INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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26/11/2018

Dal seme gettato da Antonio Maglio la “rivoluzione culturale” paralimpica

La prima edizione del Festival organizzato dal Cip alla stazione Tiburtina di Roma ha raccontato la storia e celebrato i successi del movimento nato grazie all’intuizione del medico dell’Inail, che nel 1960 portò ai primi Giochi per atleti con disabilità. Un movimento che oggi rappresenta, come ha detto il presidente Mattarella nel suo intervento alla cerimonia di chiusura, una “avanguardia sociale del Paese”

Dal seme gettato da Antonio Maglio la “rivoluzione culturale” paralimpica
ROMA - “Quando si abbatte una barriera, è un successo per tutta la comunità. Tanti pregiudizi sono stati superati grazie alla maturazione del nostro Paese. Il Festival registra tali avanzamenti, frutto di sacrifici ma anche di soddisfazioni e di medaglie. Lo sport paralimpico è avanguardia sociale del Paese”. Lo ha detto venerdì pomeriggio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo alla cerimonia di chiusura del Festival della Cultura paralimpica, che si è svolto dal 20 al 23 novembre al binario 16 della stazione Tiburtina di Roma.
 
Un contagio virtuoso che ha cambiato la percezione della disabilità. Quattro giorni di mostre, film, spettacoli, presentazioni di libri e dibattiti, promossi dal Comitato italiano paralimpico (Cip) – con il sostegno e la collaborazione di Inail, Ferrovie dello Stato Italiane, Grandi Stazioni Retail, il patrocinio della Rai e il contributo di Mediobanca, Eni, Toyota, Fondazione Terzo Pilastro Internazionale e SuperAbile, il contact center Inail per la disabilità – per raccontare la storia e i successi di un movimento che negli ultimi decenni è riuscito a contagiare virtuosamente il costume e la società italiana, cambiando la percezione della disabilità.
 
Le origini della sport-terapia come strumento per la riabilitazione e il reinserimento. Come testimoniato dalle immagini e dagli oggetti della mostra allestita negli spazi dedicati della stazione Tiburtina, se il movimento paralimpico internazionale deve la sua nascita al neurochirurgo inglese Sir Ludwig Guttmann, il primo ad avviare alla pratica sportiva i reduci britannici della seconda guerra mondiale ricoverati presso la “Spinal Injuries Unit” di Stoke Mandeville, in Italia il pioniere della sport-terapia, come strumento per la riabilitazione e il reinserimento sociale delle persone con disabilità, è stato invece il medico dell’Inail Antonio Maglio, a cui si deve anche l’intuizione che nel 1960 portò all’organizzazione dei primi Giochi paralimpici di Roma.
 
La parabola umana e professionale del “padre delle Paralimpiadi” in un libro. La parabola umana e professionale del direttore del Centro Paraplegici “Villa Marina” di Ostia è descritta dal giornalista Luca Saitta nel volume “Senza barriere - Antonio Maglio e il sogno delle Paralimpiadi”, che si apre proprio con il racconto dell’arrivo nella Capitale dei 400 atleti, provenienti da 23 Paesi, che dal 18 al 25 settembre 1960 parteciparono ai primi Giochi paralimpici. Il libro, pubblicato dall’Inail, dopo la prima uscita ufficiale dello scorso maggio al Salone internazionale del Libro di Torino è stato presentato anche al Festival della Cultura paralimpica, nel corso di un incontro coordinato dal responsabile della comunicazione esterna dell’Istituto, Mario Recupero, che oltre all’autore ha coinvolto la vedova di Antonio Maglio, Maria Stella Calà.
 
Un contributo decisivo in una società in cui disabilità era sinonimo di emarginazione. Le loro testimonianze hanno gettato luce sul contributo fondamentale di Maglio nell’importare nell’Italia degli anni Cinquanta, in una società in cui avere una disabilità equivaleva ancora a una condanna senza appello all’emarginazione, nuove metodologie terapeutiche per i soggetti neurolesi, seguendo le esperienze di Paesi più evoluti come la Germania e l’Inghilterra. L’attuazione dei suoi nuovi metodi diede subito risultati positivi. Tra gli ospiti del Centro Paraplegici di Ostia, aperto dall’Inail nel giugno del 1957, si registrò infatti una riduzione del tasso di mortalità e un’attenuazione degli stati depressivi.
 
“Per i pazienti era un padre burbero che non sopportava il pietismo”. Per i suoi pazienti, ha spiegato Saitta, Antonio Maglio fu una sorta di “padre burbero”. Severo quando si trattava di motivarli a seguire il protocollo terapeutico, senza indulgere in atteggiamenti pietistici che sarebbero stati controproducenti ai fini della riabilitazione – “un invalido modernamente inteso, cioè sufficientemente riabilitato nel corpo e nello spirito – scriveva – non deve suscitare compassione e non ha bisogno della pietà di nessuno” – con ciascuno di loro era capace di costruire un rapporto unico e straordinario. “I pazienti per lui erano i suoi figli – ha confermato la moglie – Se una persona disabile si ammalava in maniera grave, restava vicino al suo letto finché non si riprendeva, non tornava a casa nemmeno a Natale o alle feste comandate”.
 
Solo l’8% dei disabili pratica un’attività sportiva. Da appassionata custode della memoria del marito e del ruolo che ha avuto nell’imporre una nuova concezione della disabilità, Maria Stella Calà invita ora a guardare al futuro. “Ogni punto di arrivo è un punto di partenza – ha spiegato – Il percorso compiuto dal movimento paralimpico nei 58 anni che sono trascorsi dai primi Giochi di Roma è stato eccezionale, ma molto resta ancora da fare per diffondere la pratica sportiva tra le persone con disabilità”. Lo confermano anche i dati Istat diffusi nel corso del Festival, secondo cui il 75% dei disabili che fa sport dichiara di avere una qualità della vita migliore, ma sono solo l’8% quelli che lo praticano. Numeri che per il presidente del Cip, Luca Pancalli, confermano che lo sport è uno “strumento straordinario su cui investire perché può aiutare il Paese a crescere”, anche se finora “non è mai stato valutato l’impatto in termini positivi che può avere sui costi del servizio sanitario nazionale”.
 
Lucibello: “Dal nostro Istituto un sostegno a 360 gradi”. L’Inail, ha assicurato il direttore generale, Giuseppe Lucibello, intervenendo alla tavola rotonda di giovedì mattina sullo sport paralimpico come “rivoluzione culturale”, non farà mai mancare il proprio sostegno. “Per noi l’attività sportiva è alla base della riabilitazione”, ha spiegato Lucibello, ricordando l’impegno profuso dall’Istituto su questo fronte, a partire dall’esempio di Antonio Maglio. “Alcuni degli atleti più celebrati di oggi gareggiano con protesi dell’Inail. Dal nostro Centro Protesi di Vigorso di Budrio sono passati campioni come Martina Caironi, Bebe Vio, Alex Zanardi e Monica Contrafatto. Ci sono stati sviluppi importanti anche con il Comitato paralimpico italiano, che sosteniamo da sempre a 360 gradi. Il nostro contributo economico al Cip, infatti, adesso è diventato strutturale”.

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