INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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20/12/2018

Reinserimento lavorativo dopo un infortunio o una malattia: “Insieme si può fare di più”

I fondi per finanziare i progetti personalizzati ci sono, ma i risultati finora sono stati al di sotto delle aspettative. Dal convegno promosso a Montecitorio dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inail, per riflettere con esponenti del mondo politico-istituzionale, sindacale e datoriale sui motivi che stanno determinando questa perdita di opportunità, è emersa la necessità di uno sforzo collettivo per “chiudere il cerchio” della presa in carico degli assistiti. All’evento conferita la Medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica

Reinserimento lavorativo dopo un infortunio o una malattia: “Insieme si può fare di più”
ROMA - Nonostante le importanti risorse stanziate dall’Inail negli ultimi tre anni per sostenere il ritorno al lavoro degli infortunati o il loro inserimento in nuova occupazione, i risultati raccolti finora sono stati al di sotto delle aspettative. Per riflettere sugli ostacoli che stanno determinando una sostanziale perdita di opportunità per le persone che si ammalano o sono vittime di un infortunio sul lavoro e cercare di individuare le soluzioni per rendere effettivo il loro reinserimento lavorativo, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto ha promosso il convegno “Chiudere il cerchio. Come dare effettività al reinserimento anche lavorativo dopo l’infortunio”, che si è svolto il 18 dicembre nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio. L’evento – al quale il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito la Medaglia di rappresentanza, il riconoscimento assegnato dal Capo dello Stato a iniziative ritenute di particolare interesse culturale, scientifico, artistico, sportivo o sociale – ha coinvolto i vertici dell’Inail insieme ad autorevoli rappresentanti del mondo politico-istituzionale, sindacale e datoriale.
 
De Felice: “È una sfida complessa”. Dopo aver ricordato le radici storiche dell’impegno dell’Inail per l’inclusione sociale dei suoi assistiti – incarnato nelle figure di Johannes Schmidl, pioniere della ricerca protesica al Centro Protesi di Vigoroso di Budrio, e Antonio Maglio, che al Centro paraplegici “Villa Marina” di Ostia intuì per primo il valore terapeutico dello sport – nel suo intervento in apertura dei lavori il presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, ha riconosciuto che “il tema di questo convegno pone una sfida più complessa”. Il reinserimento lavorativo dopo l’infortunio, infatti, “deve considerare con realismo i vincoli dei processi produttivi, rispettare livelli di efficienza nell’espletamento delle mansioni, progettare soluzioni che comunque non riducano sicurezza nell’azione di lavoro, eventualmente avviare a nuove mansioni sostenute da processi di formazione”.
 
“Va migliorata la gestione del rapporto tra domanda e offerta”. Tra gli argomenti meritevoli di approfondimento, De Felice ha segnalato la gestione del rapporto tra domanda e offerta, da cui deriva la distanza tra le risorse utilizzate e le risorse stanziate per sostenere i progetti di reinserimento: 44mila euro su 21 milioni nel 2017 e 202mila euro su 20 milioni nel 2018. “Modalità più agevoli per fornire le coperture delle spese, modalità più efficaci per rispondere ai casi di urgenza, semplificazione degli adempimenti a carico del datore di lavoro – ha rilevato il presidente dell’Inail – possono aiutare a ridurre questa distanza”. Resta però “cruciale potenziare il modo di fare strategia, e cioè stimare i profili della domanda potenziale per calibrare adeguatamente l’offerta”.
 
“Una banca dati per il collocamento mirato”. Alla mappa degli interventi possibili, secondo De Felice “nel tempo si potrebbe associare l’informazione sugli interventi realizzati. L’accumulo di esperienza consente la classificazione in ‘casi simili’ e la strutturazione di protocolli standard di intervento specifici della classe, su cui agire con aggiustamenti marginali per tutelare le specificità dei nuovi casi. Consente anche il controllo degli esiti ed eventualmente aggiustamenti di procedura”. Un’ulteriore considerazione riguarda “la distanza tra il dire e il fare”. Parlare di “accomodamento ragionevole per decidere il da farsi sul reinserimento lavorativo è formula inefficiente”. Per il presidente dell’Inail, bisogna piuttosto “definire regole e convenzioni, fondate sui dati di fatto”, dall’analisi approfondita della domanda di reinserimento alla situazione degli infortunati, per costruire una “banca dati per il collocamento mirato”, che è “l’unico modo per passare dal dire al fare per dare effettività, come auspica l’intestazione di questo convegno, e chiudere davvero il cerchio”.
 
Luciano: “Il lavoro non è solo una fonte di sostentamento”. A descrivere nel dettaglio il quadro della situazione attuale, nella sua relazione introduttiva, è stato il presidente del Civ, Giovanni Luciano, che dopo aver sottolineato l’impegno profuso dall’Inail per “la cura, l’assistenza e il reinserimento familiare e sociale delle persone che hanno subito danni sul lavoro o in itinere”, ha precisato che “il reinserimento, per ritenersi completo, non può però essere solo sociale ma deve essere anche lavorativo. La persona ha bisogno del lavoro, non solo come fonte di sostentamento per sé e la propria famiglia ma come propria realizzazione e affermazione nella società”. Per Luciano, dunque, “il cerchio del titolo di questo convegno si chiude solo se, oltre alla possibilità di reinserimento sociale, si realizza anche la possibilità del reinserimento lavorativo della persona disabile”.
 
“Le risorse stanziate per il triennio 2016-2018 sono rimaste inutilizzate”. In seguito alla norma della legge di stabilità 2015 (legge 190/2014), che ha attribuito all’Inail le competenze in materia di reinserimento e di integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro, è stata introdotta la possibilità di rimborsare ai datori di lavoro le spese sostenute per la realizzazione di interventi per il superamento e abbattimento delle barriere architettoniche, l’adeguamento e adattamento delle postazioni di lavoro e la formazione, fino a un massimo complessivo di 150mila euro per ciascun progetto personalizzato. “I dati di consuntivo – ha precisato a questo proposito Luciano – testimoniano che i circa 22 milioni di euro annui, destinati mediamente dal Civ nel triennio 2016- 2018 a sostegno di questi progetti per il reinserimento lavorativo, o anche per inserimenti in nuova occupazione a seguito dell’incontro tra domanda e offerta, sono rimasti sostanzialmente inutilizzati”.
 
“La procedura deve essere semplificata”. “Sul perché questa misura sia così poco sfruttata e su come si possa intervenire per cambiare – ha aggiunto Luciano – vi sono, ovviamente, punti di vista diversi e le discussioni sono ampie, ma le motivazioni possono essere contate sulle dita di una mano: un’insufficiente conoscenza di questa opzione, nonostante tutta la pubblicità e le diverse iniziative messe in campo dall’Istituto, la diffidenza da parte del datore di lavoro e le lamentele sulla procedura troppo complicata o onerosa in attesa del rimborso, fino al timore del lavoratore a richiedere il progetto di reinserimento”. Di qui la necessità, per il presidente del Civ, di “modifiche normative atte ad agevolare l’adempimento dell’accomodamento ragionevole, in particolare attraverso forme di copertura della retribuzione del lavoratore nel periodo che intercorre tra la presentazione del progetto e la conclusione dell’intervento”. Occorre, inoltre, “una semplificazione dell’iter procedurale e una razionalizzazione delle sue singole fasi, per consentire una significativa riduzione dei tempi, favorendo quindi il pronto avvio dell’intervento”.
 
“Le parti sociali hanno un ruolo strategico per informare i lavoratori sui propri diritti”. Secondo Luciano, è importante anche “proseguire nelle attività di formazione-informazione da parte dell’Inail, in tutte le forme possibili, ai lavoratori con disabilità da lavoro, affinché siano pienamente consapevoli del loro diritto all’accomodamento ragionevole, utilizzando le diverse occasioni in cui entrano in contatto con le diverse professionalità dell’Istituto”. In queste attività, ha aggiunto, “un ruolo strategico deve essere riconosciuto alle parti sociali, ai patronati, i quali possono svolgere anche un ruolo di supporto per l’espletamento delle attività nelle diverse fasi del reinserimento, nonché agli organismi paritetici”. La multidisciplinarietà e la rete sul territorio, secondo il presidente del Civ, “servono per accrescere la consapevolezza, fin dalle fasi iniziali, ed è necessario un ruolo attivo e in cooperazione tra le diverse figure coinvolte, come l’area medica e gli assistenti sociali. La sinergia tra l’Inail e le Regioni, inoltre, può favorire l’integrazione delle misure previste dall’Istituto con gli ulteriori strumenti specifici messi a disposizione dalle Regioni”.
 
Necessario creare un circolo virtuoso tra i vari attori del sistema. La rilevanza del ruolo dell’Istituto e della collaborazione tra i vari attori del sistema ha fatto da filo conduttore alla serie di interventi in cui si sono articolati i lavori del convegno. Da quello del vicepresidente della Camera, Ettore Rosato, che ha parlato della necessità di “creare un circolo virtuoso più efficace, che coinvolga l’Inail ma anche le agenzie per il lavoro, per garantire pieni diritti a chi subisce un infortunio e alle famiglie”, a quello del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, che ha definito l’Istituto “uno dei soggetti determinanti per l’ingresso nel mercato del lavoro, con cui il governo ha un rapporto importante”, assicurando l’impegno dell’esecutivo “per favorire il reinserimento dei lavoratori”, fino alla vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, Renata Polverini, e al presidente del Comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli, che ha ribadito il proprio “riconoscimento all’Inail della chiusura del cerchio per l’effettivo reinserimento lavorativo dopo un infortunio”, aggiungendo però che “è necessario dare responsabilità ai diversi attori: parti sociali, datoriali e associazioni”.
 
Le organizzazioni sindacali e datoriali pronte a raccogliere la sfida. I rappresentanti datoriali e sindacali coinvolti nella tavola rotonda intitolata “Facciamoli rientrare!”, moderata dal direttore centrale Pianificazione e Comunicazione Inail, Giovanni Paura, hanno confermato l’intenzione di raccogliere la sfida, insistendo sulla necessità di ridurre il carico burocratico. “Sicuramente stiamo parlando di un’opportunità non sfruttata – ha spiegato Gino Sabatini, di Rete Imprese Italia – L’intermediazione delle associazioni di categoria è importante e la sfida può essere vinta solo con la collaborazione di tutti i soggetti”. La disponibilità del mondo imprenditoriale è stata assicurata anche da Fabio Pontrandolfi, di Confindustria, secondo il quale, però, “la legge 68 del 1999, che ha introdotto nell’ordinamento italiano diverse norme per la tutela del diritto al lavoro dei disabili, deve cambiare per dare una concreta possibilità di reinserimento. Il mondo imprenditoriale si aspetta un intervento di sostegno e non delle procedure complicate da seguire”.
 
Importante investire su conoscenza e formazione. Anche Franco Martini, segretario confederale della Cgil, ha ribadito che il sindacato “è disponibile a discutere. Bisogna ridefinire la nozione di produttività che continua a fare un uso intensivo della forza lavoro e dei carichi di lavoro. Il problema del reinserimento si risolve se il sistema riesce ad essere più produttivo agendo sull’innovazione, quindi investendo sulla conoscenza e sulla formazione”. Come sottolineato da Angelo Colombini, segretario confederale della Cisl, “si fa una grande fatica a inserire nel mercato del lavoro persone disabili o che hanno subito mutilazioni”. È più facile, infatti, “contrattare un effetto economico, piuttosto che altri elementi legati al tema della disabilità. Il mondo del lavoro sta cambiando e il centro per l’impiego deve stare più attento. Sicuramente bisogna investire nelle tecnologie per valorizzare le capacità residue, senza vedere i disabili come persone che disturbano”. Silvana Roseto, segretario confederale della Uil, ha spiegato che “il sindacato è disponibile a essere coinvolto anche a livello territoriale, Da molti anni ci siamo dotati di uffici H, un servizio di prima assistenza informativa rivolto a tutti i cittadini con disabilità e alle loro famiglie, e come parti sociali siamo presenti nell’Associazione nazionale disabilità”.
 
Lucibello: “Il comma 166 della legge 190 pietra miliare delle politiche di inclusione”. L’importanza della collaborazione con enti locali e parti sociali è stata ribadita, nell’intervento conclusivo del convegno, anche dal direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello. “Tutti i contenuti sono utili e importanti sono le collaborazioni che sono state attivate con singole Regioni, purtroppo a macchia di leopardo, per l’inserimento dell’Istituto nella rete dei servizi sociali, formativi, sanitari ed educativi dei territori, che in alcune realtà ha consentito di raggiungere risultati molto efficaci”. Il comma 166 della legge 190, che ha attribuito all’Inail le nuove competenze in materia di reinserimento e di integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro, rappresenta, secondo Lucibello, “una pietra miliare delle politiche per la ‘chiusura del cerchio’ alla quale fa riferimento anche il titolo di questo convegno”.
 
“Qualcosa non ha funzionato, ma abbiamo imparato dagli errori”. “Una norma di per sé non basta per raggiungere l’obiettivo – ha aggiunto il direttore generale dell’Istituto – Per questo abbiamo disposto uno stanziamento e messo in campo delle azioni, predisponendo un primo regolamento per il reinserimento e l’integrazione lavorativa e una prima circolare applicativa. Se ogni anno stanzi più di 20 milioni e alla fine del terzo anno ne hai impegnato meno di uno è chiaro, però, che qualcosa non ha funzionato. Probabilmente alcuni errori sono stati commessi, ma allo stesso tempo gli errori ci hanno permesso di affinare proposte di correzione a normativa vigente”.
 
“Nel nuovo regolamento proposto maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi”. L’Inail, ha aggiunto a questo proposito Lucibello, “ha fatto delle riflessioni e una proposta di regolamento, che corregge alcuni aspetti che possono essere corretti a legislazione vigente, è ora all’esame del presidente”. La proposta, ha precisato il direttore generale, “introduce una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi destinati a sostenere ciascun progetto di reinserimento personalizzato, che potrà essere modulato in relazione alle necessità”. Altre novità riguardano “la semplificazione della documentazione e il riconoscimento di determinate spese strumentali, istruttorie e di consulenza tecnica”.

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