INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Protezione del corpo

Gli indumenti di protezione per il rischio biologico proteggono la cute e prevengono la contaminazione degli abiti durante le procedure invasive, le pratiche assistenziali e di laboratorio che possono provocare contatto con sangue, liquidi biologici, secrezioni o escrezioni.
Come per le maschere filtranti per la protezione delle vie aeree, anche per gli indumenti è necessario distinguere tra dispositivi di protezione (DPI) e dispositivi medici, le due categorie di dispositivo, infatti, fanno riferimento a specifiche e distinte norme tecniche, sono conformi a requisiti prestazionali differenti e sono utilizzati con uno “scopo” diverso. I DPI prevengono il contatto diretto con agenti biologici pericolosi e proteggono l’utilizzatore dalle infezioni, mentre i dispositivi medici hanno l’obiettivo di proteggere il paziente, l’ambiente e la strumentazione dal rischio di cross-contaminazione o di contaminazione da parte dell’operatore. I dispositivi che proteggono sia l’operatore che il paziente e/o l’ambiente e l’attrezzatura devono essere prodotti e testati in conformità alle normative di riferimento di entrambe le categorie.
Gli indumenti di protezione per il corpo devono essere conformi a specifici requisiti prestazionali dei materiali, degli assemblaggi e delle cuciture (indicati nella UNI EN 14325) e alla più generale UNI EN 13688 per quanto riguarda ergonomia, innocuità dei materiali, taglie, invecchiamento, compatibilità, marcatura e le informazioni che devono essere obbligatoriamente fornite dal fabbricante.
Per le prestazioni dei materiali utilizzati per gli indumenti di protezione dal rischio biologico, la norma tecnica di riferimento è la UNI EN 14126 nella quale sono specificati i requisiti e i metodi di prova per gli indumenti di protezione riutilizzabili e di uso limitato che forniscono protezione contro gli agenti infettivi. Tale norma non tratta gli indumenti utilizzati in sala operatoria e i teli chirurgici che sono dispositivi medici.
La UNI EN 14126 prevede la classificazione degli indumenti rispetto alla resistenza offerta dal tessuto alla penetrazione di agenti infettivi per le diverse modalità di trasmissione, nello specifico classifica la:

  • resistenza alla penetrazione di liquidi contaminati sotto pressione idrostatica
  • resistenza alla penetrazione degli agenti infettivi dovuta al contatto meccanico con sostanze contenenti liquidi contaminati
  • resistenza alla penetrazione di aerosol liquidi contaminati
  • resistenza alla penetrazione di particelle solide contaminate
La norma tecnica non fornisce un valore soglia di protezione al di sopra del quale l’indumento è considerato conforme ma, per ciascun requisito, indica da un minimo di 3 a un massimo di 6 livelli di prestazione, definiti sulla base del superamento di batterie di test condotti in condizioni sempre più stressanti o per tempi di esposizione più lunghi.
Gli indumenti di protezione dagli agenti biologici, quindi, dovrebbero riportare oltre all’indicazione di conformità alla UNI EN 14126 anche la classificazione, per ciascun requisito, nel livello di prestazione più elevato che sono in grado di offrire. 
Data l‘elevata variabilità degli agenti biologici pericolosi (batteri, virus, funghi) è fondamentale individuare il livello di prestazione minimo idoneo a proteggere il lavoratore dall’esposizione sulla base della valutazione dei rischi, tenuto conto delle possibili vie di trasmissione e delle modalità di contatto.
 

Ultimo aggiornamento: 09/11/2022