pragmatismo di stampo più orientale”. Abilitato all’esercizio della professione medica all’età di 24 anni, il neurologo viene assunto all’Inail, ottant’anni fa, l’8 marzo del 1938. Con l’avvento del secondo conflitto mondiale, viene inviato come tenente medico di complemento lungo la frontiera italo-jugoslava e nella penisola balcanica, a dirigere il servizio sanitario presso il 34° reggimento artiglieria divisione Sassari. L’esperienza bellica matura in lui una particolare sensibilità verso tutti quei soldati vittime di lesioni al midollo, privi di braccia e gambe che rimarranno paralizzati per sempre.

“Dobbiamo fare qualcosa”, l’imperativo del luminare. Per tratteggiare il ritratto di un uomo straordinario, il libro riporta una serie di ricordi della vedova Maria Stella Calà: “Un giorno il professor Galasso, che era un consulente neurologo dell’Inail, gli chiese di visitare due ragazzi che vivevano paralizzati in una casa di cura a Palestrina. ‘ Io non riesco a capire che cosa possono avere’, gli disse. Mio marito si trovò di fronte a due giovanissimi paraplegici. Mi spiegò che vivevano come dimenticati in un angolo dell’ospedale, abbandonati su delle barelle, senza fare niente. Guardavano il muro in silenzio: la loro vita si era ridotta a questo. Fece la diagnosi in un attimo: ‘è una lesione del midollo, questi non cammineranno mai più’. E subito dopo fu lui a interrogare Galasso. ‘E adesso che facciamo?’, domandò. Li lasciamo così per sempre? Dobbiamo fare qualcosa”. L’impegno umano e professionale di Antonio Maglio è stato una risposta a quel lontano: “Dobbiamo fare qualcosa”.

Due pionieri con una visione comune: l’amicizia con Ludwig Guttmann. Strutturato in due sezioni: “L’uomo che inventò le Paralimpiadi” e “Il paziente prima di tutto” (Ostia, Centro paraplegici Villa Marina, 1959”), il volume dedica un approfondimento all’amicizia umana e professionale fra Antonio Maglio e Ludwig Guttmann, il neurologo tedesco, espatriato con la propria famiglia ad Oxford, per sfuggire ai nazisti. Nelle terapie Guttmann bandisce la morfina imponendo una terapia occupazionale che comprende movimento, attività fisica e sport: “Se mai ho fatto una cosa buona in tutta la mia carriera medica - era solito ripetere il medico tedesco - questa è stata l’introduzione dello sport nella cura e nella riabilitazione dei feriti al midollo spinale e di altri gravi disabili”. Maglio trova nel collega una sponda efficace per i suoi studi. La collaborazione tra i due trova la sua espressione più efficace nell’idea di Maglio di portare in Italia i Giochi di Stoke Mandeville da cui nasceranno le prime Paralimpiadi in Italia.

Sergio Mattarella: “Quella di Antonio Maglio fu una scelta d’avanguardia”. Nella parte finale del libro viene riportato il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tenuto, il 22 giugno 2016, in occasione della cerimonia di consegna della bandiera agli atleti italiani in partenza per i giochi olimpici e paralimpici di Rio de Janeiro: “Le Olimpiadi di Roma del 1960 - affermò in quella circostanza il Capo dello Stato - hanno lasciato un segno ulteriore, importante nella comunità internazionale, le prime Paralimpiadi. Quella del 1960 dovuta ad Antonio Maglio fu una scelta da precursore, da avanguardia”.
“I campioni non si costruiscono in palestra. Si costruiscono dall’interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione”, diceva Muhammad Ali. Quel desiderio di vita che accomuna i tanti atleti paralimpici che grazie al lavoro di Antonio Maglio hanno gareggiato e vinto.
 

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