INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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06/03/2018

Le buone prassi di prevenzione negli allevamenti bufalini, la ricerca dell’Inail

La Direzione regionale Campania ha curato una pubblicazione disponibile gratuitamente sul sito dell’Istituto che analizza i comportamenti corretti da adottare per evitare il rischio di malattie professionali

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In carrozza o sulla pizza, sua maestà la mozzarella di bufala è una regina incontrastata della cucina nostrana. La Campania vanta oltre il 75 per cento della produzione nazionale, realizzando un fatturato medio annuo di 315 milioni di euro. Ma anche il settore bufalino ha i suoi rischi specifici per la salute e sicurezza di chi lavora nel comparto. Per questo, la Direzione regionale Campania Inail ha curato il progetto: “Il settore bufalino e la salute dei lavoratori - una ricerca sulla prevenzione delle malattie professionali”. Condotta con un metodo innovativo l’indagine ha prodotto un’accurata pubblicazione editoriale: “Sicurezza e salute sul lavoro nel settore bufalino, i rischi della stalla e della gestione degli animali”, scaricabile gratuitamente dal sito dell’Inail. Partendo da un’analisi degli allevamenti campani, gli autori suggeriscono una serie di buone prassi da adottare a fini prevenzionali.

I numeri del settore bufalino in Campania. Secondo i dati riportati nel volume, l’allevamento di bufale in Campania viene praticato soprattutto da aziende delle province di Salerno e Caserta e in misura minore a Napoli, Avellino e Benevento. In Campania sono presenti 1354 imprese con oltre 2500 capi. Dai dati Istat si evince che oltre il 90 per cento produce latte. Nel 2014, secondo i dati del consorzio di tutela, la produzione di latte di bufala ha registrato il suo record storico con un quantitativo di oltre 38 mila chili di mozzarella certificata Dop, segnando un incremento del 2 per cento rispetto all’anno precedente.

Le buone prassi negli allevamenti. Al centro del progetto che ha portato alla pubblicazione dieci schede che indicano i comportamenti corretti da osservare sul luogo di lavoro. Per ogni attività viene redatta una tabella con la descrizione delle operazioni da svolgere in base alle buone prassi. Ulteriori indicazioni vengono fornite sui rischi, i fattori che possono influenzarli, i possibili danni, le misure di prevenzione e di protezione. Ad esempio per evitare la zoonosi (malattie infettive che possono essere trasmesse dall’animale all’uomo), viene suggerita la cura dell’igiene dei lavoratori, l’uso di indumenti adeguati idonei a proteggere il corpo da contaminazioni organiche e la separazione dell’abbigliamento da lavoro da quello civile. Se al rischio zoonosi viene dedicata la prima scheda, le successive si soffermano su vari aspetti dell’attività lavorativa come: la movimentazione degli animali, la cura della stalla, della sala mungitura e del box parto. Trattazioni specifiche sono dedicate alla gestione dei tori, alla conservazione degli alimenti, alla preparazione della razione, alla sua distribuzione e alle operazioni di pulizia degli animali.

Metodi e obiettivi della ricerca svolta. Articolata su due livelli: da una parte il rischio zoonosi dall’altro un’osservazione sul campo delle condizioni di lavoro negli allevamenti, l’indagine è stata realizzata dal febbraio al dicembre 2016 su un campione di 20 imprese in larga parte delle province di Salerno e Caserta. Tra le patologie trasmissibili dall’animale all’uomo: la tubercolosi bovina e bufalina, la brucellosi (malattia infettiva che ancora oggi colpisce 500.000 persone nel mondo, tra cui anche veterinari, macellatori e allevatori), la salmonellosi.

Un progetto corale che ha coinvolto più enti. Lo studio ha impegnato nella lavorazione un ampio gruppo di enti, oltre ad Inail Direzione regionale per la Campania e Inail Contarp, hanno preso parte al progetto: l’Istituto zooprofilattico sperimentale del mezzogiorno, l’Istituto di ricerca e formazione per il mezzogiorno, l’Associazione nazionale allevatori specie bufalina, la Camera di commercio di Caserta, l’Ente bilaterale per l’agricoltura. La pubblicazione contribuisce a chiarire vari aspetti di un settore complesso come quello degli allevamenti bufalini, fornendo a chi legge informazioni capillari sulle buone prassi da adottare. Realizzata grazie al coinvolgimento di focus group e ricerche sul campo, l’indagine rappresenta un utile elemento di consultazione per tutti gli operatori del settore.

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