INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Istruzione operativa del 19 febbraio 2013

Prescrizione del diritto alle quote integrative

Direzione Centrale Prestazioni
Ufficio I

Prot. INAIL.60002.19/02/2013.0001694

ALLE UNITA' TERRITORIALI
ALLE UNITA' DEL SETTORE NAVIGAZIONE

Oggetto: Prescrizione del diritto alle quote integrative

Con riferimento all'argomento in oggetto, sono stati posti a questa Direzione alcuni quesiti relativi all'applicabilità dei termini prescrizionali di cui all'art. 112 t.u. alle quote integrative della rendita.

Preliminarmente, appare opportuno premettere che, come noto, le quote integrative di cui all'art.77 t.u., sono parte integrante della rendita liquidata all'assicurato e sono corrisposte per il coniuge e i figli indipendentemente dalla data in cui si verifica il fatto costitutivo del diritto (data di nascita e/o di matrimonio)1.

Ciò premesso, si fa presente che, come si desume anche dall'interpretazione fornita in merito dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale2, l'art.112 t.u., ai sensi del quale l'azione per conseguire le prestazioni si prescrive nel termine di tre anni, costituisce lex specialis, derogatoria della generale disciplina codicistica e, in quanto tale, non suscettibile di applicazione analogica.

La lettura costituzionalmente orientata dell'art.112 t.u. impone, dunque, di ritenere che il termine di prescrizione triennale ivi previsto si applichi esclusivamente alle prestazioni il cui riconoscimento presuppone il tempestivo accertamento degli elementi costitutivi delle medesime prestazioni3.

Da ciò discende che le differenze dei ratei di rendita, derivanti dal riconoscimento del diritto alle quote integrative, non essendo necessario l'accertamento del diritto stipite, non soggiacciono al termine di prescrizione triennale, bensì a quello quinquennale previsto dall'art. 2948 c.c..

Per ragioni di completezza, si rammenta infine che, come ribadito dalla più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione4, la prescrizione del diritto unitario alla rendita è quella ordinaria decennale.

Dal quadro normativo sopra richiamato, si desume, in definitiva, che l'art.112 t.u. non è applicabile al diritto alle quote integrative. Infatti, mentre nelle ipotesi di rendita già costituita e mai riscossa dal beneficiario si applica, sia per la rendita sia per le quote che ad essa accedono, l'ordinario termine di prescrizione decennale, nelle fattispecie in cui i singoli ratei di rendita siano già stati corrisposti, si applica, anche alle quote integrative, il termine di prescrizione quinquennale applicabile ai singoli ratei di rendita.

Tutto ciò considerato, si raccomanda di seguire, per l'istruttoria dei casi relativi all'argomento in oggetto, le disposizioni contenute nella presente nota.

 

IL DIRETTORE CENTRALE
f.to dott. Luigi SORRENTINI

   

Note:

1- Sul punto, anche la giurisprudenza (Cfr Cass. nn.770/78; 4238/78;582/78;1035/80;23562/2008) ha affermato che "[...] il t.u. n.1124/65, art.77, u.c. qualifica le quote predette come parte integrante della rendita liquidata all'infortunato; esse sono dunque riferite per tutta la durata della rendita alla composizione della famiglia dell'infortunato stesso, seguono le variazioni della rendita e cessano in ogni caso con questa, qualora non siano cessate prima per il decesso della persona per la quale furono costituite o per il raggiungimento dell'età massima per i figli. Se ne deduce che il diritto del lavoratore a percepire la quota integrativa della rendita per i familiari a carico sussiste, anche in questo caso, se i figli sono divenuti inabili posteriormente al verificarsi dell'evento lesivo".

2- Cfr. sent. Corte Costituzionale n.297/1999 nella quale è stato affermato che "l'esistenza di un termine di prescrizione del diritto alla rendita risponde a due innegabili esigenze: l'una, pubblicistica, di pronto accertamento dei fatti (in considerazione anche della necessaria indagine sul nesso eziologico) e, l'altra, privatistica, di rapido conseguimento della prestazione da parte dell'avente diritto.

3- Cfr Cass.n. 26238/2009 in cui la S.C. ha affermato il seguente principio di diritto: "il termine "prestazione" impiegato nell'art.112 t.u. va inteso in senso restrittivo, non come sinonimo di qualsiasi prestazione monetaria o assistenziale da parte dell'Istituto assicuratore, ma come prestazione richiedente l'accertamento del diritto stipite, per il quale rilevi l'accertamento della inabilità, della data dell'infortunio o di quello della manifestazione della malattia professionale, delle sue modalità e del relativo nesso causale".

4- Cfr cass. n.1338/2012

Ultimo aggiornamento: 23/05/2013

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