INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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03/02/2021

Damiano: nel mondo post Covid anche la previdenza può aiutare la prevenzione dei lavoratori

In un’intervista a PuntoSicuro il consigliere d’amministrazione Inail riepiloga alcuni temi già esposti ad Ambiente Lavoro: attenzione a lavori usuranti e gravosi, flessibilità del sistema pensionistico, invecchiamento e ingresso dei giovani nel lavoro

Cesare Damiano
ROMA – «Stiamo vivendo un momento molto particolare. L’impatto del Covid sull’economia è già stato devastante e ci vorrà molto tempo per tornare alla “normalità”. Nel frattempo tutto sta cambiando e niente sarà più come prima. Ci auguriamo che da questa sfida l’umanità sappia trarre qualche insegnamento e che si determini una spinta a un cambiamento dell’attuale paradigma economico e sociale. In questo contesto il legame tra previdenza e prevenzione è essenziale. Già in passato, a proposito dell’Ape sociale, Inps e Inail hanno collaborato con il governo con il calcolo delle risorse e nell’individuazione dei cosiddetti lavori gravosi. Questa collaborazione dovrebbe continuare anche attraverso un confronto diretto tra i due Istituti, con l’obiettivo di suggerire al Parlamento nuove situazioni strutturali di flessibilità». Così Cesare Damiano, consigliere d’amministrazione dell’Inail e presidente dell’associazione “Lavoro&Welfare”, in un’intervista rilasciata al quotidiano online PuntoSicuro, in cui riassume alcune questioni presentate nelle scorse settimane in un dibattito ad Ambiente Lavoro, l’evento annuale che raduna esperti e tecnici di salute e sicurezza sul lavoro.

Il nesso tra previdenza e tutela dei lavoratori. Rispondendo alla domanda se la previdenza possa essere una leva importante di prevenzione e di tutela dei lavoratori, Damiano afferma che la relazione esiste. “Le aspettative di vita sono differenti tra loro, chi svolge lavori faticosi e usuranti, maggiormente esposti a rischi di infortunio e malattia professionale, vive meno a lungo di chi svolge lavori di natura intellettuale”. Occorre, quindi, prosegue il consigliere Inail, “un sistema pensionistico, che non solo assuma in modo strutturale un criterio di flessibilità, ma che lo applichi senza penalizzazioni alle categorie più esposte”.

“Una proposta previdenziale di flessibilità, che aiuterebbe il ricambio generazionale”. Entrando nel merito della proposta, l’ex ministro del Lavoro ne indica alcuni elementi principali. Oltre a includere chi svolge lavori usuranti, andrebbero considerati anche i disoccupati o coloro che sono a rischio disoccupazione, e la soglia anagrafica di partenza, come nell’Ape sociale, potrebbe essere quella dei 63 anni. Chi non fa parte di queste categorie, potrebbe vedersi applicato un 2-3% di penalizzazione per ogni anno di anticipo. Questa proposta potrebbe vincere la resistenza di quanti temono i costi da sostenere. Per Damiano, si tratterebbe di “risorse ben spese che possono aiutare il collocamento in pensione di lavoratori più anziani senza il ricorso ad ammortizzatori sociali o a indennità di licenziamento. Si interviene sull’invecchiamento della forza lavoro e sul ricambio generazionale, rendendo flessibile il sistema previdenziale con l’allineamento all’ingresso delle generazioni giovani nel calcolo contributivo”.

“Garantire tutele continue nella discontinuità del lavoro”. Una flessibilità, ha proseguito il consigliere Inail, che andrebbe anche nel segno di “assicurare una tutela continua a fronte della discontinuità del lavoro”. In cambio della disponibilità del lavoratore a formazione e reimpiego, si potrebbero ipotizzare contributi pensionistici figurativi e ammortizzatori sociali. Necessario un cambio di paradigma, “con la transizione dalla situazione attuale, dove la flessibilità è diventata precarietà, a un modello maggiormente vocato alla stabilità del lavoro attraverso una sua rivisitazione culturale”.

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