INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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06/09/2021

Paralimpiadi da leggenda a Tokyo, l’Italia conquista 69 medaglie e supera il record di Seul

Trionfo per la spedizione azzurra in Giappone che porta a casa 14 ori, 29, argenti e 26 bronzi. Fra gli assistiti Inail salgono sul podio Ambra Sabatini, Martina Caironi, Monica Contrafatto, Veronika Yoko Plebani, Oney Tapia, Giovanni Achenza. Il presidente Franco Bettoni: “Orgoglioso di rappresentare oggi l’Istituto che ha contribuito alla nascita del movimento paralimpico

Giochi Paralimpici Tokyo
TOKYO – Il Paese del Sol Levante si colora d’azzurro alla fine di un’estate indimenticabile per lo sport tricolore. Record di medaglie per l’Italia alle Paralimpiadi giapponesi che si sono appena concluse. L’Italia è tra le prime 10 nazioni al mondo con più podi. Sono 69 le medaglie conquistate dagli azzurri, in undici differenti discipline, 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi. Qualche giorno fa, in un’intervista a La Repubblica, il presidente del Comitato italiano paralimpico Luca Pancalli, lo aveva auspicato: “Secondo me potremmo superare pure Seul”. E così è stato. Il trionfo di Tokyo è reso ancora più rilevante dal fatto che in Corea dove l’Italia, nel 1988, conquistò 58 medaglie erano presenti soltanto 61 Paesi e gareggiavano circa 3000 atleti, in Giappone sono arrivate 162 nazioni con 4.400 sportivi partecipanti. I campioni azzurri hanno trasmesso alla vasta platea che li ha seguiti un grande messaggio etico e soprattutto sportivo di rinascita e fiducia nella vita. L’Inail, fin dall’inizio della storia del movimento paralimpico, è accanto alle atlete e agli atleti azzurri.

Franco Bettoni: “Orgoglioso di rappresentare l’Istituto che ha contribuito alla nascita del movimento paralimpico”.  Nel congratularsi con le campionesse e i campioni azzurri per i brillanti risultati ottenuti alle Paralimpiadi, il presidente dell’Inail Franco Bettoni ha manifestato il suo orgoglio nel rappresentare l’Istituto che ha contribuito alla nascita del movimento paralimpico: “Mi sento orgoglioso di rappresentare oggi l’Istituto che ha contribuito alla nascita del movimento paralimpico grazie all’intuizione del medico dell’Inail, Antonio Maglio, che già negli anni cinquanta aveva capito il valore del connubio vincente sport/riabilitazione. L’ultimo grande regalo è stato il podio dei 100 mt interamente italiano. Le tre atlete vincitrici hanno indossato protesi progettate dal Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio, struttura di eccellenza internazionale, che quest’anno celebra i 60 anni di attività e dove ogni anno vengono realizzate circa 10.000 prestazioni protesiche a favore di invalidi del lavoro, invalidi civili e persone con disabilità provenienti anche dall’estero”. “L’Inail sostiene con determinazione la ricerca portata avanti nel Centro di Budrio - ha aggiunto Bettoni - affinché i progressi ottenuti nel campo della tecnologia delle protesi sportive continuino ad essere trasferiti a quelle di uso quotidiano, contribuendo così all’effettivo miglioramento della vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie”.

Gli assistiti Inail protagonisti, Ambra, Martina e Monica, tris di regine nei 100 metri T63. L’Inail è stato protagonista a Tokyo grazie alle atlete e agli atleti assistiti dall’Istituto che hanno partecipato con successo alle gare, molti di loro sono seguiti dal Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio. Tris di regine nel penultimo giorno di gare, l’esordiente Ambra Sabatini, alla sua prima Paralimpiade, a soli 19 anni, ha vinto la medaglia d’oro, con record del mondo a 14,11, nei 100 metri, alle sue spalle l’amica e compagna di nazionale, Martina Caironi, argento anche nel salto in lungo, al terzo posto Monica Contrafatto che si è aggiudicata la medaglia di bronzo. Nei giorni scorsi il gigante italo-cubano, Oney Tapia testimonial nel 2018, della campagna di comunicazione promossa dall’Istituto per il reinserimento lavorativo delle persone con disabilità da lavoro, si è aggiudicato due bronzi nel getto del peso e nel lancio del disco. Giovanni Achenza ha vinto il bronzo nel Paratriathlon. Bronzo anche per Veronika Yoko Plebani, terza nel Triathlon. Sesto posto per Alessandro Ossola nei 100 metri maschili, nono per Francesca Cipelli nel salto in lungo. Silvia Biasi ed Eva Ceccatelli, con la nazionale di sitting volley, si sono classificate seste.

Storie di infortunati sul lavoro diventati campioni paralimpici. Monica Contrafatto assistita dalla filiale romana del Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio, medaglia al valore dell’esercito, nel 2012 era in missione in Afghanistan quando un attentato alla base italiana in cui prestava servizio le ha provocato l’amputazione della gamba destra. Lo sport ha aiutato la velocista siciliana a superare le barriere fino alla conquista della medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Rio 2016 che ha bissato a Tokyo.

Tapia e Achenza dall’infortunio alle medaglie paralimpiche. Oney Tapia, nel 2011, ha subito un grave incidente mentre stava lavorando come giardiniere acrobatico a Lodi, l’incidente gli ha provocato la cecità. Il ragazzo venuto da Cuba, dopo un primo momento di sconforto e scoramento, grazie allo sport si è rimesso in gioco fino a raggiungere la medaglia d’argento a Rio 2016, due titoli europei e le due medaglie di bronzo in Giappone. Dopo l’infortunio sul lavoro, avvenuto nel 2003, Giovanni Achenza, capitano della nazionale di Paratriathlon, a cinquant’anni ha conquistato la medaglia paralimpica di bronzo.

Antonio Maglio e l’Inail culla delle Paralimpiadi. Il ruolo dell’Inail è stato determinante nella nascita del movimento paralimpico, come testimoniato, in un’intervista rilasciata alla trasmissione “O Anche no. Stravinco per la vita”, pochi giorni fa, su Rai 2, da Maria Stella Calà. La signora Calà ha raccontato l’impegno umano e professionale del marito Antonio Maglio, grande medico dell’Inail, inventore delle Paralimpiadi, a favore delle persone con disabilità e del ruolo fondamentale dell’Istituto nella nascita del Centro per paraplegici di Villa Marina ad Ostia alla fine degli anni Cinquanta. Nel Centro, grazie alle intuizioni di Maglio, si formarono i primi atleti in gara alle Paralimpiadi di Roma nel 1960. “Maglio – ha dichiarato Maria Stella Calà – è stato un illuminato, un po’ pazzo, capace di fare cose che nessuno aveva mai realizzato prima”. Roma 1960 detiene con 80 titoli, il record assoluto di medaglie vinte dai colori azzurri, anche se allora le discipline erano soltanto otto, oggi ne sono 22, gli atleti in gara erano 400, a Tokyo ne sono arrivati oltre 4000.

Luca Pancalli:Lo sport paralimpico regala passione, speranza, è una salvifica luce in fondo al tunnel”. Se da un lato le Paralimpiadi di Tokyo hanno sancito un grande trionfo sportivo, dall’altro hanno contribuito a fornire un’ulteriore spinta a quella silenziosa rivoluzione culturale capace di modificare la percezione comune della disabilità. “Non mi aspettavo – ha dichiarato Luca Pancalli al Corriere della Sera – l’attenzione che questa Paralimpiade ha generato, la passione del mondo dei media nei nostri confronti. Tokyo segna un salto di qualità. Vedo la giusta considerazione che questi atleti azzurri meritano, lasciando perdere pietismo e commozione. Approfittiamo dell’onda generata dai colleghi olimpici, noi in fondo siamo l’altra faccia della medaglia dello sport italiano e rappresentiamo quella resilienza che, dopo il lungo lockdown, la crisi economica e la pandemia, si richiede anche al Paese. Lo sport paralimpico regala passione, speranza, è una salvifica luce in fondo al tunnel”.

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