INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Lavoro accessorio

Il lavoro accessorio, introdotto dall’art. 4 comma 1 lettera d) della legge 30/2003 e poi disciplinato dagli artt. 70 e ss. del decreto legislativo 276/2003 e s.m.i., consiste in attività lavorative non riconducibili a rapporti di lavoro dipendente o di lavoro autonomo, retribuite con compensi non superiori ad un determinato importo e pagati tramite voucher (buoni lavoro).

Le recenti modifiche legislative in materia hanno semplificato il ricorso a tale tipologia lavorativa, ampliandone l’ambito di applicazione, anche con l’obiettivo di ricondurre nella legalità attività prestate “in nero” e garantendo al lavoratore la tutela previdenziale e assicurativa.
Si è, così, assistito ad una progressiva estensione ai più diversi settori e, in particolare, a quello agricolo, commerciale, turistico, dei servizi nonché nella Pubblica Amministrazione, purché, in quest’ultimo caso, siano rispettati i vincoli previsti dalla normativa in materia di contenimento delle spese di personale, e se previsto, il patto di stabilità interno.

La riscossione dei contributi previdenziali e assicurativi è gestita da Inps che periodicamente provvede a rendicontare l’attività ad Inail e a riversare la quota relativa alla contribuzione assicurativa.

Dal 25 giugno 2015 le prestazioni di lavoro accessorio, con riferimento alla totalità dei committenti, non possono comportare compensi superiori a 7.000 euro nel corso dell’anno civile.

Il lavoro accessorio può essere svolto a favore di ciascun singolo committente imprenditore o professionista, per compensi non superiori a 2.000 euro nell’anno civile.

I percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito possono svolgere il lavoro accessorio in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 3.000 euro di compenso nell’anno civile.

Le nuove disposizioni (decreto legislativo 185/2016 che integra e modifica il Codice dei contratti di cui al decreto legislativo 81/2015) introducono una maggiore tracciabilità dei voucher ed una specifica disciplina sanzionatoria per ogni rapporto di lavoro non comunicato.

Fermo restando l’obbligo di effettuare la dichiarazione di inizio attività nei confronti dell’Inps, esclusivamente in modalità telematica, qualunque sia il canale di acquisizione dei voucher, il committente imprenditore o professionista dovrà inviare, entro 60 minuti prima dell’inizio della prestazione di lavoro, una e-mail alla competente Direzione del lavoro, agli indirizzi di posta elettronica creati ed appositamente indicati nell’allegato alla Circolare dell’Ispettorato nazionale del lavoro 1/2016, indicando i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione. Disposizioni speciali trovano applicazione nel Settore agricolo.

Ultimo aggiornamento: 28/01/2016