INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Fattore umano

Nel termine “Fattore Umano” vengono ricompresi molteplici aspetti di studio.
Negli Stati Uniti il termine “Human Factor” viene utilizzato per individuare la disciplina che nel resto del mondo è nota come “Ergonomics” o Ergonomia, secondo la definizione della International Ergonomics Association:

“L’Ergonomia (o scienza del Fattore Umano) è la disciplina scientifica che studia interazioni tra essere umano e gli altri elementi di un sistema applicando teorie, principi, dati e metodi per progettare allo scopo di migliorare il benessere umano e le prestazioni del sistema.”

Il Fattore Umano si riferisce a quegli elementi quali lavoro, organizzazione, e individuo che hanno influenza sul comportamento e dunque anche conseguenze sugli obiettivi di salute e sicurezza.

L’obiettivo primario dell’approccio “Fattore Umano” è il miglioramento del livello di affidabilità dell’operatore e più in generale del sistema all’interno del quale il singolo lavoratore opera, tenendo conto della complessità di tutti gli elementi con i quali egli si deve interfacciare. Ciò implica evidentemente la tendenza a minimizzare la presenza di errori: le più dirette applicazioni connesse agli studi sul fattore umano analizzano infatti l’errore umano, inteso come squilibrio tra le componenti del sistema “uomo-macchina-ambiente” che provoca un abbassamento dell’affidabilità dell’intero sistema anche se le singole componenti mantengono elevata affidabilità.

Per una corretta analisi di uno - o più - dei molteplici aspetti che caratterizzano un’Organizzazione, come ad esempio un’azienda, occorrerà dunque innanzitutto studiare l’Organizzazione nel suo complesso, quindi addentrarsi nell’insieme di relazioni che legano gli elementi, ovvero i materiali, le regole, le persone, che la costituiscono, per passare infine alla gestione dei “modi di essere ed agire” dei gruppi sociali di individui (comportamenti e aspetti psicosociali).

Allegati

Stress lavoro correlato

Il concetto di stress lavoro correlato è stato ufficialmente inserito nell’ambito della tutela della salute e sicurezza sul lavoro a livello comunitario con la ratificazione dell’Accordo europeo sullo stress sul lavoro del 08/10/2004, siglato da CES – UNICE – UEAPME e recepito in Italia il 09/06/2008 da parte delle associazioni datoriali e organizzazioni sindacali. L’Accordo del 2008 è stato introdotto nell’art. 28 del d.lgs. 81/08 come riferimento principale per la valutazione del rischio da stress lavoro correlato.

Le diverse realtà produttive ed in generale lavorative del Paese che si trovano ad affrontare il tema della valutazione dello stress lavoro-correlato sono innanzitutto chiamate ad effettuare un’analisi interna sulle dinamiche organizzative e comunicative esistenti in azienda, allo scopo di far emergere le reali esigenze di intervento e agire su meccanismi che potenzialmente potrebbero innescare o facilitare l’insorgere di situazioni a rischio.
Vanno inoltre ricordate le campagne dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA): la prima campagna sullo stress lavoro-correlato è stata realizzata nel 2002, in previsione dell’accordo europeo del 2004, su un argomento complesso ma di sicuro emergente. EU-OSHA ha riproposto lo stesso tema nell’edizione della campagna 2014-2015: “Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro-correlato”, proponendosi di sensibilizzare sul problema crescente dello stress lavoro correlato e dei rischi psicosociali, promuovendo azioni e incoraggiando l’uso di strumenti semplici e pratici per la loro gestione, con vantaggi sia in termini di crescita aziendale che di benessere dei lavoratori.

Ultimo aggiornamento: 31/05/2019