INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Comparto edile

Per il contenuto di SLC proprio di molti dei materiali utilizzati e/o lavorati (cemento, ghiaia, sabbia, laterizi, calcestruzzo, piastrelle, malte, intonaci, ecc.), il rischio di inalazione di polveri silicotigene può interessare numerose fasi operative svolte in edilizia. Nonostante ciò, si ritiene normalmente che tale sia residuale o inesistente, forse a causa dell’intrinseca pericolosità dei cantieri che sposta l’attenzione mediatica su problematiche per lo più di tipo infortunistico L’esposizione interessa contesti tecnologici e operativi diversi, come ad esempio la realizzazione di cantieri di costruzione o di ristrutturazione degli edifici, l’esecuzione di infrastrutture stradali e gallerie, le operazioni di movimento terra o la produzione di calcestruzzo, per citarne alcune.


L’esposizione, oltre che al contenuto di silice libera cristallina nei materiali utilizzati, dipende da una serie di fattori quali:

  • le modalità operative con le quali vengono effettuate le varie fasi operative
  • la durata e la frequenza delle operazioni realizzate
  • la messa in atto di efficaci sistemi di controllo e/o abbattimento delle polveri.

Tra tutte le operazioni di cantiere, la sabbiatura, il taglio, la perforazione o la pulizia a secco delle superfici, sono quelle maggiormente a rischio silicosi, perché generalmente associate a elevati livelli di polverosità che spesso si traducono in livelli di concentrazione di SLC aerodispersa ben al di sopra dei valori limite, anche se i materiali lavorati contengono bassi tenori di SLC.

Ultimo aggiornamento: 09/05/2014