INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Valutazione del rischio

La valutazione del rischio di esposizione ad agenti cancerogeni e/o mutageni spetta al datore di lavoro che deve prima applicare in ordine gerarchico e per quanto tecnicamente possibile, le seguenti misure (articolo 235 del d.lgs. 81/2008):
 
  • eliminare o sostituire l’agente cancerogeno o mutageno
  • utilizzare un sistema chiuso
  • ridurre il livello di esposizione dei lavoratori al più basso valore tecnicamente possibile e comunque non superiore al valore limite di esposizione (Allegato XLIII del d. lgs. 81/2008).
Quando si effettua la valutazione?
PRIMA dell’inizio dell’attività lavorativa, in occasione di MODIFICHE SIGNIFICATIVE nel ciclo produttivo e comunque OGNI 3 ANNI.

Come si effettua la valutazione?
Occorre considerare e stimare:
  • le caratteristiche delle lavorazioni, loro durata e frequenza
  • i quantitativi di agenti cancerogeni/mutageni prodotti o utilizzati e la loro concentrazione
  • le diverse e possibili vie di assorbimento, compresa quella cutanea.
Per gli agenti cancerogeni e mutageni la valutazione del rischio deve essere molto attenta ed approfondita.

La valutazione del rischio di esposizione professionale dei lavoratori deve permettere la loro classificazione in:
  • lavoratori potenzialmente esposti: il valore di esposizione ad agenti cancerogeni e/o mutageni risulta superiore a quello della popolazione generale, solo per eventi imprevedibili e non sistematici
  • lavoratori esposti: il valore di esposizione ad agenti cancerogeni e/o mutageni potrebbe risultare superiore a quello della popolazione generale.
La conoscenza dei valori di riferimento è importante nel definire il limite inferiore cui si deve tendere quando si propongono misure preventive in un luogo di lavoro, e diventa fondamentale nel caso di sostanze per le quali non è scientificamente sempre corretto definire un valore soglia di tossicità, quali sostanze teratogene, mutagene o cancerogene. Nel caso di lavoratori che utilizzano sostanze a tossicità non nota, il lavoro non deve comportare alcun rischio aggiuntivo rispetto a quello derivante dall’esposizione ambientale e dalle abitudini di vita.
 
I risultati della valutazione del rischio devono essere riportati nel Documento di valutazione dei rischi (Dvr).

Cosa si riporta nel Dvr?
Nel Dvr devono essere riportate almeno le seguenti informazioni:
  • elenco delle attività lavorative che comportano la presenza di sostanze o preparati cancerogeni o mutageni con l'indicazione dei motivi per i quali sono impiegati
  • quantitativi di sostanze ovvero preparati cancerogeni o mutageni prodotti, utilizzati, o presenti come impurità o sottoprodotti
  • numero dei lavoratori esposti ovvero potenzialmente esposti
  • stima dell'esposizione dei suddetti lavoratori
  • misure preventive e protettive applicate e tipo di dispositivi di protezione individuale utilizzati
  • indagini svolte mirate alla possibile sostituzione degli agenti cancerogeni con indicazione delle sostanze e preparati eventualmente utilizzati come sostituti.

Monitoraggi

Quando i lavoratori vengono esposti ad agenti cancerogeni o mutageni, anche piccole concentrazioni possano risultare dannose a causa della natura probabilistica degli effetti biologici. La scienza medica, infatti, non individua un livello di soglia “sicuro” al di sotto del quale il rischio di contrarre il tumore sia nullo.

La misura delle concentrazioni in aria di tali sostanze deve quindi tenere conto del fatto che ogni metodo analitico presenta un valore (Loq limit of quantification) al di sotto del quale non è possibile affermare con sicurezza se una sostanza sia o no presente e in che concentrazione.
Nel caso di esposizione inalatoria la norma Uni 689 (Atmosfera nell’ambiente di lavoro. Guida alla valutazione dell’esposizione per inalazione a composti chimici ai fini del confronto con i valori limite e strategia di misurazione), definisce i criteri di campionamento.
Invece, la valutazione dell’esposizione cutanea presenta, sia per l’esecuzione che per l’interpretazione dei dati, difficoltà maggiori della precedente, infatti, non sono ancora diffusi i metodi di campionamento e analisi dell’esposizione cutanea; e non sono disponibili valori limite di esposizione cutanea con i quali poter confrontare le valutazioni effettuate (Doel – Dermal Occupational Exposure Limits).

Oltre ai metodi chimico-fisici per la misura degli agenti cancerogeni o mutageni trova una crescente applicazione l’uso di indicatori biologici (Ib) per la valutazione dell’esposizione a rischio. La contemporanea rilevazione degli indicatori biologici di esposizione e delle concentrazioni ambientali potenzia la possibilità di effettuare una corretta valutazione dell’esposizione ed è pertanto la via preferenziale da seguire per la valutazione degli agenti cancerogeni e mutageni soprattutto alle basse dosi.

Gli IB possono essere classificati in base a diversi criteri, tra cui:
  • matrice biologica in cui vengono analizzati (urine, sangue, ecc.)
  • organo o tessuto in cui hanno origine o che li ha prodotti (renale, epatico, ecc.)
  • caratteristiche chimico-fisiche (volatili, liposolubili, ecc.)
  • significato tossicologico che viene loro attribuito.
 
In base a quest’ultimo criterio si differenziano in:
  • Indicatori di esposizione
  • Indicatori di effetto (o risposta)
  • Indicatori di suscettibilità.
 
Indicatori biologici di esposizione

Gli indicatori biologici di esposizione sono riconducibili ad indicatori di dose interna (sostanze tal quali o loro metaboliti nei liquidi biologici) e indicatori di dose biologicamente efficace. L’uso di indicatori biologici di dose interna offre vantaggi rispetto al monitoraggio ambientale nella valutazione dell’esposizione correlando le esposizioni ambientali con le quantità effettivamente assorbite dall’organismo per qualunque via d’introduzione.
 
Indicatori biologici di effetto
Gli indicatori biologici di effetto sono basati sull’identificazione e sulla misura delle modifiche biologiche che si producono sul tessuto bersaglio; sono indicatori biologici di effetto le aberrazioni cromosomiche e i test su mutazioni genetiche nelle cellule somatiche.
 
Indicatori di suscettibilità
Gli indicatori di suscettibilità indicano una intrinseca o acquisita diminuzione della capacità di un organismo di rispondere ai possibili effetti conseguenti l’esposizione ad un determinato xenobiotico.
 
Gli indicatori di esposizione rappresentano la categoria di indicatori biologici più diffusa. Gli indicatori di risposta hanno il vantaggio della specificità per il composto o classe di composti testato, e la possibilità di effettuare un confronto con i limiti di esposizione professionale esistenti.

Ultimo aggiornamento: 18/11/2013