INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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11/06/2018

Alimentazione, tutela della gravidanza, Csr: i temi degli ultimi factsheet pubblicati dall’Inail

Nell’area “Comunicazione” del sito istituzionale sono disponibili i documenti pubblicati dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila). Dal settore ricerca dell’Istituto, un utile aggiornamento informativo per imprese e lavoratori

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ROMA - Come possono essere protette dai fattori di rischio professionali le donne lavoratrici in dolce attesa? Quale ruolo possono svolgere le aziende nel sostegno ai lavoratori tra carriera professionale e vita privata, così da contribuire alla crescita del paese e sostenere welfare e forme di conciliazione? In quale modo una corretta alimentazione al lavoro può essere di aiuto nell’assicurare uno stile di vita salutare? Sono dedicati a queste tre tematiche i factsheet pubblicati recentemente nel “Catalogo generale” della sezione “Pubblicazioni” all’interno dell’area “Comunicazione” del portale dell’Inail.

Schede semplificate con dati e grafici. Consultabili online, i factsheet sono redatti dai ricercatori del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) e costituiscono dei prontuari informativi, documentati e di facile lettura, con cronologie, dati, tabelle e infografiche, su argomenti scientifici e sociali di utilità per datori di lavoro e lavoratori così come per tutti gli utenti interessati.

Dalla ricerca scientifica nuovi impulsi per la salute delle lavoratrici. Alla salute riproduttiva e alle sue implicazioni con la gravidanza, nonché alla promozione delle iniziative di educazione alla salute della donna è dedicata la scheda redatta da Alessandra Pera e Mariangela De Rosa. Negli anni il numero delle donne presenti negli ambienti di lavoro è aumentato, e secondo gli ultimi dati Istat del febbraio scorso il tasso di occupazione è salito a quasi il 50%. L’incremento delle ricerche epidemiologiche che ne è conseguito permette quindi di poter riepilogare i principali fattori di rischio correlati agli effetti sulla salute riproduttiva.

Dagli agenti chimici ai fattori organizzativi, i principali elementi di rischio. In una tabella riassuntiva vengono passati in rassegna i possibili rischi professionali che possono intervenire e avere effetti negativi sulla salute delle lavoratrici e su quella dei loro piccoli. Per esempio, l’esposizione a metalli pesanti può portare ad aborti spontanei o provocare malformazioni congenite o ritardo mentale nel bambino. E ancora, agenti fisici come radiazioni e rumori possono comportare riduzione delle fertilità e generare nella prole deficit del sistema nervoso, leucemia o provocare nascite premature. Da non sottovalutare anche i fattori organizzativi, come le turnazioni, negli elementi di rischio. 

I compiti del datore di lavoro. Come attuare allora efficaci misure di prevenzione a tutela delle lavoratrici in gravidanza? Il factsheet Inail ricorda che spetta al datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente, il responsabile del servizio di prevenzione e di protezione (Rspp) e il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls) individuare le mansioni lavorative a rischio, vietate in gravidanza e durante l’allattamento. Inoltre, deve essere sempre a sua cura integrare il Documento di valutazione dei rischi (Dvr) con l’identificazione delle operazioni non compatibili con questi status temporali, indicando le necessarie e conseguenti modifiche. 

La politica sociale delle aziende per un welfare di prossimità. Sulla responsabilità sociale di imprese e organizzazioni (Rsi o Csr, se declinato in inglese) si sofferma la scheda compilata da Fiorisa Lentisco, che aggiorna sugli ultimi sviluppi raggiunti. Come è noto, con questa espressione si intende il riconoscimento dato a imprese e organizzazioni lavorative di mettere in atto volontariamente strategie e politiche aziendali in grado di promuovere aspetti di rilevanza sociale: tutela dell’ambiente, sicurezza, rispetto dei diritti umani, trasparenza e rendicontazione. Un approccio che viene incoraggiato sia a livello nazionale che internazionale per un’azione economica complessiva etica e sostenibile per imprese e lavoratori.

Nel solco della Rsi anche due iniziative dell’Inail. Dopo aver ripercorso le fasi della Rsi dal 2001 ad oggi, soprattutto nelle sue articolazioni europee, la scheda fa il punto sulla situazione italiana. È a partire dal 2002 che anche nel nostro Paese viene avviata la promozione di una cultura della Rsi con la contestuale diffusione delle buone pratiche. Fra queste, un esempio realizzato con azioni concrete dal gruppo Atm, l’Azienda Trasporti Milano, e anche due strumenti promossi dall’Inail: la riduzione del premio assicurativo per le aziende che abbiano adottato azioni di responsabilità sociale, con il modello OT24, e il bando Isi, attraverso cui le imprese possono beneficiare di finanziamenti per progettare e realizzare interventi di responsabilità sociale.

Buone pratiche a beneficio dei lavoratori. In una crisi economica che ha contribuito all’indebolimento del welfare, le aziende svolgono un ruolo chiave nel sostenere i lavoratori nel complicato equilibrio tra vita professionale e vita privata. E attuare misure che ne facilitino un bilanciamento diventa un’azione di grande impatto sociale. Pertanto si diffondono sempre di più buone pratiche apprezzate dai lavoratori, come ad esempio un reinserimento lavorativo di successo dopo un’assenza prolungata, con flessibilità oraria e offerta di servizi aggiuntivi quali asili nido aziendali e corsi di aggiornamento professionale, per contribuire alla crescita e sviluppo economico e sociale del paese, sostenendo welfare e forme di conciliazione. 

Un’alimentazione sana per un lavoro in salute. Di alimentazione e lavoro si occupa il factsheet curato da Tiziana Paola Baccolo e Maria Rosaria Marchetti, che ripropone alcune tematiche presenti anche nel progetto sperimentale attualmente in corso “Prevenzione alimentare al lavoro”, promosso dalla Direzione centrale prevenzione dell’Inail per i lavoratori della sede centrale dell’Istituto, di cui si è appena conclusa la prima fase. Premesso che le malattie croniche non trasmissibili provocano ogni anno la morte di 40 milioni di persone e che sono strettamente connesse a stili di vita non salutari, compresa la non corretta alimentazione, la scheda parte dalla definizione del problema indagando sulle principali cause di decesso (malattie cardiovascolari, tumori, diabete) per poi analizzare specificamente le loro ripercussioni nella vita lavorativa.

Da una buona nutrizione riduzione di infortuni e patologie professionali. Secondo un rapporto ILO del 2005, un regime alimentare troppo povero o un’alimentazione troppo ricca sul luogo di lavoro può provocare una perdita di produttività pari al 20%. Ed è la stessa ricerca a dimostrare che a fronte di piccoli miglioramenti alimentari, le ricadute in termini di riduzione dei giorni di assenza per malattia e di incidenti sul lavoro sarebbero notevoli. È necessaria dunque un’alimentazione bilanciata e adeguata, con una dieta attenta alle proprietà nutritive degli alimenti e al tipo di lavoro praticato, all’ambiente e all’orario in cui si svolge. Da qui un elenco di indicazioni pratiche, come il consumare al lavoro pasti non troppo abbondanti e facilmente digeribili, costituiti prevalentemente da carboidrati come pane, pasta, riso, legumi, frutta, verdura e da un adeguato apporto idrico.

Norme fondamentali e suggerimenti pratici. Dopo aver ricordato le cinque regole fondamentali, suggerite dal Ministero della Salute, per una corretta alimentazione anche al lavoro (più frutta e verdura, riduzione di grassi animali, varietà nella combinazione degli alimenti, frazionamento delle porzioni, consumo abbondante di acqua), la scheda fornisce infine anche alcuni suggerimenti pratici, come la regolare assunzione di cibi integrali, la spendibilità dei buoni pasto anche in frutteria, la disponibilità nei distributori automatici di varietà e quantità di frutta e verdura fresche già pronte per essere degustate, il controllo del proprio peso e della circonferenza addominale per contrastare il rischio cardiovascolare, il diabete e la dislipidemia.

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