INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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24/10/2019

Infortuni sul lavoro, in Italia più della metà delle morti avviene su strada

Nel 2018 quasi il 60% dei casi accertati ha visto il coinvolgimento di un mezzo di trasporto. Il tema è stato al centro del convegno organizzato a Milano dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inail, nell’ambito di ExpoTraining 2019. Dall’Istituto incentivi alle aziende che investono in infrastrutture e dispositivi per la sicurezza stradale

Infortuni sul lavoro, in Italia più della metà delle morti avviene su strada
MILANO - In Italia più della metà delle morti sul lavoro è causata da un incidente stradale avvenuto in occasione di lavoro, come nel caso di tassisti o camionisti, o in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro. Delle 704 morti sul lavoro accertate dall’Inail nel 2018, infatti, ben 412, pari al 58,5% del totale, hanno visto il coinvolgimento di un mezzo di trasporto. A confermare la pericolosità del “rischio strada” è anche l’incidenza di casi mortali sul totale degli infortuni, che è molto più alta in quelli stradali rispetto a quelli non stradali, con conseguenze più gravi anche per i feriti.

Alla fiera della formazione un momento di confronto tra gli attori istituzionali. Il tema, con le sue pesanti ricadute sulla collettività e sul sistema del welfare nazionale, è stato affrontato questa mattina a Milano alla fiera della formazione ExpoTraining, nel corso del convegno “La strada per la sicurezza #safetyroad”, organizzato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inail per richiamare l’attenzione su aspetti del fenomeno poco noti ai non addetti ai lavori e promuovere un dialogo costruttivo con gli altri attori istituzionali. Sono intervenuti, in particolare, Giovanni Lanati, direttore generale per la sicurezza stradale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Roberto Campisi, comandante del Compartimento polizia stradale di Milano, Paolo Mazzoni, consigliere delegato ai rapporti istituzionali di Assosegnaletica, Roberto Mastrangelo, responsabile gestione Rete Anas, e Renato Saccone, prefetto di Milano.    

Il presidente del Civ Luciano: “Servono azioni urgenti e radicali”. Citando le parole pronunciate dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro dello scorso 13 ottobre, il presidente del Civ, Giovanni Luciano, nell’intervento di apertura del convegno ha ribadito che “non possiamo accettare passivamente le tragedie che continuiamo ad avere di fronte”. La riduzione degli infortuni sul lavoro, ha aggiunto, “è un obiettivo che deve essere affrontato con urgenza, con azioni radicali e investimenti importanti, perché i costi umani, sociali ed economici sono altissimi”.

Dopo una riduzione costante le denunce sono tornate a crescere. Questa riduzione passa anche attraverso una strategia più incisiva per contrastare il cosiddetto “rischio strada”. Dopo aver fatto registrare una diminuzione costante tra il 2008 e il 2016, infatti, il numero delle denunce di incidenti stradali con esito mortale presentate all’Inail nei due anni successivi è tornato a crescere, con un incremento ancora più marcato per gli incidenti avvenuti nel percorso casa-lavoro-casa.

“L’affaticamento fisico e psicologico tra i fattori all’origine degli incidenti”. “Gli incidenti stradali sono generati da una molteplicità di fattori che si intrecciano e interferiscono tra loro – ha precisato Luciano a questo proposito – come lo stato delle strade e la carenza di manutenzione, compresa quella della segnaletica, l’utilizzo del telefono mentre si guida, il superamento dei limiti di velocità, l’assunzione di bevande alcoliche e droghe. Una serie infinita di variabili alle quali si aggiunge anche lo stato di affaticamento fisico e psicologico al termine del lavoro gravoso, a turni o, più in generale, stressante”.  

Per le lavoratrici è la prima causa di morte. Nel caso delle lavoratrici, in particolare, lo stress sembra giocare un ruolo fondamentale negli infortuni in itinere, che rappresentano la prima causa di morte lavoro-correlata per le donne. Nel 2018, infatti, su un totale di 69 casi mortali accertati tra le lavoratrici, 39 sono avvenuti nel tragitto casa-lavoro-casa. Allargando l’analisi al numero complessivo degli infortuni avvenuti in itinere, inoltre, emerge che quelli delle donne sono pari a circa il 54% del totale. Tra i fattori che possono incidere sul maggiore rischio per le lavoratrici pendolari, su cui spesso grava anche la responsabilità di gestire gli impegni familiari, c’è il minore tempo di recupero, riposo e svago, elementi che possono influire negativamente sull’attenzione durante la guida.

Il costo sociale supera i 17 miliardi di euro. Dall’analisi dei dati estratti dagli archivi dell’Inail emerge anche che quando ci si infortuna per strada ci si infortuna più gravemente. Per gli infortunati che hanno riportato una menomazione permanente, infatti, i gradi di inabilità in seguito a un infortunio stradale sono mediamente più alti del 40% rispetto agli altri infortuni, con un grado medio di menomazione che passa dai 5,2 gradi di quelli non stradali ai 7,3 di quelli stradali. Il tutto, come è stato ribadito più volte durante il convegno, si traduce anche in un conto molto salato per la collettività, che lo “Studio di valutazione dei costi sociali dell’incidentalità stradale”, realizzato dalla Direzione generale della sicurezza stradale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel 2017 ha quantificato in oltre 17 miliardi di euro, tra decessi, feriti e danni patrimoniali.

La necessità di una strategia comune al centro della tavola rotonda con le parti sociali. La necessità di azioni concrete e di una strategia comune tra tutti gli attori della prevenzione, per invertire la tendenza e ridurre drasticamente il numero degli incidenti stradali, dopo essere stata evocata dal presidente del Civ ha fatto da filo conduttore alla tavola rotonda alla quale hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni e delle parti sociali: Angelo Colombini, segretario confederale della Cisl, Fabio Pontrandolfi, dirigente dell’area Lavoro, welfare e capitale umano di Confindustria, Barbara Gatto, responsabile del Dipartimento politiche ambientali della Cna, e Matteo Castiglioni, direttore Operation e Coordinamento territoriale dell’Anas.

Lucibello: “L’Inail è pronto a fare la sua parte”. Come sottolineato dal direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello, nell’intervento di chiusura dei lavori, anche se la sicurezza stradale non rientra tra gli ambiti di sua diretta competenza, l’Istituto “è pronto a fare la sua parte” e ha già messo in campo delle misure per contribuire alla mitigazione del “rischio strada”. È il caso, per esempio, degli incentivi previsti, attraverso uno sconto sul premio di assicurazione, per le aziende che attuano specifici corsi ai dipendenti per la guida sicura o realizzano interventi per il miglioramento delle infrastrutture stradali in prossimità del luogo di lavoro, come impianti semaforici e di illuminazione, attraversamenti pedonali, rotatorie, piste ciclabili o l’installazione su tutti i mezzi aziendali di sistemi di comunicazione per telefono cellulare e di dispositivi fissi per la rilevazione e l’allarme in caso di colpo di sonno.

“Nel 2020 un’importante campagna sugli stili di guida”. Tematiche che riguardano la sicurezza stradale sono contenute anche negli ultimi piani di ricerca dell’Inail, con studi sulla correlazione tra lo stile di guida e l’utilizzo dei telefoni cellulari o dedicati alla sindrome da apnea ostruttiva notturna, un disturbo che condiziona circa il 20% degli italiani e può determinare una grave sonnolenza diurna, con un’accentuata riduzione della capacità di attenzione durante la guida. “Per andare oltre – ha spiegato Lucibello – è necessario mettere a fattore comune le conoscenze e dobbiamo strutturare sempre di più le collaborazioni che in parte sono già state avviate con i soggetti intervenuti in questo convegno, come la polizia stradale e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”. Nel 2020, ha aggiunto a questo proposito il direttore generale dell’Istituto, è prevista “un’importante campagna sugli stili di guida, finanziata in parte dall’Inail, che sarà molto utile per tutti i lavoratori, non solo per chi utilizza il mezzo di trasporto per lavorare”.

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