INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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21/10/2021

Dall’Industria 4.0 alla Prevenzione 4.0, le nuove sfide dell’Inail al centro del convegno del Civ a ExpoTraining

In vista della fine della sesta consiliatura, la fiera milanese dedicata ai temi della formazione, del lavoro e della sicurezza ha ospitato l’evento promosso dal Consiglio di indirizzo e vigilanza per tracciare un primo bilancio dei risultati raggiunti nell’ultimo quadriennio insieme ad autorevoli rappresentanti di istituzioni e parti sociali

Dall’Industria 4.0 alla Prevenzione 4.0, le nuove sfide dell’Inail al centro del convegno del Civ a ExpoTraining
MILANO - La ripresa delle attività produttive, dopo il rallentamento imposto dall’emergenza Covid-19, e le profonde trasformazioni del mondo del lavoro, legate alla cosiddetta Industria 4.0, impongono l’attuazione di una “Prevenzione 4.0”, in grado cioè di fare fronte ai rischi tradizionali e di rispondere alle nuove sfide in materia di salute e sicurezza. È questo il messaggio lanciato ieri mattina dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inail attraverso il convegno organizzato nell’ambito della decima edizione di ExpoTraining, la fiera milanese dedicata ai temi della formazione, del lavoro e della sicurezza, che ha offerto anche l’occasione per tracciare il quadro delle attività svolte e dei risultati raggiunti dall’Istituto alla luce degli indirizzi strategici forniti dal Civ nell’ultimo quadriennio, con il coinvolgimento di autorevoli rappresentanti di istituzioni e parti sociali.

Bettoni: “Siamo pronti a svolgere un ruolo attivo nell’elaborazione di una strategia nazionale”. Aprendo i lavori insieme al prefetto di Milano, Renato Saccone, il presidente dell’Inail, Franco Bettoni, ha definito “necessarie” le recenti iniziative del governo in tema di salute e sicurezza, ribadendo a questo proposito “la disponibilità incondizionata dell’Inail a svolgere un ruolo attivo nell’elaborazione di una strategia nazionale per il contrasto del fenomeno delle morti sul lavoro, che muova dalla compiuta analisi delle cause”. Per Bettoni, inoltre, “l’attività dell’Inail deve essere rafforzata mirando a un maggior rapporto con il sistema produttivo”, per spingerlo ad “adottare in modo sempre più esteso sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro e modelli organizzativi”. Dopo aver accennato ai temi della formazione dei lavoratori e del rafforzamento delle risorse umane a disposizione dell’Istituto, il presidente dell’Inail è tornato anche sulla questione della governance. “Il riconoscimento di maggiori margini di autonomia all’Istituto – ha spiegato – consentirebbe di rispondere meglio alle esigenze dei lavoratori, delle loro famiglie e delle imprese”.

Luciano: “L’Istituto può fare di più se viene messo nelle condizioni di fare di più”. Sul tema dell’autonomia si è soffermato anche il presidente del Civ, Giovanni Luciano, nella sua relazione introduttiva, una sorta di prologo al rapporto conclusivo della sesta consiliatura del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inail, che sarà presentato nel mese di novembre. “In questa fase di grande trasformazione, che richiede che la prevenzione torni a essere al centro dell’azione – ha detto – l’Istituto può fare di più se viene messo nelle condizioni di fare di più”. Allo stato attuale, invece, “il bilancio dell’Inail è costantemente in utile, ma ai fini della prevenzione è inutile”, ha sintetizzato il presidente del Civ con una battuta. “Troppo spesso, infatti, l’Istituto è stato chiamato a contribuire alla gestione delle emergenze, dai terremoti al Covid, attingendo ai fondi già stanziati per la prevenzione”.

“Il costo degli infortuni equivale al 6,3% del Pil”. L’iniziativa intrapresa dall’esecutivo per il rafforzamento della vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, secondo Luciano “è un primo passo importante, ma su una platea di oltre quattro milioni di aziende rischia di essere comunque insufficiente. Con la sola repressione, infatti, non si risolve il problema”. Fondamentale, invece, è “il sostegno economico alle imprese per l’adozione dei Mog”, i modelli di organizzazione e gestione, che “contengono strutturalmente il coinvolgimento e la partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti alle decisioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro all’interno delle aziende”. Per il presidente del Civ, inoltre, “occorre sempre ricordare che la prevenzione è davvero un investimento perché gli infortuni sul lavoro comportano enormi costi diretti e indiretti che, come stimato dall’Eu-Osha nel 2019, sono pari al 3,9% del Pil mondiale, al 3,6% del Pil dell’Unione europea e al 6,3% del Pil italiano”.

“Per ogni euro investito in sicurezza il ritorno economico è almeno il doppio”. “Quando l’investimento in prevenzione è efficace – ha aggiunto Luciano citando le linee di mandato del Civ per il quadriennio 2018-2021 – si ha un rendimento molto apprezzabile: minore assenteismo, minori oneri gravanti sul sistema sanitario, oltre che sull’Inail, minori danni e sofferenze per le persone e per le loro famiglie. Il successo o l’insuccesso della prevenzione dei rischi sul lavoro influisce, positivamente o negativamente, sulla competitività stessa di un Paese. Vi sono diversi studi che dimostrano come ogni euro investito in prevenzione produca un ritorno economico, da sommare ai benefici sulla salute, di almeno il doppio. In Italia, però, questa consapevolezza non è sufficientemente diffusa”.  
    
Rotoli: “Bisogna anticipare e gestire i cambiamenti”. La discussione, moderata dal vicepresidente del Civ, Marco Abatecola, è proseguita con gli interventi di tre direttori centrali dell’Inail: Ester Rotoli (Prevenzione), Edoardo Gambacciani (Ricerca) e Agatino Cariola (Rapporto assicurativo). Rotoli, in particolare, ha sottolineato la necessità di “anticipare e gestire i cambiamenti nel mondo del lavoro, determinati dalla transizione verde, digitale e demografica”, richiamando anche alcune iniziative promosse in questi anni dall’Istituto. Dagli avvisi pubblici Isi, “con cui a partire dal 2010 sono stati messi a disposizione delle aziende più di 2,6 miliardi a fondo perduto per il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”, al più recente bando informazione, “che ha finanziato con quattro milioni di euro una campagna nazionale rivolta a lavoratori, Rls e datori di lavoro”.

Gambacciani: “Rafforzati gli interventi per le Pmi”. Descrivendo i vari filoni in cui si articola la ricerca Inail, Gambacciani ha citato la rete di collaborazioni avviate con partner di eccellenza, a livello nazionale e internazionale, e i 144 progetti finanziati con un importo complessivo di 49 milioni di euro attraverso le quattro edizioni del bando Bric, tra il 2016 e il 2021. “Negli ultimi anni, con riferimento al trasferimento dei risultati della ricerca al mondo produttivo – ha spiegato Gambacciani – sono stati rafforzati anche l’orientamento, la formazione e il coaching delle Pmi. Di qui il coinvolgimento dell’Istituto in quattro dei competence center ad alta specializzazione riconosciuti dal Ministero dello Sviluppo economico, che puntano a tradurre i risultati della ricerca in opportunità di sviluppo e crescita”.

Cariola: “Per la lotta agli infortuni anche gli sconti per prevenzione sui premi”. Il direttore centrale Rapporto assicurativo, dopo aver definito la lotta agli infortuni sul lavoro “una questione di civiltà”, ha sottolineato i passi avanti compiuti dal sistema produttivo nell’ultimo decennio. “L’Inail – ha precisato Cariola – premia già con uno sconto sul premio assicurativo chiamato ‘oscillazione per prevenzione’ le aziende che eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli previsti dalla normativa vigente”.

Damiano: “Non esistono formule semplici per affrontare un problema complesso”. Dopo una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Alessandra Sartore, sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Susy Matrisciano, presidente della Commissione Lavoro del Senato, Tiziana Nisini, sottosegretaria al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Rossana Dettori, segretaria confederale della Cgil, e Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria, le conclusioni dei lavori sono state affidate a Cesare Damiano, consigliere di amministrazione dell’Inail, che ha esordito spiegando che “formule semplici per affrontare un problema complesso come quello della salute e sicurezza sul lavoro non esistono. L’Istituto sta già facendo molto, ma abbiamo bisogno di fare di più”.

“La transizione deve anche essere sociale”. Per Damiano è necessario “comprendere che questa transizione non può essere solo ecologica, digitale e infrastrutturale, ma deve anche essere sociale, trovando un equilibrio tra le ragioni del lavoro e le ragioni dell’impresa. Serve un’alleanza tra sindacato, imprese e istituzioni per fare prevenzione e formazione negli ambiti produttivi in cui avviene la maggioranza degli infortuni mortali”, destinando “più risorse alla prevenzione e alle prestazioni in favore degli infortunati”. La parte prevalente dei premi versati dalle imprese, infatti, “deve andare alle aziende che fanno prevenzione e ai lavoratori infortunati”.

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