INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

23/02/2009

Storia dell’INAIL dalle origini ad oggi. Quando l’Italia si scoprì industriale

La nascita e lo sviluppo dell’Istituto dalla seconda metà del XIX secolo ai giorni nostri. Prima puntata: lo spopolamento delle campagne e la nascita della classe operaia sollevano il problema dell’indennizzo degli infortuni sul lavoro

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23 febbraio 2009. La nascita e lo sviluppo dell'Istituto dalla seconda metà del XIX secolo ai giorni nostri. Prima puntata: lo spopolamento delle campagne e la nascita della classe operaia sollevano il problema dell'indennizzo degli infortuni sul lavoro

ROMA - Spetta alla legge n. 80 del 17 marzo 1898 il merito di avere introdotto, per la prima volta, nel sistema legislativo italiano l'obbligatorietà dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Un provvedimento, quello emanato dal Parlamento, che rappresentò, da una parte, un punto di approdo in un momento critico dell'assetto economico-sociale del nostro Paese e, dall'altra, l'inizio di un percorso complesso e, per certi aspetti, ancora in corso. Ripercorriamo, dunque, in poche - e speriamo interessanti - tappe la storia dell'INAIL. Un modo per cogliere, da un punto di vista prospettico particolare e sempre di grande attualità, alcuni passaggi evolutivi essenziali dell'intera storia d'Italia.

La crisi dell'agricoltura. Dall'agricoltura all'industria: fu questo lo snodo determinante dell'evoluzione economico-sociale italiana a rendere ineludibile, nella seconda metà del XIX secolo, il problema degli infortuni sul lavoro. Sebbene in modo discontinuo a seconda delle diverse realtà territoriali del paese, in questa dinamica si intersecarono elementi molteplici  - dai crescenti investimenti stranieri alla riforma della politica doganale - che si "canalizzarono" in un complessivo esito finale: via via, masse di popolazione sempre più numerose abbandonarono le campagne per trasferirsi, in nome della migliore congiuntura, nei nuovi centri urbani.

I settori industriali che più beneficiarono di questo passaggio (agevolati dalle nuove tecnologie e da scelte imprenditoriali di concentrazione economica) furono soprattutto la metalmeccanica, la chimica e il tessile. Comparti dove la forza lavoro - una nascente classe operaia costretta a vivere nella mancanza delle più elementari norme di igiene e sicurezza, all'insegna di turni di lavoro massacranti e senza reali forme di regolamentazione - iniziò a sperimentare le prime forme di organizzazione politica e sindacale. Il proliferare degli infortuni, così, si affermò in breve tempo come una delle principali preoccupazioni che animarono il dibattito politico e il problema degli indennizzi venne sollevato per la prima volta in Parlamento col Regio Decreto del 29 dicembre 1869. Il provvedimento istituiva la "Commissione consultiva del lavoro e della previdenza sociale", incaricandola di definire i contenuti specifici di una futura legge in materia.

Gli indennizzi e l'assenza di leggi. Da un punto di vista giuridico quello degli indennizzi era un ambito caratterizzato da una generale deficienza dei principi del diritto e da uno stato di tutela essenzialmente labile. Secondo le originarie norme in vigore, infatti, il risarcimento del danno era possibile solo a fronte di una provata colpa del datore di lavoro nell'accadimento del fatto: cosa spesso difficile da dimostrare sia per la dinamica spesso accidentale dell'evento, sia per la ritrosia dei lavoratori a citare in giudizio chi erogava loro il salario.

A partire dal 1879 i primi disegni di legge proposti si sforzarono di realizzare, pertanto, una sorta di inversione dell'onere della prova, spostando sul datore di lavoro il compito di dimostrare l'inesistenza delle proprie responsabilità. Di pari passo si fece progressivamente largo nell'opinione pubblica la consapevolezza dell'esigenza di una legislazione complessiva di protezione del lavoratore: a partire dall'orario dei turni fino alla tutela delle donne e dei bambini. Consapevolezza che, tuttavia, da un punto di vista realmente normativo si tradusse in un nulla di fatto, dal momento che - a oltre vent'anni dalla propria istituzione -  la Commissione consultiva, malgrado volenterosi tentativi e proposte, non fu capace di dare vita a risultati tangibili.

(Continua)


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