INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Movimenti ripetuti

Le attività lavorative comportanti movimenti ripetuti degli arti superiori sono responsabili di un elevato numero di patologie a carico dei vari distretti articolari. Il numero di queste malattie, in costante crescita, costituisce buona parte delle patologie professionali registrate ogni anno da Inail. Lo svolgimento di compiti ripetitivi può inoltre comportare affaticamento, ridotta produttività e alienazione, dovuta alla monotonia di attività protratte per lunghi periodi.

Uno stato di alienazione può, a sua volta, condurre a situazioni di rischio. Questi effetti sono causati, nella maggior parte dei casi, da condizioni scadenti dal punto di vista ergonomico e possono essere considerevolmente ridotti attraverso una corretta progettazione/riprogettazione di vari aspetti dell’attività: natura del compito, organizzazione del lavoro, design della postazione e degli oggetti o utensili impiegati, forza richiesta e altri fattori.

In generale, un’attività lavorativa può essere costituita da uno o più compiti ripetitivi o non ripetitivi. I compiti ripetitivi sono caratterizzati da sequenze di azioni di durata relativamente breve, dette “cicli”, che si ripetono più volte uguali a loro stesse; le “azioni” non sono i singoli movimenti articolari, ma una serie di gesti e movimenti di uno o più distretti articolari finalizzati al compimento di un’operazione elementare.

Le operazioni comportanti movimenti ripetuti degli arti superiori possono essere di diversa tipologia: esse comprendono la movimentazione di oggetti di peso leggero effettuata ad alta frequenza e le attività in cui, pur non venendo movimentati carichi, i movimenti delle braccia vengono ripetuti spesso e talvolta per periodi di tempo molto lunghi.

Normativa

Le operazioni comportanti movimenti ripetitivi degli arti superiori, consistendo in una manipolazione ad alta frequenza di oggetti o strumenti di peso ridotto, possono essere considerate come una particolare tipologia di movimentazione manuale dei carichi.  Pertanto esse, se condotte in condizioni non ergonomiche (frequenza elevata), possono determinare l’insorgenza di patologie da sovraccarico biomeccanico.
In passato, il d.lgs. 626/1994, pur non riferendosi in modo esplicito ai movimenti ripetuti, ha affrontato la problematica della movimentazione manuale dei carichi, dedicando a tale argomento il titolo V e definendo campo di applicazione, obblighi del datore di lavoro e attività di informazione e formazione. L’allegato VI riportava gli elementi tecnici di riferimento.
Il d.p.r. n. 459 del 24 luglio 1996 (c.d. “direttiva macchine”), pur non affrontando direttamente tale problematica, faceva riferimento alle norme armonizzate. Queste ultime comprendono quelle della famiglia EN 1005 (Sicurezza del macchinario – Prestazione fisica umana) ed in particolare la UNI EN 1005-5, relativa alla movimentazione di oggetti leggeri ad alta frequenza, che detta condizioni operative finalizzate alla riduzione dei rischi connessi a tali attività nell’impiego di macchine.
Oggi la movimentazione manuale dei carichi (e quindi anche quella di carichi leggeri ad alta frequenza) è normata dal titolo VI del d.lgs. 81/2008, modificato dal d.lgs. 106/2009. Negli articoli 167-170 vengono trattati il campo di applicazione, gli obblighi e le sanzioni a carico del datore di lavoro e le questioni relative a informazione, formazione e addestramento dei lavoratori. Gli aspetti tecnici vengono approfonditi nell’allegato XXXIII del medesimo decreto.

Ultimo aggiornamento: 21/03/2018