INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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04/12/2019

Mattarella: “Un Paese con disabilità da lavoro non ha raggiunto un livello di civiltà adeguato”

In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, il presidente della Repubblica è intervenuto all’evento che si è svolto presso l’Auditorium della direzione generale dell’Inail, organizzato dall’Istituto in collaborazione con l’Istat e con il Comitato italiano paralimpico

Mattarella: “Un Paese con disabilità da lavoro non ha raggiunto un livello di civiltà adeguato”
ROMA - “Gli incidenti sul lavoro, quando non provocano vittime, accrescono il numero delle persone con disabilità. Servono dunque azioni di prevenzione, formazione e anche di verifica degli strumenti di lavoro. Un Paese con disabilità da lavoro non ha raggiunto un livello di civiltà adeguato”. Lo ha detto ieri mattina a Roma, presso l’Auditorium della direzione generale dell’Inail, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prendendo la parola in chiusura dell’iniziativa organizzata dall’Istituto, in collaborazione con l’Istat e con il Comitato italiano paralimpico (Cip), in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità.

Bettoni: “Un dramma quotidiano che dobbiamo combattere tutti insieme”. Sul tema degli infortuni si è soffermato anche il presidente dell’Inail, Franco Bettoni, che ha aperto l’evento insieme al presidente dell’Istat, Gian Claudio Blangiardo. “Di fronte al bilancio tragico e preoccupante che abbiamo ogni giorno davanti agli occhi – ha detto – è nostro convincimento che il fenomeno degli incidenti sul lavoro sia un dramma che dobbiamo combattere quotidianamente tutti insieme”. Bettoni ha assicurato l’impegno dell’Inail di “essere al fianco dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese, per garantire la tutela della salute e sicurezza anche in un mondo del lavoro che cambia e rischia di provocare l’esclusione dei soggetti più deboli, promuovere la sicurezza come valore attraverso la formazione, a partire dal mondo della scuola, e valorizzare la ricerca in un’ottica di prevenzione, sfruttando l’innovazione tecnologica per individuare i rischi emergenti, costruire strumenti e processi per fronteggiarli, utilizzare le nuove tecnologie per contrastare e ridurre il fenomeno infortunistico”.

“Dallo sport e dai suoi campioni un grande contributo”. Esprimendo apprezzamento per “il contributo fornito dai campioni paralimpici nel cambiare la percezione della disabilità”, Bettoni ha spiegato inoltre che “il nostro sostegno al Cip, che ha raccolto il testimone dal medico dell’Inail Antonio Maglio, pioniere della sport-terapia e ideatore delle prime Paralimpiadi di Roma del 1960, nasce proprio dalla consapevolezza dei grandi benefici che le persone con disabilità possono ricavare dall’esercizio di un’attività sportiva”. Grazie a questa collaborazione sono stati anche sperimentati dispositivi per lo sport paralimpico, “i cui benefici vanno oltre l’ambito sportivo”. La tecnologia dei dispositivi realizzati dal Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio per molti campioni paralimpici, e per tanti assistiti che praticano sport a livello amatoriale, oggi si ritrova infatti anche nei dispositivi utilizzati quotidianamente dalle persone con disabilità.

Le testimonianze di Giulia Ghiretti e Assunta Legnante. A confermare il valore dello sport come strumento di riabilitazione e reinserimento sociale sono state le testimonianze di due atlete paralimpiche: la nuotatrice Giulia Ghiretti, che a 16 anni, durante un allenamento di trampolino elastico, ha riportato la frattura di una vertebra, e la campionessa mondiale del getto del peso Assunta Legnante, diventata cieca all’età di 34 anni a seguito dell’aggravamento di un glaucoma congenito. Come ha spiegato Ghiretti, “lo sport ti costringe a metterti alla prova e insegna a vedere la disabilità dal punto di vista della prestazione atletica, della propria abilità in relazione a quelle degli altri atleti. Non è importante cosa manca, ma ciò che ciascuno è in grado di fare”. Legnante, invece, ha raccontato che “dopo aver coronato il mio sogno paralimpico, si è spenta la luce. Grazie al Cip, però, quella luce si è riaccesa e ho ricominciato a vivere. Ho sempre vissuto la mia cecità appoggiandomi a tante persone”. Per una persona non vedente, ha aggiunto, “le principali difficoltà sono legate all’uso dei trasporti, all’autonomia degli spostamenti. Il mio obiettivo è quello di riuscire a essere pienamente autonoma almeno tra le quattro mura di casa, facendo ricorso agli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia. Io vivo di domotica”. 

Gli interventi a sostegno di riabilitazione e reinserimento. Il regolamento protesico dell’Inail prevede la possibilità di finanziare la realizzazione di interventi per l’installazione di dispositivi domotici e il superamento delle barriere architettoniche nelle abitazioni degli assistiti, quando le menomazioni che hanno subito penalizzano la loro mobilità o la gestione dell’ambiente domestico. Le azioni promosse finora dall’Istituto per la risocializzazione e il reinserimento nel mondo produttivo dei disabili da lavoro comprendono inoltre le misure previste per la conservazione dell’impiego o l’inserimento in nuova occupazione, attraverso il finanziamento – che può arrivare fino a 150mila euro per ciascun progetto personalizzato – di interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’adeguamento delle postazioni, la formazione e la riqualificazione professionale.

Il quadro della situazione nel nuovo rapporto dell’Istituto di statistica. Al tema del lavoro è dedicato anche uno dei capitoli del nuovo rapporto Istat “Conoscere il mondo della disabilità”, presentato nel corso dell’evento di ieri mattina da Maurizio Franzini, consigliere dell’Istituto nazionale di statistica e professore ordinario di Economia e Diritto a Sapienza Università di Roma. Il volume fornisce un quadro dettagliato sulla condizione dei 3,1 milioni di persone con disabilità che vivono in Italia, pari al 5,2% della popolazione, con riferimento agli ambiti più importanti: oltre al lavoro, la salute, l’istruzione, le condizioni economiche e la loro partecipazione alla vita sociale e culturale. Viene affrontato, inoltre, il ruolo svolto dal sistema del welfare per contenere il rischio che un deficit di salute si trasformi in esclusione sociale e la funzione delle famiglie, che costituiscono l’altro importante pilastro su cui si fonda l’assistenza alle persone con disabilità nel nostro Paese.

Ancora tanti ostacoli sulla strada dell’inclusione. Il rapporto pone in particolare l’accento sulla sensibilità che le politiche hanno dimostrato nel disegnare processi e percorsi diretti a favorire la piena inclusione sociale delle persone con disabilità. Tuttavia, “emergono ancora significativi svantaggi delle persone con disabilità rispetto al resto della popolazione, a testimonianza del fatto che gli strumenti messi in campo non hanno ottenuto i risultati attesi, ma hanno solo attenuato le differenze”. Ad esempio, “le politiche di welfare, attuate in larga parte attraverso trasferimenti monetari, hanno ridotto il rischio di povertà delle famiglie, ma non hanno risolto il problema della deprivazione materiale di cui soffrono le persone con disabilità”. Allo stesso modo, “le politiche di inclusione lavorativa sono state ispirate al principio della valorizzazione delle capacita degli individui con disabilità, ma i livelli occupazionali sono ancora molto al di sotto della media nazionale e spesso i lavoratori con disabilità sono relegati a svolgere mansioni secondarie”.

Pancalli: “Si può fare di più ma non dobbiamo mollare”. Se per il presidente Mattarella il volume presentato “è di straordinario interesse ed è importante per aiutare le istituzioni a modulare meglio gli interventi a sostegno delle persone con disabilità”, per il presidente del Cip, Luca Pancalli, “grazie a questo strumento, che prima non c’era, oggi è possibile avere una risonanza magnetica che aiuta chi traduce i numeri in politiche per il Paese”. Pancalli ha inoltre espresso la propria soddisfazione perché “il mondo dello sport ha contribuito alla compilazione di questo Rapporto, nato dall’esigenza di delineare la situazione dei disabili, portatori sani di diritti come tutti gli altri cittadini”, e rivolgendosi alle istituzioni ha chiesto di “favorire sempre di più i percorsi di inclusione e integrazione”. L’appello del presidente del Cip alle persone con disabilità, invece, è quello “di continuare a guardare il bicchiere mezzo pieno. Si può fare di più, stiamo crescendo dal punto di vista dei diritti, ma per un Paese più equo e solidale non dobbiamo mollare”.

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